Menu principale

Login utente

Commenti recenti

Scambia informazioni

Syndicate content

E JOHNNY PRESE IL FUCILE

di Dalton Trumbo

Cast: Timothy Bottoms, Kathy Fields, Donald Sutherland
Nazionalità e anno: USA, 1971
Distribuzione: Dolmen Home Video
Edizione: italiano, inglese
Sottotitoli: italiano,  italiano per non udenti
Audio: dolby-digital 2.0
Schermo: widescreen anamorfico 1.77:1
Durata: 111’
Extra: Trailer cinematografico originale; Prima della visione (Enrico Ghezzi sul film); Dalton Trumbo e la caccia alle streghe (approfondimenti testuali).
Note: Uno dei film più belli mai visti dal sottoscritto. Una lunghissima poesia sulla vita e sulla morte… Per un prodotto del genere avremmo voluto il meglio, comunque l’audio è più che buono, con un suono privo di grandi acuti, ma pulito e deciso. La qualità dell’immagine è meravigliosa nelle sequenze in bianco e nero (ben contrastate e nitide), meno bene in quelle a colori, leggermente impastate e decolorate dal tempo… Gli extra sono interessanti ma nulla di speciale. Dalton Trumbo uno dei più importanti sceneggiatori mai esistiti. Un grande… Lunga vita al re!
Regione: 2
Sito ufficiale: www.emik.it


Qualità artistica: Cult
Qualità immagine: Buona
Qualità audio: Buona
Qualità extra: Buona
 E JOHNNY PRESE IL FUCILE
5
Joe Benham, un giovane americano arruolatosi nell’esercito durante la Prima Guerra Mondiale, per cercare rifugio in una buca cade proprio dove esplode una granata e subisce gravissime mutilazioni. Ciò avviene durante l’ultimo giorno di guerra… Arrivato in ospedale cercano di “ricucirlo” alla meglio, ma ormai l’uomo (se ancora si può dire uomo) è ridotto alla condizione di “torso umano”…
… perde gambe, braccia e parte del viso (la parte anteriore), inoltre viene privato della vista, dell’udito, dell’olfatto e della voce. Un “troncone umano pensante” e quindi, di capire ciò che accade intorno a lui. Il ragazzo viene tenuto forzatamente in vita in un ospedale. In un flusso di coscienza, doloroso e interminabile, Joe rievoca situazioni ed eventi, fonde ricordi e sogni, e trova finalmente il modo di comunicare col mondo esterno, battendo la testa (o quello che ne rimane) sul letto, ed è così che impara a comunicare con l’infermiera che lo segue più da vicino… Sino a chiederle di dargli la morte. Una morte vista come liberazione del suo stato (“non stato”) fisico e non, “distrutto nel fisico ma istoriato nella mente” come peggio non si può. Uno stato vegetativo che non ha più nullo di umano, ma neanche di “animale”. Una lunga poesia sugli orrori della guerra e sullo quello che produce, ma anche lunghe e amare riflessioni sulla vita, “non vita”, vissuta (per modo di dire!) da un essere umano. Un ritratto duro, terribile, agghiacciante sulla condizione umana, come seconda traccia del film, perifrasi della solitudine e della “nullità” della vita stessa. Delicato ma straziante, dilaniante ma tenero, denso ma rallentato come solo i grandi film sono. Peculiarità proprie di un capolavoro. Tratto dall’omonimo romanzo del 1938 di Dalton Trumbo, famoso sceneggiatore di Hollywood perseguitato nell’era maccartista (lavorò sino alla fine degli anni ’40, lunga interruzione e poi di nuovo dagli ’60 in poi), che all’età di 66 anni realizzò il suo primo ed unico film, una sorta di testamento spirituale, infatti Trumbo morì solo 5 anni dopo all’età di 71 anni. E Johnny prese il fucile è uno dei più importanti manifesti pacifisti di tutti i tempi. Un accorato grido contro la guerra e le atrocità commesse in nome di essa e della presunta libertà che avviene dopo. Ma quale libertà? Quella basata sulla strage di tanti innocenti. Bisognerebbe tornare agli Orazi e Curiazi, ovvero tre contro tre, ma non uomini semplici, si “dovrebbero scontrare quelli che stanno al potere”. Forse molti politicanti assai belligeranti dovrebbero vedere questo film, ma dubitiamo fortemente che ne possano apprendere qualcosa, anche perché la cosidetta “carne da macello” non sarebbero ne loro e ne i loro figli, ma onesti ragazzi pronti a morire per la presunta patria, ma quale patria, se poi vanno a morire in posti lontani centinaia di miglia dal loro paese… La follia della guerra non ha fine e nonostante nel secolo scorso ci siano state due guerre mondiali, più la Corea, più il Vietnam, più l’Afganistan, più etc., etc.… Lo vorremo far vedere a questi signori, ci accontenteremmo di fargli vedere anche una sola scena, quella della masturbazione da parte dell’infermiera che prova “tenerezza” e non “pietà”, forse “pietas”, per quel ragazzo che vive una vita senza alcuno scopo. Una delle sequenze più toccanti mai viste al cinema, ma forse anche nella vita reale. Un grandissimo film che tutti, e dico tutti, dovrebbero vedere nella loro vita.
accedi o registrati per inviare commenti

Grazie alla Dolmen, grazie a Conciatori di aver pubblicato questo pezzo, ma grazie soprattutto al genio di Dalton Trumbo, uno dei migliori sceneggiatori di Hollywood, che con E Johnny suona le trombe della pace, contro l'ottusità del genere umano...

Ven, 27/01/2006 - 00:59

Grandissimo film questo di Trumbo e finalmente per la prima volta sono in accordo con Oshima a definire il film uno dei capolavori assoluti del cinema mondiale. Un film che tocca l'anima.

Lun, 30/01/2006 - 14:51

[Morti in Guerra dal 1914: oltre 80.000.000]
[Scomparsi o mutilati: oltre 150.000.000]
"E' dolce e glorioso morire per la patria"...

Lun, 23/01/2006 - 22:55

Struggente e disperato. Due parole per commentare questo bellissimo film contro gli orrori bellici e dell'umanità, un film, anche se in maniera molto differente, riecheggia La sottile liena rossa, e che mi fa pensare che Malick avesse visto questo film. Per il resto sono perfettamente d'accordo con quello che hanno scritto Conciatori e rossrin

Mar, 17/01/2006 - 01:27

Caro Mauro, concordo pienamente con il tuo giudizio sul film. Ho potuto vederlo finalmente grazie all'uscita Dvd, dopo averlo cercato disperatamente per variato tempo. Me ne avevano sempre parlato, ma sinceramente non mi aspettavo un tale capolavoro, un atto di accusa così assoluto nei confronti della guerra, della violenza, della cecità umana... E Johnny prese il fucile stupisce per il coraggio e l'anticonformismo del suo regista: è un film completamente fuori dagli schemi, che secondo me trova il suo punto più alto nella profonda sensibilità nel trattare un argomento così delicato, ma anche nella sua visionarietà...

Lun, 16/01/2006 - 11:45