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CHACUN SON CINEMA, UN ASSAGGIO DI CINEMA NEL TERZO MILLENNIO

CHACUN SON CINEMA, UN ASSAGGIO DI CINEMA NEL TERZO MILLENNIO

Vuota, disertata, distrutta, abbandonata, fastidiosa, malfunzionante, isolata, inutilizzata, inesistente. Ma anche luogo di ricordi, nostalgie, speranze, omaggi, incontri romantici e sessuali. Questa è la sala cinematografica per i 35 autori (tra cui due coppie di fratelli) più uno (il corto di Lynch comparirà solo nel dvd) interpellati da Gilles Jacob sulla loro concezione della stessa in occasione dei 60 anni del Festival de Cannes e presentata di rimbalzo alla seconda edizione della festa del cinema di Roma.
Quello che nasceva per una celebrazione, diventa dunque un eccezionale pagina di cinema sullo statuto del cinema contemporaneo e del suo rapporto con il uso mezzo di fruizione, per l'appunto la sala cinematografica. Montato da Jacob per consonanze e dissonanze tra i vari segmenti, Chacun son cinema - ou Ce petit coup au coeur quand la lumière s'éteint et que le film commence è un vero e proprio film che dispensa emozioni forti, vere, puramente cinematografiche, ma che al tempo stesso è capace di indagare su se stesso, sul proprio linguaggio, sul proprio statuto presente e futuro. Così il commovente Anna di Alejandro Gonzàlez Inarritu è anche uno straordinario lavoro sulla sottrazione della visione (la cecità della protagonista) e nel porsi all'incrocio tra finzionale e fattuale (la musica di Alphaville di Godard che riprende fuori dal cinema durante l'abbraccio tra i protagonisti, salvo poi fermarsi di colpo alla risposta alla domanda: "è in bianco e nero?" "No, a colori"). L'omaggio a Mastroianni e ad Antonioni del segmento di Anghelopoulos è in realtà un folgorante palesarsi del rapporto tra cinema, narrazione e durata. Wim Wenders lavora sull'irruzione del fuoricampo nel finzionale con uno straordinaria operazione intermediale (l'uso del nighshoot vison all'interno del cinema approntato dal villaggio congolese appena arrivata la pace: vedono un film di guerra). Straordinaria riflessione sul cinema come evasione nel segmento di Kaurismaki, dove i lavoratori di una fabbrica vanno al cinema a vedere il celebre L'uscita dei lavoratori dagli stabilimenti Lumiere.
Punta tutto sull'emotivo il dolce corto dei fratelli Dardenne. Ambiguo e ironico, a metà tra l'amore per il cinema e l'amore per lo stesso sesso è World Cinema, dei fratelli Coen. Nanni Moretti si pone dalla parte dello spettatore in un mix di surreale, malinconia, nostalgia e straordinaria ironia. Michael Cimino è altrettanto ironico sulla figura del regista/autore e delle sue scelte "artistiche". È invece ironia nera quella che tinge l'inquietante corto di David Cronenberg, At the suicide of the last Jew in the world in the last cinema of the world,una pessimistica previsione sul futuro del cinema (ma al tempo stesso una sua forte autoaffermazione), sostituito da non ben identificate telecamere biologiche, che nonostante le promesse non riescono a seguire fino all'ultimo il suicidio, perché in qualche modo il cinema ha deciso così, imponendo il nero. Lavora sul visibile che è allo stesso tempo vedente Egoyan con il complesso Artaud double Bill. È in un gioco di inquadrature sovraimpresse che si consuma la tragedia sempre uguale nel tempo (dall'olocausto ad oggi) del cinema di Haifa, bombardato durante la proiezione provocando una carneficina nel terrificante segmento di Amos Gitai. Omaggio, nostalgia, autobiografismo, speranze, ringraziamenti nei bei corti di Kiarostami, Chahine, Lelouch. Svicola dal tema (ma è solo un'apparenza) il sempreverde Oliveira rievocando tramite il cinema l'impossibile (e divertentissimo) incontro tra Il Papa e Kruschev (ma intanto si è passati dalla realtà del corto iniziale ambientato nella sala al film proiettato che diventa - grazie al tutto schermo - il corto stesso - tant'è che i titoli di coda sono inseriti nel suo contesto filmico e non in quello originario). Lavora ancora sulla sottrazione alla visione e sulla durata il surreale e delirante segmento di Ruiz, mentre è ancora sulla cecità e del suo rapporto con il cinema (vedere un film non vuol dire vederlo con gli occhi, anche se muto, o a schermo bianco) Chen Kaige. Per Zhang  Yimou la sala cinematografica, e quindi il cinema, è l'attesa per la visione del film: normale quindi che appena arrivi il tanto atteso momento il bambino protagonista dorma. Onirici e sensuali i segmenti di Wong Kar Wai e Tsai Ming-Liang. È un tripudio ironico-gore la vendetta a suon di martellate di Lars Von Trier contro i disturbatori irriducibili della visione del film. Provocatori, irriverente e sempre caustico è il segmento di Roman Polanski. È invece dedicato al cinema il primo bacio di Gus Van Sant in un bel gioco intermediale, e simbolo dell'amore per il cinema. Esilarante e metacinematografico il corto di Elia Suleiman, mentre irriverente e delirante quello di Jane Campion, The Lady Bug. Il cinema come orgasmo è invece In the dark di Andrei Konchalovsky, dove il buio della sala è il trait d'union tra Fellini e l'atto sessuale e passionale della coppietta. Sulla forza di coesione si gioca il bel corto a equivoco di Billie August, mentre è un gioco oltrennarrativo sull'identità quello proposto da Assayas. La sala cinematografica di Salles è invece solo una facciata davanti la quale improvvisare una canzone delirante su Cannes, salvo poi scoprire che ci si è stati solo su internet. È invece un cinema abbandonato dove, come se volesse eseguire il suo compito anche in quello stato, si proietta improvvisamente un film quello mostrato da Hou Hsiao - Hsien. Il rito collettivo del cinema all'aperto è al centro del corto di Depardon. È invece un mix di (auto)ironia irresistibile e lavoro sulla storia potenziale ("ehi è già finito!" " Macchè, è appena cominciato!" Nero. Fine.) La bella giornata del geniale Kitano. Chiude e non poteva essere altrimenti l'happy ending del segmento di Loach, Happy Ending, per l'appunto, per il quale il lieto fine è quello di cercare di scegliere un film mentre si è in fila per i biglietti, salvo poi all'ultimo uscire per andare a vedere la partita.

