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CRISTÓVÃO COLOMBO – O ENIGMA
di Manoel de Oliveira
Soggetto: dal romanzo di Silvia e Manuel Da Silva
Sceneggiatura: Manoel de Oliveira
Fotografia: Sabine Lancelin
Montaggio: Valérie Loiseleux
Interpreti: Ricardo Trepa, Leonor Baldaque, Manoel De Oliveira, Lourença Baldaque, Norberto Barroca, Luís Miguel Cintra, Manoel de Oliveira, Maria Isabel de Oliveira
Produzione: Filmes do Tejo, Fundação Calouste Gulbenkian, Fundação Luso-Americana
Nazionalità ed anno: Francia/Portogallo, 2007
Durata: 104'
Formato: 35mm, colore
Lingua: Portoghese/Inglese
L'enigma del titolo non è l'inossidabilità dell'uomo-cinema Manoel de Oliveira, cent'anni e non sentirli, che continua a fare film al ritmo vorticoso di un lungometraggio all'anno. Per non dire dei cortometraggi. L'ultimo, 3 minuti commissionati dal Festival di Cannes, è confluito in Chacun son cinéma, l'omaggio collettivo ai 60 anni della Croisette, e raccontava l'incontro fantapolitico tra Giovanni XXIII e Nikita Kruscev.
Per i 75 anni della Mostra, il fedele de Oliveira (già Leone d'oro alla carriera) riscrive la storia di un italiano d'eccezione, smentendo le origini genovesi di Cristoforo Colombo in nome di presunte origini lusitane.
Lo fa sulla scorta di Cristóvão Colon era Português, il libro di Manuel e Silvia Jorge da Silva, marito e moglie che all'argomento hanno dedicato tutta una vita (anzi, due): se Cuba si chiama così, è solo perché l'esploratore ha dato alla maggiore delle Antille il nome del villaggio natale dell'Alentejo. Fin qui l'aneddotica, che lascia il posto al tentativo ambizioso, e riuscito, di una (auto)biografia collettiva del Portogallo, già sperimentata in Porto da Minha Infância: se con O quinto império ha svelato il sebastianismo, stavolta tocca all'ottativo dell'animo lusitano, l'anelito all'infinito (e oltre): è tutto nel nome mitico di Lisbona, l'antica Ulisseia, e poi nel Rinascimento degli esploratori che riscrivono la geografia a colpi di circumnavigazioni. Ma anche nella pagina dell'emigrazione, che è l'incipit doloroso d'un racconto tripartito, che inizia negli anni '40, continua nell'Oporto dei '60 e arriva fino ai giorni nostri, con regista e signora a indossare i panni dei coniugi da Silva: disquisendo di arte e di storia come non succedeva dai tempi di Um filme falado. Ancora de Oliveira, ancora a Venezia.
Un medico e sua moglie, sostengono che Cristoforo Colombo, il mitico navigatore, in realtà non sia genovese ma portoghese e cercano in tutti i modi di dimostrarlo...
Manuel Cândido Pinto de Oliveira nasce il 12 Dicembre 1908 a Porto, da una famiglia della borghesia industriale. Si interessa presto al cinema, grazie al padre che lo porta a vedere i film di Charles Chaplin e Max Linder. Eccelle in ginnastica, nel nuoto, nell'atletica e nelle corse automobilistiche.
All'etá di 20 anni si iscrive all' Escola de Actores de Cinema, e partecipa come comparsa nel film Fátima Milagrosa (1928) di Rino Lupo. Nel 1930 la rivista "Imagem" pubblica alcune fotografie di de Oliveira, considerandolo "uno degli attori più fotogenici del suo tempo". A quell'epoca compra una cinepresa Kinamo con la quale gira Douro, Faina Fluvial. Il 21 Settembre 1931 viene presentata una prima versione muta del film.
Nel 1933 de Oliveira recita in A Canção de Lisboa, di Cottinelli Telmo. L'anno successivo, con la presentazione all'estero della versione sonora di Douro, Faina Fluvial, de Oliveira viene consacrato come cineasta. Nel 1942 dirige il suo primo lungometraggio, Aniki-Bóbó, anticipando, secondo George Sadoul, il Neorealismo. Nel 1955 si reca in Germania, a Leverkusen, presso i laboratori dell'Agfa, per uno stage intensivo sul colore che mette in pratica in O Pintor e a Cidade (1957). O Passado e o Presente (1971) segna l'inizio della sua tetralogia sugli amori frustrati, di cui fanno parte anche Benilde ou a Virgem Mãe (1975), Amor de Perdição (1978) e Francisca (1981). Nel 1982 dirige il documentario autobiografico A Visita - Memórias e Confissões, che dovrà essere mostrato solo dopo la sua morte.
