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40 ANNI VERGINE
di Judd Apatow
Soggetto e Sceneggiatura: Judd Apatow, Steve Carell
Fotografia: Jack Green Asc
Scenografie: Jackson De Govia
Costumi: Debra McGuire
Musiche: Lyle Workman
Montaggio: Brent White
Interpreti: Steve Carell, Catherine Keener, Paul Rudd, Romany Malco, Seth Rogen, Elizabeth Banks, Leslie Mann, Jane Lybch, Kat Dennings
Produzione: Judd Apatow, Clayton Townsend, Shauna Robertson
Distribuzione: Universal
Nazionalità ed anno: USA, 2005
Durata: 115’
Data di uscita: 13 gennaio 2006
2 e mezzo
Andy Stitzer ha 40 anni, un lavoro tranquillo, dei buoni amici, una casa piena di videogame e di svariati pupazzi. Ma soprattutto, per una serie di casualità, Andy e’ ancora vergine. I suoi amici cercheranno di aiutarlo…
In America la televisione è una buona maestra. E non solo, è anche un’ottima scuola. Coltiva talenti, li fa crescere per poi farli esplodere sul grande schermo. I seriali televisivi, attualmente la forma di entertainment americano più sperimentale grazie alla diffusione della cable, sono una palestra formidabile in cui si incontrano maestri riconosciuti e nuovi allievi.
Il comedy e il comico, poi, hanno un sistema ben codificato da anni: lo show come trampolino di lancio, dal “Saturday Night Live” Show al “The Daily Show”. A differenza dello show comedy italiano, che lascia nei suoi allievi l’impronta dello sketch e del cabaret, i talenti americani portano una certa esperienza nella costruzione di una storia lineare, nozioni di regia, un talento interpretativo da formidabili caratteristi e un gusto per l’umorismo che non trascura nessun tipo d’argomento. A pensare ad un film come 40 anni vergine realizzato in Italia viene la pelle d’oca; arrivano alla mente una trafila di battute di dubbio gusto incastonate alla meno peggio e un cast di giovani cabarettisti sfilati a qualche locale sotterraneo permeato dall’odore di muffa. 40 anni vergine, invece, è tutt’altro: staccandosi dal filone demenziale, sottogenere che forse non ha mai fruito di un’analisi critica accurata, propone una storia vagamente intimista sulla difficoltà della crescita e di bruciare le tappe, alternando alla modernità una visione del mondo puerilmente divertita. Lo fa senza porsi alcun quesito esistenziale, navigando sull’onda del puro intrattenimento, strappando sorrisi ma senza cercare la risata. L’intero film è dominato dal volto di Steve Carell, perfettamente credibile nei panni di questo non irresistibile quarantenne che porta con sé una purezza inutile e inconciliabile, circondandolo di riflessioni appena accennate ed evitando scatologie programmatiche. Chi, e credo non siano pochi, nel cinema cerca un momento di svago troverà in 40 anni vergine un ottimo compagno.
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