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L’ORA DI PUNTA

di Vincenzo Marra

Sceneggiatura: Vincenzo Marra
Fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Luca Benedetti
Scenografia: Beatrice Scarpato
Costumi: Daniela Ciancio
Interpreti: Fanny Ardant, Michele Lastella, Giulia Bevilacqua, Augusto Zucchi, Antonio Gerardi
Produzione: R&C Produzioni, French Connection, Rai Cinema, con il contributo del ministero per i beni e le attività culturali
Distribuzione internazionale: Films Distribution
Distribuzione italiana: 01 Distribution
Nazionalità ed anno: Italia, 2007
Durata: 95'
Formato: 35mm, colore
Lingua: Italiano
Sito ufficiale

L’ORA DI PUNTA
mezzo

Povera Italia. Ammettiamolo, è meglio scatenare una polemica astiosa ed escludere del tutto le opere nostrane dalla Mostra prima di pentirci amaramente del discredito gettato sul cinema nazionale da lavori come questo. La proiezione è stata condita da una serie di ripetuti e diffusissimi scoppi di risate collettive, peraltro perfettamente giustificate... ma non previste dalla trama. Se si fosse trattato di un film comico, questa sarebbe stata un'indubbia dote. Avendo invece L'ora di punta tutt'altra aspirazione, è evidente che qualcosa non è andato per il verso giusto.
Filippo Costa (Michele Lastella, sul quale sarebbe meglio non pronunciarsi affatto), giovane agente della Guardia di Finanza con ambizioni smisurate (ma mai giustificate a dovere dalla trama), fa carriera a Roma prima per vie legittime, cioè accettando mazzette a tutt'andare dai piccoli imprenditori sui quali esercita pressioni, poi compiendo un salto di qualità garantitogli dalla ricca vedova Caterina (Fanny Ardant, che nessuno ha evidentemente ritenuto di dover salvare) con tanto di debutto in società. Agendo in modo sempre più stereotipato e involontariamente comico, il personaggio prosegue la sua arrampicata sociale finché... la suspense non uccide lo spettatore. Si fa per dire, ovviamente.
Così Vincenzo Marra torna al lungometraggio dopo una parentesi dedicata al documentario, l'ultimo dei quali ha partecipato alla scorsa edizione della Mostra nella sezione Giornate degli Autori. Quest'anno è in concorso. Perché? La vita di Costa è mal descritta. Al background del personaggio perveniamo solo grazie a dialoghi di raccordo con la madre (unico pretesto per portarla sulla scena, poi svanisce) e con l'anziana amante. Ricordiamo che per "anziana amante" s'intende Fanny Ardant: ed è con una stretta al cuore che la etichettiamo in questo modo, costretti a ciò da un'impietosa mano di cerone e soprattutto da una sceneggiatura che ce la dipinge sconsolatamente depressa, sul viale del tramonto, abbindolata da un gigione. Se solo il gigione avesse avuto il phisique du role necessario per esserlo! Lastella invece è imbarazzante, inadatto al ruolo e forse al mestiere stesso, viste le scarse doti interpretative che dimostra: come detto, strappa più volte la risata e non solo per colpa di uno script a tratti malato di tv e di un montaggio che sembra rispettare l'esigenza di inserti pubblicitari tra una sequenza e l'altra. Una risposta ci sorge dal più profondo del cuore quando, con voce incerta e gesto affettato, l'attore prende per mano la Ardant e pronuncia le parole: "Io non ho avuto una vita facile". Durante l'ultima ora e mezza, neanche noi.

Filippo Costa, giovane agente della guardia di finanza di modesta estrazione sociale, cova una enorme ambizione che lo tiene a distanza dai suoi colleghi e dalle sue origini. All'inizio pensa di fare carriera all'interno del lavoro che si è scelto, ma quando si trova a confrontarsi direttamente con la corruzione capisce che può mirare molto più in alto. Nella sua irresistibile ascesa sociale viene aiutato da Caterina, una donna più grande di lui, bella, colta, elegante, molto ricca e molto innamorata.
Grazie a lei Filippo entra in contatto con il mondo dell'alta finanza e inizia la scalata ad uno stato sociale economicamente prestigioso. Ma per non essere schiacciato dalle ciniche regole di quel mondo, Filippo è costretto ad abbandonare ogni ulteriore residuo di remora umana e morale. 

Vincenzo Marra è nato a Napoli il 18 settembre 1972. Iscritto alla facoltà di legge della Sapienza di Roma, ha finalizzato i suoi interessi in attività riguardanti l'Argentina, in particolare il processo per i desaparecidos italiani. Si è inoltre impegnato per la questione nord irlandese. Giovanissimo ha svolto anche l'attività di fotografo sportivo. Alla fine degli anni Novanta ha scritto e diretto due corti, Una rosa prego e La vestizione. Il suo primo lungometraggio, Tornando a casa, prodotto nel 2001 da Amedeo Pagani e Gianluca Arcopinto e distribuito dalla Sacher, ha girato per tutto il mondo e ricevuto moltissimi riconoscimenti, tra cui i premi come "miglior film della Settimana Internazionale della Critica a Venezia" e come "miglior regia al Festival di Valencia". Successivamente firma due documentari, Estranei alla massa, che si aggiudica il "Premio Pier Paolo Pasolini nel 2001" e partecipa in concorso a Locarno l'anno successivo, e Paesaggio a Sud, presente nella sezione "Nuovi territori" del festival di Venezia 2003. Nel 2004, scrive e dirige il suo secondo lungometraggio, Vento di Terra, prodotto da Tilde Corsi e Gianni Romoli e distribuito dalla Mikado. Il film ha ricevuto numerosi premi, tra cui il premio "Fipresci al Festival di Venezia", "miglior film al Festival di Gjion", "film rivelazione dell'anno della Semaine de la Critique a Cannes", e la "Grolla D'Oro per il film più visto in festival internazionali". Vento di Terra è stato distribuito in Italia, Francia, Belgio, Austria, Spagna, Canada, Olanda, Lussemburgo. Nel 2005 è nuovamente presente a Locarno nella competizione video con un documentario dal titolo 58%. Nel 2006 presenta il documentario L'udienza è aperta al "Festival di Venezia Giornate degli Autori".

Filmografia:

1997 Una rosa prego (cortometraggio)
1998 La Vestizione (cortometraggio)
2001 Tornando a casa
2001 Estranei alla massa (doc)
2003 Paesaggio a sud  (doc)
2004 Vento di terra
2005 58% (doc)
2006 L'Udienza è aperta (doc)
2007 L'ora di punta

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