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CRASH TEST SUL SOGNO AMERICANO

È il momento di Paul Haggis, presente alla mostra con In the Valley of Elah, riflessione a "distanza" sugli orrori del conflitto iracheno. Con lui, l'attrice protagonista Charlize Theron

CRASH TEST SUL SOGNO AMERICANO

Ne In the Valley of Elah riaffiora ancora una volta il tema della guerra, quella attuale e ancora in corso in Iraq alla quale  ancora non si è stati capaci di dare un dignitoso compimento. Si accumulano i caduti, e i sopravvissuti sono pronti a testimoniare ciò che di non detto c'è, nascosto e non dichiarato. È proprio da questa necessità di verità che è partito Paul Haggis (nella foto) nel suo nuovo film.
Alla conferenza stampa del film c'è chi chiede perché si ha ancora esigenza di parlare di Iraq, che cos'è che non sa il pubblico americano di questa guerra  che, in una forma altra e diametralmente opposta, lo stesso De Palma con Redacted ha proposto a questa edizione del festival. "Durante la guerra del Vietnam il popolo americano aveva dei giornalisti, veri" risponde Paul Haggis, "che, anche se con mille difficoltà, sono stati in grado di dare notizie reali e approfondite sul conflitto, parlando di cose difficili da accettare. Oggi i giornalisti non lo fanno. Sono invece gli artisti che lo devono e possono, ponendo dalle loro opere quesiti, e mostrando i fatti. C'è chi pensa che Hollywood abbia respirato il business della cosa, e ne cavalchi l'onda. Non è affatto vero. Può essere invece solo molto rischioso." Per questo Paul Haggis e la stessa Charlize Theron, presente all'incontro, sono andati proprio a cercare i veterani del conflitto. "C'è stato un dialogo profondo con essi," ammette il regista, "contattati per capire la verità. Hanno reagito positivamente al film, seguendone tutte le fasi. Proprio un veterano ci ha detto che non sappiamo veramente quello che è avvenuto e avviene".
"Si compie una negazione potente in ogni sopravvissuto ad una guerra" aggiunge la Theron. "I traumi post bellici sono di difficile assimilazione, e ne abbiamo avuto conferma da chi abbiamo incontrato". Violenza perpetuata ogni giorno, di cui si ha un'eco lontana. "C'è violenza in ogni guerra", continua Haggis. "Come è stato e sempre sarà. Ma in quello che è avvenuto in Vietnam, e soprattutto e tuttora in Iraq, la violenza avviene ogni giorno, in mezzo ai civili, coinvolgendo uomini, donne, bambini in una guerra urbana; violenza un tempo più giustificabile, perché rivolta ai nazisti e contro i campi di concentramento." "Sono affamata di verità", confessa Charlize, "in quanto attrice sono fortunata perché ho la possibilità di scegliere ora con chi lavorare. E farlo con Paul è stato un grande dono. Dopo aver letto la sceneggiatura ho telefonato subito per dire di sì. Non mi sono interessata dei soldi, ma quanta passione mi trasmetteva questo progetto". C'è chi provoca Haggis, dicendogli che potrebbe correre il rischio di diventare engagè. "Certo, faccio cinema per vincere un altro premio!...In verità l'importanza di avere dei riconoscimenti positivi per quello che fai è molto utile: verrà più pubblico possibile e si potrà dialogare con più persone." Ma è un film politico? "Si deve tenere ben lontana dai film la politica. Si può capire tranquillamente che opinione ho sia da quello che ho creato che da quello che dico. Qui quello che desidero è che il pubblico americano si ponga in discussione, ritrovando quei valori patriottici di dignità umana che si sono persi di vista."
Scarlett Johansson va a trovare i soldati americani nei luoghi del conflitto, novella Marilyn Monroe. E la Theron? "È magnifico quello che fa Scarlett, ma io preferirei che i soldati americani non fossero lì. Che, risolti tutti i problemi che li trattengono, il prima possibile potessero abbandonare quei luoghi". Dimostra d'essere, oltre che splendida donna, una testa pensante non banale. Anzi. "Vengo dal Sud Africa, dove fin da piccola ho affrontato con la mia famiglia l'orrore della violenza. La mia generazione in questi anni ha perso la bussola, disorientata dai troppi avvenimenti vissuti in modo non consapevole, condizionata da chi voleva tutto questo. Ora vuole recuperare, vuole di nuovo conoscere questo mondo. Non posso immaginare di vivere in questa ignoranza."

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