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HUNTING PARTY: RICHARD & RICHARD ASSIEME A VENEZIA
Quando un regista in conferenza stampa punta l'obiettivo della sua macchina digitale sul pubblico che a sua volta sta fotografando lui, si ha la netta sensazione di avere di fronte un personaggio insolito. In questo caso si tratta di Richard Shepard, che ha diretto e presentato a questa 64. edizione della Mostra veneziana l'insolitamente divertente The Hunting Party. Il film è ispirato alla storia vera raccontata in un articolo pubblicato sull'Esquire, in cui un reporter caduto in disgrazia e un operatore al vertice della carriera, un tempo colleghi in mille reportage di guerra, s'imbarcano nell'impresa apparentemente disperata di catturare il feroce criminale che tanto scempio ha causato in Bosnia negli anni Novanta. Con loro parte il giovane Benjamin, che avrà modo di dimostrare il suo valore durante la pericolosissima caccia allo scoop.
Con il regista si presentano ai microfoni, oltre ai produttori Mark Johnson e Bill Block, i protagonisti del film Richard Gere e Terrence Howard assieme alla splendida Diane Kruger, che in quest'opera ricopre un ruolo minore ma a suo modo significativo ("Non ho mai interpretato prima una donna così forte e così segnata dalla vita", osserva). Shepard spiega: "Ho voluto girare il film negli stessi luoghi in cui si è svolta la vicenda, perché tutti noi ci confrontassimo con la reale devastazione avvenuta in un Paese che ancora porta i segni della guerra sui muri, per le strade. Non abbiamo avuto alcun problema ad interagire con le persone del posto: tutti coloro con cui ho parlato, a Sarajevo, hanno perso la speranza che un giorno i responsabili vengano catturati, ma non si arrendono".
Ma è ovviamente Gere a fare, suo malgrado, la parte del leone in una sala gremita di presenze femminili armate di proibitissime fotocamere. "Non ricordo esattamente come sia nata la mia partecipazione al film: forse Shepard mi doveva dei soldi, o viceversa", scherza l'attore, nel ricordare l'equilibrio tra dramma e black humour presente nel film. Poi si fa serio nel raccontare, forte del suo provato impegno civile, la tragedia vissuta dalle popolazioni che hanno provato tutto ciò sulla propria pelle: "Se avessi davanti criminali come Karadzic o Hitler, non mi concentrerei affatto su pene da infliggere e vendette da perpetrare. Non c'è posto per queste parole nella mia mente. Credo sia invece fondamentale capire come possano essere state compiute tali atrocità, e come può la comunità internazionale averlo permesso. Bisogna imparare a leggere cosa c'è negli occhi della gente: dopotutto noi abbiamo eletto per ben due volte George Bush". A ognuno i suoi mostri, dice lui.


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