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IN QUESTO MONDO LIBERO…
di Ken Loach
Sceneggiatura: Paul Laverty
Fotografia: Nigel Willoughby
Montaggio: Jonathan Morris
Musiche: George Fenton
Scenografia: Fergus Clegg
Costumi: Carole K. Fraser
Interpreti: Kierston Wareing, Juliet Ellis, Leslaw Zurek, Joe Siffleet
Produzione: FilmFour, Sixteen Films Ltd., BIM Distribuzione, EMC Produktion, Filmstiftung Nordrhein-Westfalen, SPI International, Tornasol Films S.A.
Distribuzione: BIM
Nazionalità ed anno: Gran Bretagna/ Italia/ Germania/ Spagna, 2007
Durata: 93'
Data di uscita: 28 settembre 2007
Titolo originale: It's a Free World...
Sito italiano
"Sono stanco delle bugie di questo Paese". Ken Loach non usa mai mezzi termini e questa frase riassume il suo sentire oggi nei confronti della sua terra natale. Le parole escono dalla bocca di un giovane polacco emigrato a Londra, sito tra i maggiori incroci migratori del mondo. Con It's a free world l'autore britannico prosegue il suo percorso di denuncia delle ingiustizie sociali e la sua ormai decennale collaborazione con lo sceneggiatore Paul Laverty.
E ritrova l'incisività giusta per sferzare gli attacchi, che negli ultimi anni sembrava smarrita. L'efficacia del film risiede anzitutto nella scelta coraggiosa di ribaltare il punto di vista, passando dagli oppressi all'oppressore. Per farlo Loach adotta un seducente personaggio femminile, giovane e rampante imprenditrice di se stessa che crea il suo business letteralmente sulla pelle dei migranti extracomunitari. "Io li faccio lavorare, dovrebbero essermi grati", dice. Invece si tratta di vero e proprio sfruttamento, giornaliero, attraverso la sua novella agenzia di lavoro temporaneo. Corpi smistati su furgoni diversamente colorati che ogni mattina convogliano forza lavoro a stipendi irrisori verso le destinazioni professionali più faticose. Quelle che la vecchia Inghilterra, come ogni altro Paese occidentale, ormai aborrisce. E la 33enne Angie (la convincente Kierston Wareing), reduce lei stessa da un licenziamento in tronco da un'agenzia interinale, si rivela nel corso del film dotata di un talento formidabile nel ricavare il massimo profitto dal massimo sforzo, degli altri. Con la sua socia e coinquilina, tra l'altro, non trascura l'uso dei suoi "ragazzi" stranieri a proprio godimento sessuale, comportandosi esattamente come un uomo. Ma è un mondo libero, senza regole. Lei è madre e talvolta questo le serve a mostrare umanità verso i bambini altrui, ma basta poco per tornare a concentrarsi sul suo business.
La poetica con cui la storia di Angie, Rose e "gli altri" si costruisce è quella del Loach dei primi e migliori tempi, con dialoghi e stacchi vincenti, in cui non sono trascurati momenti di ironia sull'ignoranza crassa di cui è afflitta la maggioranza degli inglesi; sintomo consolidato di quanto la Britishness sia oggi rappresentata più da un profondo provincialismo che non dalla mitica "aplomb".


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