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LA GRAINE ET LE MULET
di Abdellatif Kechiche
Sceneggiatura: Abdellatif Kechiche
Fotografia: Lubomir Bakchev
Montaggio: Ghalia Lacroix
Scenografia: Benoit Barouh
Costumi: Maria Beloso
Interpreti: Habib Boufares, Faridah Benkhetache, Sabrina Ouazani, Hafsia Herzi, Mohamed Benabdeslem
Produzione: Pathé Renn Productions, Hirsch
Distribuzione internazionale: Pathé Distribution
Nazionalità ed anno: Francia, 2007
Durata: 151'
Formato: 35mm, colore
Lingua: Francese
Kechiche con questo sorprendente film corale si fa cantore di un'avventura umana dall'ampio respiro che riesce ad estendersi - talento non comune - fino ai territori dell'epica. Con fluidità e semplicità narra la storia di una famiglia di migranti magrebini - una delle tante che vivono e lavorano in Francia - i cui componenti appartengono per lo meno a tre generazioni differenti. Con i suoi personaggi più veri del vero descritti come eroi nell'affrontare piccole e grandi difficoltà del quotidiano, La graine et le mulet sa commuovere e sa far sorridere, supportato da un armonico cast di attori - tutti non professionisti - egregiamente diretti e da una sceneggiatura pressoché perfetta.
La graine et le mulet, letteralmente grano e muggine (un tipo di pesce di mare), sono gli ingredienti del cous cous di pesce che allieta i banchetti domenicali della numerosa e variamente felice famiglia di Slimane (Habib Boufares), sessantunenne operaio in un cantiere navale - siamo a Sète, che si affaccia sul Mediterraneo che unisce Africa ed Europa - ormai prossimo al licenziamento. Tenuta insieme dal sentimento dell'amore, che Kechiche sviscera come un pesce in ogni suo aspetto, tra divorzi, tradimenti e pettegolezzi, questa famiglia assomiglia molto al relitto navale che Slimane vorrebbe restaurare e trasformare in un ristorante: molto lavoro da fare, massimo impegno da parte di tutti, nessuna garanzia di risultati positivi. Ma neanche nessuna possibilità di rinuncia, perché è in ballo il futuro della generazione di adesso e di quella che verrà, di quei figli e nipoti, naturali o acquisiti, per i quali tutto è stato fatto e non è neanche mai abbastanza, nonostante una vita intera di soddisfazioni (poche) e umiliazioni (tante).
Perché il rifiuto del diverso - mostrato come inconscio, attenuante veritiera e indolore - e l'incapacità di capire la diversità sono le barriere più comuni che incontrano sulla loro strada tutti i personaggi, a prescindere da ciò che vogliono ottenere. Se si tratta, per esempio, dei permessi per l'apertura del ristorante, l'impiegata nasconderà le sue perplessità con fredda gentilezza snocciolando una serie di leggi fondamentali, sottolineando più e più volte l'importanza e il rigore delle condizioni igieniche del posto di lavoro ("In Francia funziona così").
La centralità della donna nella vita familiare e - per estensione - punto di riferimento sociale è un'altra struttura portante del film: tutte le categorie del femminile (madri, figlie, compagne, nuore, cognate, nipoti, amanti, amiche) sono contemplate e dotate di una precisa funzione drammaturgica. Con i loro dialoghi - altro punto di forza del film: tempistica magistrale, mai una sbavatura - fanno e disfanno le trame dell'amore e dell'odio che uniscono e separano i membri della famiglia, piegando alla propria volontà l'equilibrio sentimentale di tutti. Ognuna di loro, chi più chi meno, è un ventre accentratore, simbolo di sensualità e continuità, catalizzatore di sguardi e di pensieri che nella scena della danza del ventre, interpretata dalla bellissima Hafsia Herzi, è esplicitata in tutto il suo fulgore.
Ad oggi, La graine et le mulet è il film che alla Mostra ha forse ottenuto il numero più alto di consensi, riuscendo nella non facile impresa di mettere d'accordo il pubblico e buona parte della critica. Speriamo sinceramente che ottenga anche altri risultati...
Sète, il porto. Il signor Slimane, sessantenne malandato, si trascina per il cantiere navale del porto in un lavoro che è divenuto difficoltoso nel corso degli anni. Padre di famiglia divorziato, si ostina a rimanere vicino ai suoi, malgrado una storia familiare di rotture e tensioni che non fanno altro che ravvivarsi e le difficoltà finanziarie accrescere: attraversa un periodo della sua vita in cui tutto contribuisce a fargli provare un sentimento di inutilità.
Una sensazione di disfatta che gli pesa da molto tempo, e da cui non scorge altra soluzione se non puntando a qualcosa di nuovo: un ristorante. A causa del suo stipendio insufficiente e irregolare, è lontano da poter realizzare il suo sogno. Ma tutto questo non gli impedisce di sognarlo, di parlarne, in particolare in famiglia. Una famiglia che a poco a poco si riunisce intorno al progetto, divenuto per tutti il simbolo della ricerca di una vita migliore. Grazie alla loro capacità di arrangiarsi, e ai loro sforzi, messi alla prova, il loro sogno vedrà presto il giorno... O quasi...
Attore e regista, Abdellatif Kechiche prima di dedicarsi alla regia ha fatto diverse esperienze come attore di teatro e di cinema. Ha debuttato sul grande schermo nel 1984 come protagonista di Le thé a la menthe diretto da Abdelkrim Bahloul. Tutta colpa di Voltaire (2000), presentato alla 57ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, segna il suo esordio dietro la macchina da presa.
Filmografia:
2000 Tutta colpa di Voltaire
2003 La schivata
2007 La graine et le mulet


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