Nel 1985 riceve il Leone d'Oro alla Carriera e presenta al Festival di Venezia il film La scarpetta di raso. Nel 1988 presenta I Cannibali al Festival di Cannes, scoprendo la bellissima Leonor Silveira e, nel 1990 presenta ancora a Cannes No, o la folle gloria del comando, ricevendo una menzione speciale dalla giuria.
Il suo film successivo, La Divina Commedia (1991), si svolge in un manicomio e ha poco a che vedere con il poema dantesco. Il risultato è ancora una volta sorprendente. Dai tempi di Francisca, Manoel de Oliveira sente il desiderio di girare nuovamente un film tratto da un testo di Augustina Bessa-Luís; le suggerisce pertanto un adattamento della Madame Bovary di Flaubert. La scrittrice rimane affascinata dall'idea e La valle del peccato (1993) verrà considerato la migliore Bovary di tutti i tempi. In occasione della presentazione del film A Caixa, de Oliveira afferma che i protagonisti sono i bambini di Aniki-Bóbó da vecchi. Nello stesso anno partecipa a Lisbon Story di Wenders e collabora con Antoine de Baecque a un libro di dialoghi per i "Cahiers du Cinéma". Attratto dal tema del Faust, la tentazione diabolica e la lotta tra il bene ed il male, Manoel de Oliveira decide di chiedere nuovamente ad Augustina una "storia" per scrivere poi la sua sceneggiatura. O Convento è la prima collaborazione con Catherine Deneuve e John Malkovich.
Per Party (1996) de Oliveira chiede ad Augustina di scrivere i dialoghi e dirige, tra gli altri, Michel Piccoli e Irene Papas. Nello stesso anno, accettando la sfida di Jean Rouch, Manoel de Oliveira dirige con lui En Une Poignée de Mains Amies (1996). Compie con Marcello Mastroianni il viaggio di Viaggio all'inizio del mondo (1997), uno dei suoi film più autobiografici. Con Inquietudine (1998), de Oliveira adatta tre storie in una: "Os Imortais" di Prista Monteiro, "Suzy" di António Patrício e "A Mãe de um Rio" di Agustina Bessa-Luís. Nel 1999 dirige La lettera con Chiara Mastroianni e Pedro Abrunhosa nei ruoli principali, una trasposizione nell'attualità della Princesse de Clèves mantenendone intatte le concezioni morali.Nel 2000 l'Università di Harvard rende omaggio a Manoel de Oliveira, mentre lui lavora alla figura del padre gesuita António Vieira, grande teologo e scrittore del XVI secolo. Parola e utopia (2000) narra la vita di Vieira tra il Portogallo, il Brasile e Roma, celebrandone le passioni giovanili e il nobile impeto della piena maturità. Durante le riprese di Parola e utopia sorge l'idea per il film successivo. Un attore si innervosisce ed abbandona la scena affermando "Ritorno a casa". Mentre gli assistenti tentano disperatamente di trovare una soluzione, Manoel de Oliveira si allontana dalla confusione, si siede e prende appunti su un quaderno: un attore abbandona la scena. Ritorno a casa (2001), con Piccoli, Deneuuve e Malkovich è presentato a Cannes, New York, Monaco, Toronto, Londra, Seul, ...
Settant'anni dopo Douro Faina Fluvial, de Oliveira ritorna a Porto per filmare Porto della mia infanzia (2001), una coproduzione con "Porto 2001 - Capitale Europea della Cultura".Nel 2002 Oliveira dirige Il principio dell'incertezza, un adattamento di Joia de Familia di Augustina Bessa-Luis, e lo presenta a Cannes e a New York. Con Un film parlato, nel 2003, reincontra Deneuve, Malkovich e Papas in un film che tratta la storia dell'umanità, e che viene presentato a Venezia. Nel 2004 riceve il Premio De Sica, consegnatogli dal Presidente della Repubblica italiana, ed il Leone d'Oro alla Carriera del Festival di Venezia, per Il Quinto Impero. Nel 2005 de Oliveira è insignito della Legione d'Onore, grado di Commandeur, dal Presidente della Repubblica francese e riceve omaggi a Milano, Madrid, Napoli e Barcellona. Realizza infine Specchio Magico, adattamento del romanzo "A Alma dos Ricos" di Augustina Bessa-Luis, reincontrando molti dei suoi attori preferiti e lavorando per la prima volta con Marisa Paredes. A Venezia, l'anno scorso, era presente fuori concorso con l'ultimissimo lavoro Belle Toujours, audace sequel di Bella di giorno di Buñuel, con ancora protagonista Michel Piccoli, già attore prediletto del maestro lusitano.


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