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IL BUIO NELL’ANIMA
di Neil Jordan
Sceneggiatura: Roderick Taylor e Bruce Taylor
Fotografia: Philippe Rousselot
Montaggio: Tony Lawson
Scenografia: Tristi Zea
Costumi: Catherine Thomas
Interpreti: Jodie Foster, Terrence Howard, Nicky Katt, Mary Steenburgen
Produzione: Joel Silver e Susan Downey
Distribuzione: Warner Bros. Pictures
Nazionalità ed anno: USA, 2007
Durata: 122'
Data di uscita: 28 settembre 2007
Titolo originale: The Brave One
Sito ufficiale
Sito italiano
Scrivere dell'ultima fatica di Neil Jordan è davvero difficile, dal momento che ci si trova di fronte ad un bivio: da una parte ci sono le intenzioni e le tematiche, dall'altra i risultati ottenuti, non sempre all'altezza delle aspettative. C'è poi da considerare un elemento non da poco: Jodie Foster, attrice parca nel suo concedersi a produzioni e allo star system. Il buio nell'anima parte come thriller e vorrebbe scandagliare molteplici temi e sottotemi di importanza maggiore del genere a cui appartiene, ma non riesce nell'impresa.
Erica fa la speaker radiofonica per un programma di New York. Durante una passeggiata serale, viene aggredita assieme al suo fidanzato da un gruppo di teppisti. Lui muore, lei entra in coma. Rimessasi, la ragazza deve fare i conti con le sue paure, con il desiderio di vendette, più potente di qualsiasi altra cosa, e con un detective di colore. Inizia una vera e propria discesa negli inferi dell'anima dove la giustizia diventa un simbolo arbitrario e la disperazione uno spettro ingombrante.
Come si sopravvive dopo una violenza? Come ci si sente? Cosa si vorrebbe fare per farla pagare a chi ha distrutto una vita? Questi sono gli interrogativi di fondo della pellicola di Jordan, lontani dal quel senso etico ed estetico che è la spinta di forza delle sue opere più riuscite. L'amore che viene sbriciolato in breve tempo era alla base del suo miglior film, Fine di una storia, ma stavolta è solo un pretesto per addentrarsi nel terreno minato dell'animo umano ferito. Erica prima prova paura poi desidera sangue, non si sa se per difendersi o per il puro piacere di fare ad altri quello che hanno fatto a lei, e tutto è didascalicamente mostrato senza reticenze e senza un tocco di melodramma. Ma se il tema è nobile ed interessante, la sceneggiatura annaspa proprio dove non dovrebbe e ci sono svariate cadute di stile e di forma. Non si crede minimamente nella possibilità di un affetto tra Erica ed il detective, né nel finale troppo consolatorio, che fa sorridere piuttosto che stupire.
Jordan ha fatto un passo indietro, ma alcune scene sono di pura maestria, come quella della violenza e quelle più intime della protagonista. Se la Foster ha incarnato sempre eroine positive stavolta passa dalla parte opposta della barricata con la consueta, mostruosa bravura. Peccato che il film non ci sia, o ci sia solo in parte.



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