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LE NOTE EMOZIONALI DEI SIGUR RÓS PRENDONO FORMA

Nella sezione EXTRA di Mario Sesti, ritenuta da molti il luogo più interessante della Festa di Roma di quest'anno, approdano i Sigur Rós con il film tratto dal loro tour in Islanda dal regista canadese Dean Deblois

LE NOTE EMOZIONALI DEI SIGUR RÓS PRENDONO FORMA

L'anno scorso è stata la volta di Takk... nell'empireo delle uscite discografiche. L'anno scorso un nuovo gioiello nella produzione artistica della fino a poco tempo fa sconosciuta e di nicchia band islandese dei Sigur Rós ha lasciato un segno indelebile nella corteccia emozionale degli appassionati e di coloro che non sono potuti rimanere indifferenti di fronte a scariche di bellezza e di aperture siderali.
Il mondo ha scoperto i Sigur Rós e i paesaggi che li ispiravano chiudendo gli occhi e lasciandosi trasportare dalle onde che conducevano in paesaggi magici e incontaminati. Ora è arrivato Dean Deblois, regista che annovera tra le sue perle la sceneggiatura e regia di Lilo and Stich marchiato Disney, origini canadesi e aspetto bonario, a dare forma in immagini ai paesaggi fatati. Nell'ora e mezzo di film si ripercorre la tournée in Islanda che ha concluso quella mondiale di Takk... Heima (Homeland), questo il titolo del documento visivo, che vuol proprio dire Terra d'origine, Casa. Si scopre dalle interviste che i nostri artisti sentivano forte la necessità di ritornare in patria dopo aver attraversato il pianeta trionfalmente, per scoprire le reazioni di un popolo, il loro, dalle tradizioni così differenti dalle altre e dai gusti così difficili. Una prova con se stessi, derivata dall'esigenza di riappropriarsi di quei luoghi tanto complici e ispiratori delle loro orchestrazioni. Quadro dopo quadro la mano gentile di una donna segna su dei fogli di pergamena con della pittura nera i luoghi che hanno accolto la band, disposta a svolgere concerti gratuitamente nei luoghi più disparati, da fabbriche dismesse a piccoli caseggiati forniti di minuscoli palchi di fronte a una platea composta di famiglie con bambini biondi dagli occhi grandi e sorpresi; ad alture nei pressi di dighe con l'intento politico di sensibilizzare e fermare la costruzione di dighe con la conseguente inondazione dei luoghi sottostanti per produrre energia elettrica. Con scariche di strumenti amplificati, in acustica in mezzo alla natura, in studio, le strumentazioni ad arco, piano, xilofoni nati da pezzi di corteccia e sassi, voci ultraterrene, ti accompagnano in uno spazio altro. A partire da Glósóli da Takk... toccando molti pezzi dell'album e del passato, le note crescono unite a immagini della band in concerto, con gli sguardi degli spettatori, la natura che scorre, per terminare con il bombardamento di colori del concerto conclusivo a Reykjavik, capitale d'Islanda. Dall'incontro finale del regista con il pubblico, gli Sigur Rós presenti, risulta che non si voleva fare il solito rockumentary. E si è cercato invece un mix evocativo e sincero. Peccato che ecceda in didascalismi e sottolineature evitabili. I Sigur Rós ne escono fuori come persone sensibili e genuine, marziani per i nostri tempi colmi di cemento anche nei sentimenti. Come lo sono stati di fronte alle domande degli astanti, mostrando la loro simpatia e freschezza. Al contrario di quanto è stata la platea, esemplare di quanto sfortunatamente è finora questa kermesse: approssimativa e gonfiata.

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