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Changhen ge (Everlasting Regret)
di Stanley Kwan
Regia: Stanley Kwan
Soggetto: dal romanzo omonimo di Wang Anyi
Sceneggiatura: Stanley Kwan
Fotografia: Huang Lian
Montaggio: William Chang Suk-ping
Musica: Anthony Wong
Scenografia: William Chang Suk-ping
Costumi: William Chang Suk-ping
Interpreti: Sammi Cheng, Tony Leung, Daniel Wu, Hu Jun, Su Yan, Huang Jue
Produzione: Shangai Film Studio
Formato: 35mm., col.
Nazionalità ed anno: Cina/Hong Kong, 2005
Durata: 120’
2
Cina anni ’40. Qivao, sedicenne dalla bellezza “pittorica”, ben presto diventa la reginetta di Shangai, dopo essere diventata l’amante di un potente boss della malavita. Da qui in poi inizia questa lunga metafora melodrammatica sulla storia della Cina, negli anni che vanno da ’40 agli ’80. Una storia che attraversa i cambiamenti profondi e radicali che sono avvenuti in quel periodo nella Cina. Dall’avvento di Mao in poi.
La “Storia” con la S maiuscola che fa da sfondo alla “storia” della bella ed avvenente Qivao, con le sue passioni, i suoi amori disillusi, i suoi intrighi. Una storia che è fatta continuamente di amori trovati e perduti. La bella Qivao: una ragazza, poi donna, e poi donna matura che ogni volta che sembra aver trovato l’amore lo perde. Una continua ricerca, la sua, neanche voluta esasperatamente, ma che capita come è nello stato delle cose. Come è nello stato delle cose l’impossibilità di mantenere inalterati i rapporti nel tempo. Ogni storia ha un inizio, uno sviluppo e una fine. Così si completa “la giostra della vita”, ma per Qivao ciò avviene continuamente, quasi neanche il tempo di provare/trovare l’amore che è già finita. Una donna forse perseguitata dalla sorte? Forse, ma che è cifra sottile e impalpabile (forse troppo) di quegli anni così densi di avvenimenti, dove lo status quo delle cose era solo una vana e vacua parola senza alcun senso. Un periodo di cambiamenti continui e radicali, come nella vita della bella Qivao. Una donna troppo bella per essere amata completamente, ma anche per essere destinata alla solitudine. Come Shangai, come la Cina.
Un film che in definitiva non ci ha fatto impazzire, ma che neanche, per onestà intellettuale, possiamo dire che sia brutto, un melodramma nei dintorni di Catene e Matarazzo per intenderci, con in più un sottofondo storico.
Sullo sfondo dei principali avvenimenti storici accaduti in Cina dalla fine degli anni '40 ai primi anni '80, il film narra la vita, il successo, le gioie e i dolori di Qiyao, una bella e famosa donna cinese che lotta per conservare la dignità del proprio passato dinanzi ai continui tradimenti e alle fughe degli uomini della sua vita. Con caparbietà e tenacia riuscirà ad affrontare ogni cambiamento fino a che ne verrà travolta.
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