Menu principale

Login utente

Commenti recenti

Scambia informazioni

Syndicate content

“NON SONO DIVENTATO PIÙ PESSIMISTA MA PENSO E SPERO SOLO PIÙ REALISTA”

Ken Loach presenta It's a Free World (In questo mondo libero...), presentato oggi alla 64.Mostra del cinema (in concorso)

“NON SONO DIVENTATO PIÙ PESSIMISTA MA PENSO E SPERO SOLO PIÙ REALISTA”

Sono le prime parole di Ken Loach, in conferenza stampa al Lido dopo la proiezione di It's a Free World, dramma sul mondo del lavoro visto dall'inedito punto di vista degli sfruttatori. "Voglio raccontare il modo in cui questi personaggi si comportano, che è poi il modo in cui la società vuole che ci comportiamo. Ormai i dati divulgati nel nostro paese ci dicono che un lavoratore immigrato guadagna 4-5 euro l'ora contro i 40 milioni annui di un capo della Barklay's Bank."
"La logica del business del profitto", continua Loach, "ci ha convinto a lavorare contro qualcuno piuttosto che con qualcuno Ma non è l'unico modo possibile di affrontare la vita: il padre di Angie porta avanti il concetto della solidarietà, ci sono ancora motivi per cui vale la pena combattere." Tema ripreso dall'attore Leslaw Zurek che qui interpreta Karol: "Nei tempi in cui viviamo quando si presenta un'occasione e la si coglie è difficile poi tornare indietro. Mi sono preparato a questo ruolo parlando con molti operai, concentrandomi sull'aspetto della brutalità e della violenza". E a chi chiede a Loach come mai questa volta la "carogna" della situazione sia una donna il regista risponde che "forse c'è un certo equilibrio di genere anche nello sfruttamento anche se è più shockante pensare che una donna possa diventare così brutale"; Kierston Wareing, bravissima nel suo primo ruolo da protagonista, osserva: "È normale l'atteggiamento di Angie, lei cerca di fare del suo meglio, è una donna molto forte ed è quasi naturale solidarizzare con lei". Sulla questione dell'importanza e dell'utilità del cinema di denuncia nell'epoca della multimedialità e di internet, tema fondamentale in questa edizione del festival, Loach risponde chiaramente: "Il cinema sarà sempre importante. Non è un movimento politico ma pone domande e questioni, è più complesso della propaganda perchè deve offrire qualcosa di più, costruire una sua storia attraverso un lavoro collettivo per evitare la bidimensionalità.".
Infine il fedele sceneggiatore Paul Laverty, interrogato sulle prospettive del mondo lavorativo da qui a 7 anni (gli anni che separano Bread and Roses da It's a Free World) risponde: "La situazione è dinamica e dipende principalmente da noi. Si potrebbe guardare cosa succede in Cina tra dieci anni, cosa faranno gli indipendenti dopo le Olimpiadi, un popolo che rientra nella vasta categoria degli sfruttati". Noi aspettiamo, consapevoli dell'importanza del cinema di Loach. E del suo grande ed attualissimo realismo.

Il film, col titolo In questo mondo libero..., sarà nelle sale italiane a partire dal 28 settembre (BIM distribuzione).

accedi o registrati per inviare commenti