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2061 - UN ANNO ECCEZIONALE

di Carlo Vanzina

Sceneggiatura: Carlo ed Enrico Vanzina, Diego Abatantuono
Fotografia: Claudio Zamarion
Montaggio: Raimondo Crociani
Scenografia: Luca Merlini
Costumi: Nicoletta Ercole
Interpreti: Diego Abatantuono, Emilio Solfrizzi, Sabrina Impacciatore, Dino Abbrescia, Andrea Osvart
Produzione: Rai Cinema e International Video 80
Distribuzione: 01 Distribution
Nazionalità ed anno: Italia, 2007
Durata: 100'
Data di uscita: 26 ottobre 2007     
Sito ufficiale

2061 - UN ANNO ECCEZIONALE
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Diego Abatantuono deve avere una gran nostalgia di Attila flagello di Dio. Così tanta nostalgia da scrivere, con i Vanzina, questo 2061 - Un anno eccezionale che guarda non poco al cult di Castellano e Pipolo. E così, ecco di nuovo Abatantuono alla testa di un manipolo di improbabili personaggi, questa volta con la missione di rifare l'Italia. Siamo infatti nel 2061 e la penisola come la conosciamo oggi non esiste più: è di nuovo frammentata negli stati di risorgimentale memoria, anche se gli acuti sceneggiatori hanno trovato il modo di rendere il tutto più moderno.
Il regno delle due Sicilie è così diventato un sultanato, dopo essere stato invaso dagli africani (che sono notoriamente brutti, sporchi, cattivi e pure barbari); la Toscana è divisa tra due fazioni in lotta, i Della Valle e i Cecchi Gori (con allegate Brigate Batistuta); l'Emilia Romagna è uno stato comunista (sventola la bandiera rossa della Falce e Mortadella) mentre la Repubblica Longobarda è difesa da un muro altissimo e da paurosi robocop ipermoderni. Inutile dire che i caratteri locali sono quantomeno accentuati, o meglio, come ci viene detto dal press book "ogni regione viene descritta in chiave satirica estremizzandone i caratteri più tipici". Ne viene fuori un misto di razzismo, luoghi comuni, banalità degne dell'italietta più gretta e meschina.
Le battute, come si può immaginare, sono fini e di alto livello: si passa da un "Mal comune ed in mezzo Claudio" a "Bando alle pance", passando naturalmente per volgarità di vario genere. Il citazionismo fuori luogo è diffuso: si trovano riferimenti a Fahrenheit 451 di Truffaut e soprattutto a L'armata Brancaleone, solo per citarne due. Eppure, la riflessione sulle crisi energetiche ed ambientali, sul tetro futuro che ci aspetta era un buon spunto da cui partire, ma naturalmente siamo di nuovo di fronte al solito prodotto commercial popolare dei Vanzina.  
Il product placement, nonostante il film sia ambientato tra 54 anni, è uno dei protagonisti, con pataccate enormi messe lì tra una rovina e l'altra, tra macchine abbandonate sulla Salerno-Reggio Calabria e situazioni protomediovali.
Per finire una nota sugli attori: Abatantuono cerca di tornare ai vecchi fasti, al personaggio che lo ha reso celebre, ma non è neppure l'ombra di se stesso e non si capisce come mai si abbassi a queste operazioni; un cammeo di Placido è ormai immancabile in ogni film italiano di grande distribuzione, mentre la Impacciatore sarebbe anche brava ma gli sceneggiatori le mettono in bocca davvero di tutto; Ceccherini e Paci di nuovo insieme non fanno ridere neppure un momento. Il resto (compreso un tristemente spaesato Emilio Solfrizzi) è una carrellata di personaggi televisivi con una sorpresa che fin dall'inizio stona in maniera particolare: Jonathan del Grande Fratello, di cui molti probabilmente si erano già dimenticati.
Insomma, niente di nuovo: banalità, volgarità, noia totale e riferimenti alti per un film bassissimo.

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