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101 REYKJAVIK
di Baltasar Kormákur
Cast: Victoria Abril, Hilmir Snær GuÅnason, Hanna María Karlsdíttir, Prúður (il nome inizia con una lettera che il sistema non supporta e per semplificare usiamo una P che si dovrebbe avvicinare al suono del nome). Vilhjálmsdóttir, Baltasar Kormákur, Ólafur Darri Ólafsson, Halldórs Björnsdóttir
Nazionalità e anno: Islanda/Danimarca/Norvegia/Francia, 2000
Distribuzione: Dolmen Home Video
Edizione: italiano, islandese, inglese
Sottotitoli: italiano, italiano per non udenti
Audio: dolby-digital 5.1
Schermo: widescreen anamorfico 1.85:1
Durata: 84’
Extra: Trailer cinematografico originale; Biofilmografia del regista, Filmografia di Victoria Abril.
Note: Ottimo l’audio sempre presente e tarato su livelli di assoluta perfezione. Perfetta l’uscita audio sui diversi canali. Ottima anche la qualità video, con colori che rispecchiano la fotografia, dai colori con toni freddi, agli interni con toni più caldi. Extra abbastanza superflui. Il film ha vinto il Premio della Giuria Giovani al Festival di Locarno 2000, il Discovery Award al Festival di Toronto 2000, inoltre a partecipato all’ European Film Awards 2000. Nei titoli di testa il nome del regista è Kormák, dopo come attore diventa Kormákur, come tutti lo conosciamo… Forse è un problema di lingua e di articoli davanti al nome. Boh. Saremmo curiosi di sapere dove è la risoluzione a questo quesito…
Regione: 2
Sito ufficiale: www.emik.it
Qualità artistica: Ottima
Qualità immagine: Ottima
Qualità audio: Ottima
Qualità extra: Sufficiente
4
Hlynur è un ragazzo/uomo di trent’anni che vive a Reykjavik, e che in qualche modo non vuole “crescere”. La sua vita è mono/tona. Non lavora, vive con il sussidio dei disoccupati e degli invalidi (è invalido al 75% di non sa bene cosa, ma poco importa). Passa le giornate davanti al computer e poi la sera al “solito pub” con gli amici per rimediare qualche scopata… Una vita che si trascina in avanti…
Una vita non vita che, come dice lui stesso “la vita dura una settimana e io muoio tutti i week-end… Sarò morto anche da morto ed ero morto anche prima di nascere. (pausa) La vita è una pausa dalla morte…”, parole che chiariscono bene la sua posizione nei confronti della vita e della realtà che lo circonda. Non si aspetta nulla dalla vita, come non si aspetta nulla dal mondo. Ha una relazione con Hofi, ma è solo sesso per lui e quando la ragazza gli dice di essere incinta non sa bene cosa fare. Le responsabilità di certo non le conosce… visto che vive ancora con la madre Berglind che in parte lo mantiene pure. Ma a sconvolgere la sua vita e quella del suo microcosmo arriva Lola, una spagnola insegnante di flamenco, amica della madre. La donna si insedia nella casa dei due durante le feste di Natale, e a Capodanno, quando la mamma va via, da alcuni parenti, i due, piuttosto “alticci”, scopano in modo furioso e passionale. Quando la madre torna, questa gli confida di essere lesbica e di amare Lola (anche lei lesbica), le due vogliono vivere insieme! Così Hlynur si ritrova un’altra madre con la quale ha scopato ed essendo la compagna della mamma reale, ha tradito la fiducia della stessa. Uno strano intreccio che si complica ancora di più quando Lola rimane incinta! Il bimbo che deve nascere è frutto della notte selvaggia vissuta dalla donna con Hlynur. La situazione diventa ancora più “confusa”, il futuro fratellastro sarà anche suo figlio… Hlynur, ormai fuori dalla grazia divina, scappa di casa, per tornare, in uno dei più classici happy end, dopo aver finalmente trovato lavoro e quindi trovato il suo ruolo in seno alla neo-famiglia.
Commedia ironica e tagliente di alto livello, con implicazioni lesbo, sociali e di crescita (con vaghi richiami alla linea d’ombra conradiana), dove il regista Kormákur, qui alla sua opera prima, sembra essere a suo agio, dirigendo il film con mano sicura, dandogli quella marcia in più che lo fa essere una miscela di sentimenti ed emozioni, attraverso un mix di generi. Emozioni forti che tratta con delicatezza e la necessaria durezza, per far uscire in tutta la loro essenza l’anima dei personaggi, personaggi mai banali, dal primo all’ultimo, con una loro forte identità. Bravissima la Abril, grande scoperta quella di Hlynur/Hilmir Snær GuÅnason, brava anche la madre, l’attrice Hanna María Karlsdíttir, e la “presunta” fidanzata di lui, Prúður Vilhjálmsdóttir (come nel cast e credits il nome inizia con una lettera che il sistema non supporta e per semplificare usiamo una P che si dovrebbe avvicinare al suono del nome). Attori dai nomi quasi impronunciabili, ma a parte questo nota sciocca, di grande spessore. Una vera sorpresa questo film venuto dal lontano Nord Europa e che ha raccolto consensi dovunque sia andato. Da non perdere per la sua verve nichilista/sensuale…
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