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LA VIA DEL PETROLIO

di Bernardo Bertolucci

Sceneggiatura: Bernardo  Bertolucci e Alberto  Ronchey (consulenza)
Fotografia: Ugo  Piccone, Louis  Saldanha, Giorgio  Pelloni, Maurizio  Salvatori
Montaggio: Roberto  Perpignani       
Musiche: Egisto  Macchi       
Produzione: Giorgio Patara per la Rai e L'Eni
Distribuzione italiana: Rai Tv
Nazionalità ed anno: Italia, 1966
Durata: 133'
Formato: 16 mm, b/n
Lingua: italiano

LA VIA DEL PETROLIO
3 e mezzo

A forza di parlare del proverbiale L'Italia non è un Paese povero (a proposito, la riedizione annunciata è stato il bluff cinefilo dell'anno), il resto della Cineteca dell'ENI continua a vivere nel cono d'ombra di Joris Ivens. E dire che Enrico Mattei (o chi per lui) c'aveva visto lungo: il cinema è ancora l'arma più forte, lo scetticismo dell'opinione pubblica si combatte sul grande (e sul piccolo) schermo, commissionando le proprie arringhe a Giuseppe Ferrara (Gela Antica e Nuova), Valentino Orsini (Chilometri 1696), persino Alessandro Blasetti (Pozzo 18 Profondità 1650).
La migliore, postuma, la dirigerà Francesco Rosi, ma intanto il caso e Mattei instradano su La via del petrolio Bernardo Bertolucci, che dopo l'insuccesso dell'opera seconda, Prima della rivoluzione, fatica a trovare i soldi per la terza, Partner. Incontrando l'Ingegnere nei corridoi dell'ENI (dove papà Attilio dirige la rivista aziendale Il gatto selvatico), due chiacchiere sulla passione comune per la pesca maturano la proposta dell'Ente Nazionale Idrocarburi: un documentario in tre puntate, per la prima serata televisiva.
Non lo vedeva da allora, Bertolucci, e temeva che l'omaggio di Muller fosse un'imboscata. E invece i capitoli del documentario anticipano l'autore che verrà: con Le origini, girato in Iran, indaga i volti con un'attenzione antropologica non estranea alla lezione pasoliniana, ma è già tentato dall'epicità; in Il viaggio (dal Persico a Genova) dà sfogo alla cinefilia citando Méliès, e s'attarda sulle navi che sfilano a Suez meritando l'antologia. Attraverso l'Europa (da Genova a Ingolstadt, in Germania) "mette in scena" un reportage nel reportage, e tra le impressioni d'un giornalista sudamericano racconta non poco dell'Italia del boom.

Documentario diviso in tre parti: "Le origini", "Il viaggio" e "Attraverso l'europa" (ognuno dalla durata di circa 40'). Non è mai uscito nelle sale ma è stato programmato sulla Rai tra il gennaio e il febbraio 1967.

Figlio del celebre poeta e critico letterario Attilio Bertolucci, Bernardo nasce il 16 marzo 1941 nei dintorni di Parma. Trascorre la sua infanzia in campagna e appena quindicenne, con una cinepresa 16 mm. presa in prestito, realizza i suoi primi cortometraggi. Trasferitosi a Roma, Bertolucci si iscrive alla Facoltà di Lettere Moderne e si dedica alla poesia, seguendo le orme del padre. Nel 1962 vince il Premio Viareggio Opera Prima per il libro in versi "In cerca del mistero", ma l'amore per il cinema riemerge con prepotenza. Così nello stesso anno Bernardo Bertolucci abbandona l'università per lavorare come assistente alla regia in "Accattone", il primo film di Pier Paolo Pasolini, allora amico e vicino di casa della famiglia Bertolucci. L'anno successivo debutta alla regia con "La commare secca"  a cui segue, nel 1964, "Prima della rivoluzione". Dopo "Partner", con "La strategia del ragno" inizia la sua collaborazione con Vittorio Storaro. E' l'inizio degli anni '70 e Bertolucci, anche grazie al successivo "Il conformista", guadagna la fama internazionale nonché la prima nomination all'Oscar per la migliore sceneggiatura. Nel 1972 è la volta di "Ultimo tango a Parigi" A causa delle controversie sul film, censurato, Bertolucci viene condannato a due mesi di prigione e privato del diritto di voto per cinque anni. "Ultimo tango a Parigi" verrà sdoganato solo nel 1987. Nel 1976 il si dedica al kolossal e realizza "Novecento", con future star come Robert De Niro, Gérard Dépardieu e Stefania Sandrelli al fianco di artisti già affermati come Burt Lancaster e Donald Sutherland. Seguono "La luna" e "La tragedia di un uomo ridicolo", che non incontrano il favore del pubblico e della critica, e il suo più clamoroso successo, "L'ultimo imperatore", pellicola che ricostruisce la vita di Pu Yi, ultimo imperatore cinese. Il film conquista il pubblico e la critica, ottiene 9 premi Oscar ed è il primo e unico film italiano a ricevere il premio per la miglior regia, nonché l'unica pellicola nella storia di Hollywood a ricevere tutti gli Oscar per la quale è candidata. La cosiddetta trilogia straniera è completata da "Il tè nel deserto", tratto dal romanzo-culto di Paul Bowles e "Piccolo Buddha", viaggio nel profondo Tibet. Nel 1996 Bertolucci torna a girare in Italia, precisamente in Toscana realizzando "Io ballo da sola". Due anni dopo è la volta de "L'assedio" mentre il suo ultimo lungometraggio ad oggi è del 2003, The Dreamers, in cui ripercorre il '68 parigino attraverso tre giovani interpreti.

Filmografia:

1959 La teleferica (cortometraggio)
1960 La morte del porco (cortometraggio)
1962 La commare secca
1964 Prima della rivoluzione
1966 La via del petrolio (documentario)
1966 Il canale (documentario)
1967 Amore e rabbia (epis. Agonia, anche soggetto e sceneggiatura, uscito nelle sale nel 1969)
1968 Partner - Il sosia
1970 Il conformista
1970 Strategia del ragno
1971 La salute è malata (I poveri muoiono prima) (documentario)
1971 12 dicembre (documentario)
1972 Ultimo tango a Parigi
1976 Novecento
1979 La luna
1981 La tragedia di un uomo ridicolo
1984 L'addio a Enrico Berlinguer (documentario)
1987 L'ultimo imperatore
1990 12 registi per 12 città (epis. Bologna)
1990 Il tè nel deserto
1993 Piccolo Buddha
1996 Io ballo da sola
1998 L'assedio
2002 Ten minutes older: the cello (cortometraggio)
2003 The Dreamers - I sognatori

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