In poche, semplici, parole: Chacun son cinema è un capolavoro da vedere e rivedere. Chi ama il cinema dopo lo amerà ancora di più, chi non lo ama se ne innamorerà. Per sempre.

LISTA DEI SEGMENTI (REGIA E TITOLO)

    * Theodoros Angelopoulos : Trois Minutes
    * Olivier Assayas : Recrudescence  
    * Bille August : The Last Dating Show
    * Jane Campion : The Lady Bug
    * Youssef Chahine : 47 Ans Après
    * Chen Kaige : Zhanxiou Village
    * Michael Cimino : No Translation Needed
    * Ethan Coen : World Cinema
    * Joel Coen : World Cinema
    * David Cronenberg : At the Suicide of the Last Jew in the World in the Last Cinema in the World
    * Jean-Pierre Dardenne : Dans l'Obscurité
    * Luc Dardenne : Dans l'Obscurité
    * Manoel de Oliveira : Rencontre Unique
    * Raymond Depardon : Cinéma d'Eté
    * Atom Egoyan : Artaud Double Bill
    * Amos Gitai : Le Dibbouk de Haifa
    * Alejandro González Iñárritu : Anna
    * Hsiao-hsien Hou : The Electric Princess House
    * Aki Kaurismäki : La Fonderie
    * Abbas Kiarostami : Where is my Romeo?
    * Takeshi Kitano : One Fine Day
    * Andrei Konchalovsky : Dans le Noir
    * Claude Lelouch : Cinéma de Boulevard
    * Ken Loach : Happy Ending
    * Nanni Moretti : Diaro di uno Spettatore
    * Roman Polanski : Cinéma Erotique
    * Raoul Ruiz : Le Don
    * Walter Salles : A 8 944 km de Cannes
    * Elia Suleiman : Irtebak
    * Ming-liang Tsai : It's a Dream
    * Gus Van Sant : First Kiss
    * Lars von Trier : Occupations
    * Wim Wenders : War in Peace
    * Wong Kar Wai : I Travelled 9000 km To Give It To You
    * Zhang Yimou : En Regardant le Film

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