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MUSICA, CONTESTAZIONE, LIBERO AMORE
Across the universe (Premiere): divertissement nostalgico, "quasi" musical.
Across the universe è un film particolarissimo, un unicum nella produzione cinematografica contemporanea. La talentuosissima regista Julie Taymor, dopo i visionari Titus e Frida, costruisce un suo personalissimo musical. Un ibrido tra commedia sentimentale, film musicale a metà strada tra Grease e Hair, esperienza onirica e tributo al quartetto di Liverpool. Non tutto riesce alla perfezione però, e il film sbanda a più riprese.
Jude lascia la natia Liverpool per cercare fortuna negli Stati Uniti, dove sa che vive il padre che non ha mai conosciuto. Arrivato a New York, conosce Lucy, giovane e bella, e se ne innamora perdutamente, ricambiato. Il Vietnam, la contestazione e l'impegno politico minano però il loro rapporto, spingendo Jude a ritornare in Inghilterra. Ma il sentimento per Lucy è troppo forte, e il ragazzo sbarca di nuovo nella grande mela, tentando di riconquistarla...
Il film racconta della storia di questo grande amore (anche se non mancano diverse sottotrame ad integrare una vicenda non così lineare come potrebbe apparire) mediata attraverso l'utilizzo funzionale di numerosissimi brani dei Beatles, cantati in scena dagli attori stessi.
L'impianto generale da commedia sentimentale, viene dunque contaminato da i numerosissimi inserti musicali, che diventano alla lunga preponderanti, e viene filtrato attraverso la particolarissima mano della regista, che mescola a più riprese le carte in tavola, concedendosi la libertà di sfogare il proprio estro in determinate sequenze, che contribuiscono a 'colorare' ulteriormente una pellicola di per sé già frizzante.
L'unico, e non indifferente, vero motivo d'interesse del film è però questa riscoperta dei Beatles, che vengono ricalati nel contesto, quello della seconda metà degli anni '60, in cui sono sbocciati e fioriti. Perché per il resto il film presta il fianco al già visto. Non è una storia necessaria, al contrario, sembra assolutamente fuori tempo massimo. A cosa serve oggi l'ennesima pellicola musicale sulle grandi contestazioni all'amministrazione Johnson, sulla celebrazione del (libero) amore, di una certa emancipazione della mentalità operaia? In questo Across the universe si dimostra un po' ruffiano, utilizzando stilemi arcinoti per provocare facili reazioni, sentimenti a buon mercato. Vale una visione solo il gusto della particolare sensibilità visiva della regista, e la riscoperta emozionante dell'attualità di moltissimi testi beatlesiani.
Un divertissement gradevole per una serata spensierata, che provocherà una qualche nostalgia agli appassionati del genere, ma che coinvolgerà in qualche modo anche gli spettatori più smaliziati, anche se non lascia però, in definitiva, una grande impronta negli occhi di chi lo guarda.


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