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REDACTED
di Brian De Palma
Sceneggiatura: Brian De Palma
Fotografia: Jonathon Cliff
Montaggio: Bill Pankow
Scenografia: Phillip Barker
Costumi: Jamila Alaeddin
Interpreti: Kel O'Neill, Ty Jones, Daniel Stewart Sherman, Izzy Diaz, Rob Devaney, Patrick Carroll, Mike Figueroa, Paul O'Brien
Produzione: HDNet Films
Distribuzione internazionale: Magnolia Pictures
Nazionalità ed anno: USA, 2007
Durata: 122'
Formato: 35mm, colore
Lingua: Inglese
Probabilmente ci sfugge qualcosa, o forse è tutto qui. La visione di Redacted lascia francamente perplessi sulla validità dell'operazione dell'ultimo De Palma. E non tanto per l'abilità tecnica della medesima, ineccepibile nel riproporre la sporca casualità del video amatoriale, perfetta nella costruzione dell'ennesimo falso d'autore. Ma per ciò che viene raccontato, il vero del quotidiano USA in Iraq, talmente vero da apparire scontato. Anche troppo.
Quanto può esser valida un'operazione cinematografica che vuole aderire il più possibile alla neutra glacialità della rappresentazione televisiva, senza poter rinunciare agli snodi drammaturgici di un film? Quanto in ritardo è arrivato De Palma a questa sconsolata riflessione sulla civiltà che riprende immagini per travisarle e travisare se stessa, in anni di raggelati blob hanekiani riproposti al cinema con ben altro senso dell'orrore? Sono domande a cui si può dare una risposta soggettiva, mai oggettiva. De Palma, diciamolo, non è mai stato per tutti i gusti e mai come stavolta lo si può affermare con chiarezza. Replica nuovamente se stesso (la sinossi è pressoché identica a Vittime di guerra), quasi un pretesto per aggiornare il proprio linguaggio con l'ausilio del video, una fascinazione che sembra aver colpito tutti i maggiori cineasti del secolo scorso e che ha quasi dell'incomprensibile per chi vorrebbe ancora avere il piacere di ammirare qualcosa in 35mm. Ma, a parte i dettagli di ordine tecnico, di Redacted non convince la freddezza, la programmatica e visibile presenza di un demiurgo dietro una videocamera collocata solo in apparenza casualmente (si pensi alla sequenza del rapimento del soldato Salazar); la messinscena tiene volutamente a distanza lo spettatore, ma ha l'effetto controproducente di allontanarlo anche nell'interesse e di impedire quella riflessione che avrebbe dato al tutto un senso. Anche perché ciò che mostra De Palma è sempre molto risaputo agli occhi dello spettatore europeo e smaliziato, i personaggi non sono sempre sviluppati al meglio (perché il soldato McCoy non fa niente per impedire lo stupro? Che fine fa il soldato Blix?). Troppo comodo il facile alibi dell'assuefazione alle immagini dei TG per giustificare la mancanza di mordente che sottende il film: manca piuttosto la sentita partecipazione di De Palma agli orrori che mostra, come se bastasse mostrarli per darcene la sensazione. Colpa forse di quel velo di finzione davanti all'indubbia realtà rappresentata. Colpa della forma, che ha preso il sopravvento sulla sostanza.
La guerra in Iraq. Cinque giovani marines americani si macchiano di un crimine terribile. Il 12 marzo 2006 in un paesino nei pressi di Mamhudiya violentano una quattordicenne irachena e poi la uccidono insieme ai suoi familiari. Solo all'inizio dell'estate vengono accusati da un commilitone che deposita la sua testimonianza. Intanto i media cercano con ogni mezzo di nascondere gli orrori della guerra.
Immagini prese dai telegiornali si alternano alle riprese effettuate nel corso dei processi e ai video girati dagli stessi soldati.
Regista. Figlio di un chirurgo ortopedico. A cinque anni si trasferisce con la famiglia a Filadelfia. Piccolo genio dell'elettronica - a diciassette anni riceve vari premi tra cui quello del National Scientific Congress di Los Angeles - si iscrive alla Columbia University per frequentare il corso di Fisica. Qui scopre il mondo dello spettacolo, dedicandosi prima al teatro e poi, dopo aver acquistato una 'Bolex' 16 mm, al cinema sperimentale realizzando una serie di shorts. All'università conosce Francis Ford Coppola, ma soprattutto Steven Spielberg, Martin Scorsese e George Lucas con i quali inizia un sodalizio che dura tuttora (spesso utilizzano gli stessi attori e la stessa troupe). Nel 1963 ottiene una borsa di studio per il Sarah Lawrence College di Bronxville e comincia a lavorare con Wilford Leach. Nel 1966 realizza il suo primo lungometraggio, Oggi sposi (The wedding party) distribuito solo nel 1969, a cui seguono Ciao America! (Greetings, 1968) - Orso d'argento al festival di Berlino 1969 - e Hi Mom! (1969). Nel 1974, con l'opera rock Il fantasma del palcoscenico (The phantom of the paradise) ottiene un grande successo internazionale. Tra i protagonisti della cosidetta "New Hollywood", specializzato nella direzione di thriller neo-hitchcockiani, dirige una lunga serie di film di successo fra i quali vanno ricordati Vestito per uccidere (Dressed to kill,1980), Blow Out (1981), Scarface (1983) - scritto da Oliver Stone -, Gli Intoccabili (1987) - quattro nomination all'Oscar tra cui quella per il miglior attore non protagonista a Sean Connery, vincitore della statuetta -, Carlito's Way (1993), Mission: Impossible (1996) e Mission to Mars (2000) - fuori concorso al Festival di Cannes. Ha presentato alla 63. Mostra Internazionale d'arte cinematografica di Venezia Black Dahlia, film d'apertura del Festival tratto dal romanzo omonimo di James Ellroy.
