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“LOOKING FOR THE HUMAN WITHIN THE OFFICE”
Alla Mostra del Cinema di Venezia, conferenza stampa del regista Tony Gilroy, accompagnato da Tilda Swinton e George Clooney, protagonisti del suo Michael Clayton
Grandi studi di avvocati newyorkesi, una multinazionale che cerca di coprire nefandezze varie e una crisi di coscienza che sembra quasi un'esplosione di follia: questi alcuni dei temi di Michael Clayton di Tony Gilroy, che stamattina ha incontrato i giornalisti in una conferenza stampa la cui principale attrazione era la presenza del protagonista George Clooney. A detta di Tony Gilroy, l'ispirazione per Michael Clayton gli venne anni fa, quando faceva ricerche presso gli studi legali newyorkesi per il sulfureo L'avvocato del diavolo.
Lo script, che Gilroy ha atteso a lungo prima di riuscire a realizzare, nacque in quel periodo, e affianca la tematica legale alla questione delle grandi multinazionali, ponendosi nella scia ideale di film di fiction quali Erin Brockovich e documentari di denuncia quali The corporation. Messo a confronto con le domande dei giornalisti, Gilroy cerca però di sottolineare il lato più intimistico della sua nuova pellicola, mettendone da parte il più immediato aspetto di denuncia e soffermandosi sulla ricerca di umanità di personaggi che compiono quotidianamente piccole azioni inumane: "Non si tratta di persone cattive", rimarca Gilroy - e la cosa è piuttosto ironica detta da chi fece di Satana un moderno leguleio -, "ma piuttosto di qualcosa di molto più banale. Sono personaggi che in fondo non sanno cosa stanno facendo, non sembrano conoscere le conseguenze delle loro azioni. Prendono piccole decisioni, vivono di piccole cose, tornano a casa e amano la propria famiglia, e senza accorgersene riducono di volta in volta la propria moralità". Gilroy dichiara apertamente di rifarsi al cinema americano degli anni settanta per mettere in scena una situazione di vero e proprio spaesamento morale, e poi cita Missing di Costa-Gavras, anche questo uno dei suoi punti di riferimento nella realizzazione di Michael Clayton. Più di George Clooney, affascinante e pronto alla battuta, ma anche messo in imbarazzo da una domanda sul suo ruolo di testimonial della Nestlé ("Devo pure guadagnarmi da vivere" è una risposta che lascia un po' basiti), sembra a suo agio Tilda Swinton, che delinea un lucido ritratto del personaggio affidatole e spiega le motivazioni che l'hanno convinta a volere la parte: "Dipenderà dal fatto che sono figlia di un soldato, ma ho sempre cercato capire cosa sia che spinge gli uomini a fare cose disumane. Si può quasi dire che sia il fulcro della mia ricerca. E una delle risposte è legata alla catena di comando, al fatto di risalirla per scoprire come un personaggio all'apparenza ‘cattivo' sia in realtà una ragazza alla disperata ricerca di approvazione".



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