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MICHAEL CLAYTON
di Tony Gilroy
Sceneggiatura: Tony Gilroy
Fotografia: Robert Elswit
Montaggio: Tony Gilroy
Musiche: James Newton Howard
Scenografia: George DeTitta Jr., Chuck Potter
Costumi: Sarah Edwards
Interpreti: George Clooney, Tom Wilkinson, Tilda Swinton, Sydney Pollack, Michael O'Keefe
Produzione: Jennifer Fox, Kerry Orent, Sydney Pollack, Steve Samuels - Samuels Media, Castle Rock Entertainment, Mirage Enterprises, Section Eight
Distribuzione internazionale: Summit Entertainment - Warner Bros. Pictures
Distribuzione italiana: Medusa
Nazionalità ed anno: USA, 2007
Durata: 119'
Formato: 35mm - colore
Lingua: inglese
Sito ufficiale
Note: premio Oscar per la miglior interpretazione femminile non protagonista (Tilda Swinton)
Confuso. Incerto. Mal narrato. Dopo la recente figura barbina che il bel Clooney ha regalato ai giornalisti affamati di polemiche in conferenza stampa veneziana, Michael Clayton ci garba ancor meno. L'attore ha infatti reagito con ben poco savoir faire alla provocazione nata da una domanda circa la sua coerenza nell'essere contemporaneamente testimonial di una nota marca di caffè e voce di impegno civile (testuale: "Ci si dovrà pur guadagnare da vivere!"). È così che il film in questione, in concorso alla 64. Mostra del Cinema di Venezia, vede nettamente decurtati i punti guadagnati grazie al personaggio che ne è volto protagonista, e giustifica poco gli applausi ricevuti alle prime proiezioni. Tot capita...
Ma chi è il Clayton del titolo? Ebbene, è "uno che fa miracoli". Un "risolutore". Uno che "gli avvocati credono sia poliziotto, i poliziotti credono sia avvocato". E agisce spesso sotto la superficie per salvaguardare tutti gli interessi che ruotano attorno ad un grande studio legale di New York, guidato da Marty Bach (Sidney Pollack, che purtroppo non basta), fondatore dello studio. Il nostro antieroe non può scegliere di fuggire la melma morale in cui sguazza da anni: è sommerso da debiti di gioco e debiti familiari, oltre che incalzato dagli alimenti dovuti ad una moglie da cui ha divorziato senza un perché - peraltro, difficile immaginare che nel mondo reale una donna possa lasciare George "No-Martini-No-Party" per risposarsi con un buffo soggetto grassoccio e con la chierica, ma questa non è una critica oggettiva... Davanti all'esaurimento nervoso del penalista più feroce ed efficace dello studio, che tenta di sabotare il più grosso caso dello studio (solita class action made in Usa), gli interessi di potenti squali della finanza sono solleticati e lui viene chiamato a risolvere il problema. Salvo finirci dentro.
Tony Gilroy, sceneggiatore dell'Avvocato del diavolo, affronta la regia ma non regge. Mai chiariti apertamente i rapporti intercorrenti tra gli innumerevoli personaggi, mere pedine in mano a giocatori occulti che, come da genere (ma quale? Thriller? Legal? Sonnifero?), restano nell'ombra. L'ultimo quarto d'ora costituisce il turning point grazie al quale la verità, quella che lo spettatore sonnacchioso si vede sfuggire da sotto il naso dopo un'ora di flashback, affiora: e vittima dell'incastro è Tilda Swinton, all'ennesimo ruolo da cattivona. L'ottima prova data dall'attrice mitiga il giudizio complessivo: impeccabile la sua interpretazione della consigliera capo di una bieca multinazionale, squisitamente viscida. Ma non è abbastanza.
Michael Clayton è un avvocato di New York che dopo 15 anni di servizio passati a ripulire i profili problematici dei suoi rinomati clienti, impara come gli stessi potrebbero tornare a perseguitarti facendoti passare il più brutto periodo della tua carriera quando ne mancano solo quattro al termine...
Figlio del regista, sceneggiatore e drammaturgo Frank D. Gilroy, vincitore del premio Pulitzer, Tony Gilroy è uno dei più affermati e apprezzati sceneggiatori di Hollywood: suoi i copioni di tanti successi entrati nell'immaginario cinematografico degli anni 90 (L'avvocato del diavolo, Armageddon) nonché della serie con Matt Damon dedicata a Jason Bourne, di cui è in preparazione il terzo episodio (The Bourne Ultimatum). Michael Clayton segna il suo esordio dietro la macchina da presa.
Filmografia:
2007 Michael Clayton
Lorenzo Conte ha scritto:
Probabilmente quando Hitchcock spiegava la prima regola base della suspance (che più o meno suona così: "lo spettatore sa qualcosa che il personaggio non sa") Gilroy era assenta, o se c'era dormiva. Non si spiegherebbe altrimenti perchè proprorci una prolessi del momento topico del film con tanto di risoluzione (il protagonista si salva) salvo poi rifilarci la stessa sequenza ma con un montaggio frenetico, quando: A) lo spettatore sa benissimo che il protagonista si salverà B) allo spettatore, sapendo nello stesso momento causa (una bomba a tempo nella macchina) e soluzione del problema, non interessa più se e quando questa bomba esploderà (la bomba ha un difetto e non esplode a comando). Vedere quindi i due killer tentare in tutti i modi di far esplodere la bomba e, alternato, il protagonista tranquillo in macchina in una escalation di montaggio non provoca non dico la suspance, ma nemmeno un volt di tensione; al massimo un paio di risate involontarie. Ma d'altra parte dobbiamo ringraziare Gilroy per questo clamoroso errore di forma, che nemmeno il più basso mestierante del cinema sbaglierebbe, perchè ci dà occasione di riempire ben metà recensione e di parlare per più di due righe e mezzo del suo film. Già perchè cosa si può dire di Michael Clayton se non che è l'ennesimo legal thriller a sfondo multinazionale cattiva che avvalena migliaia di cittadini e se ne infischia, genere su cui il cinema d'intrattenimento televisivo americano ha campato di rendita per anni? Forse un film del genere (a patto che fosse ben fatto) poteva riscuotere una qualche attenzione una decina di anni fa, riempiendo qualche rivista di cinema di frasi come: "un taboo che si infrange" et similia. Ma ora? Nemmeno il protagonista interpretato da Clooney, citato come vero punto di forza d'innovazione del film, non va oltre il classico stereotipo del tipo dedito al suo lavoro, per quanto immorale, salvo poi farsi mordere dalla coscienza e salvare capre e cavoli con l'aiuto del classico e onnipresente registratore acceso nella tasca, con tanto di polizia nascosta e pronta a uscire dopo la confessione, pronti a mandare in galera i cattivi che gridano vendetta. Certo, si può dire che è interpretato bene, ma il buon Clooney un personaggio così lo fa ad occhi chiusi, se permettete. L'impressione è che Gilroy, quella famosa volta che Hitchcock spiegava la prima regola base della suspance, dormiva talmente della grossa che si è risvegliato solo qualche mese fa: perchè se no, il motivo di un film così malfatto e in ritardo sui tempi proprio non si trova. E a quel punto meglio consigliare al buon Gilroy una ripassatina della storia del cinema, magari consigliadogli proprio un capolavoro di quel maestro che non voleva ascoltare; e noi con lui, che almeno, dopo Michael Clayton, ci si rifà un po' gli occhi.
VOTO IN DECIMI: 2/10
VOTO IN STELLETTE */*****
kinoglaz
"la camera non mente mai! La camera mente sempre"
Da Redacted, di Brian De Palma


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