Filmografia:
1962 Wotan's Wake
1966 The responsive eye
1967 Murder a la mod
1968 Ciao America!
1969 La festa di nozze
1970 Hi, Mom!
1970 Dionysus in 69
1973 Le due sorelle
1972 Conosci il tuo coniglio
1974 Il fantasma del palcoscenico
1976 Carrie lo sguardo di Satana
1976 Complesso di colpa
1978 Fury
1978 Home movies - Vizietti familiari
1980 Vestito per uccidere
1981 Blow Out
1983 Scarface
1984 Omicidio a luci rosse
1986 Cadaveri e compari
1987 Gli Intoccabili
1989 Vittime di guerra
1990 Il falò delle vanità
1992 Doppia personalità
1993 Carlito's Way
1996 Mission: Impossibile
1998 Omicidio in diretta
2000 Mission to Mars - Alle origini della vita ai confini dell'ignoto
2002 Femme fatale
2006 Black Dalia
2007 Redacted
2008 The Untouchables: Capone Rising
Lorenzo Conte ha scritto:
Cos’è Redacted? Un reportage di guerra? Una docufiction,? Una denuncia? Anche. Ma Redacted è prima di tutto un film, e la risposta non è scontata. Redacted è un film che si pone la questione di se stesso, della validità oggettuale dello statuto cinema e lo fa confrontandosi e servendosi degli altri media. La questione è: fin dove la camera ha un valore oggettivo e oggettuale? Ha un valore oggettivo? Ha un valore oggettuale? Ovvero: la camera non mente mai! La camera mente sempre!” è in questo binomio/ossimoro che si gioca tutto quanto. Ed è questo il motivo per cui il tema, per come trattato, può sembrare banale, ruffiano, superficiale. Lo sembra perché in qualche modo lo è; perché nonostante l’avvetimento iniziale (“non sarà un film di Hollywood, con scene d’azione, musiche strappalacrime e grandi esplosioni”) tutto viene immediatamente ribaltato: riprese epiche di soldati, commentati dall’ancora più epica e commovente (in questo caso) musica di Haendel. Soldati le cui imprese vengono sottolineate dal commento francese. La validità oggettuale è finita ancor prima di cominciare: si entra in un altro linguaggio (quello documentaristico) per poi passare alla televisione, alle telecamere di servizio, a youtube, ai blog, alle telecamere a mano. Il risultato è un’esplosione intermediale, un enorme ipertesto vertoviano potenzialmente infinito fatto (è proprio il caso di dirlo) di innumerevoli link che portano ovunque, passando da un media all’altro, da un linguaggio all’altro. La camera cinematografica (che d’altronde in questo film non è mai dichiarata, seppur presente) acquista un altro valore in questo gioco intermediale, e cioè un valore testimoniale. E torniamo alla questione iniziale: la camera non sta mentendo perché quello che narra è una storia vera, ma mente perché quello che racconta è già di per sè scelto, ricostruito, parziale, ovvero Redacted, pronto per essere pubblicato (e da qui parte anche la denuncia effettiva: assuefatti alle immagini di guerra non possiamo che raccontarla così, piena di omissis, retorica, banalità). L’immagine, nell’epoca del suo splendore, del suo regno subisce dunque la sua più grave crisi. E in questa crisi che la camera cinematografica, il cinema si inserisce diventandone testimone eminente. Solo il cinema, che ribadisce alfine la sua autonomia linguistica rispetto agli altri media, può ridare quel valore oggettuale all’immagine. Non più documento, ma testimone dei fatti e quindi, nel senso più pieno del termine, Storia. Ed è nell’ultimo atto intermediale e ipertestuale che si compie la fine e la rinascita dell’immagine: le fotografie (anche loro redacted: gli occhi – non a caso l’organo per eccellenza della testimonianza, o della richiesta di testimonianza – sono omessi con un tratto di pennarello, come nei rapporti militari) che si susseguono commentate in modo musicalmente (in)appropriato sono vere, sono false? Sono ricostruite? E tutto questo nonostante fosse stata dichiarata la loro effettiva veridicità? Eppure è da qui che si aprono ulteriori link verso la ricostruzione dello statuto dell’immagine ed qui, in questa ultima provocazione depalmiana che deve inserirsi il cinema come unico mezzo in grado di farsi carico della sua ricostruzione oggettuale. De Palma firma qui il suo capolavoro: un film. E la risposta non è scontata.
VOTO IN DECIM: 9 E 1/2/10
VOTO IN STELLETTE: ****1/2/*****
kinoglaz
"la camera non mente mai! La camera mente sempre"
Da Redacted, di Brian De Palma


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