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GRUZ 200 (CARGO 200)

di Aleksey Balabanov

Sceneggiatura: Aleksey Balabanov
Fotografia: Alexander Simonov
Montaggio: Tatyana Kuzmicheva
Scenografia: Pavel Parkhomenko
Costumi: Nadezhda Vasilyeva
Interpreti: Alexey Serebryakov, Leonid Gromov,Yuri Stepanov, Agniya Kuznetsova, Alexey Poluyan, Mikhail Skryabin, Leonid Bichevin, Natalya Akimova, Valentina Andryukova, Andrey Mokeev, Lika Nevolina
Produzione: CTB Film Company
Distribuzione internazionale: Intercinema
Nazionalità ed anno: Russia, 2007
Durata: 89'
Formato: 35mm, colore
Lingua: Russo

GRUZ 200 (CARGO 200)
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Aleksej Balabanov non ama il cinema di genere. E lo ha mostrato anche nella sua undicesima fatica, Gruz 200 (Carico 200), commistione di espressioni cinematografiche che si accomunano per i toni forti, estremi. Tanto nella violenza quanto nel grottesco. Selezionato per l'apertura dei Venice Days - Giornate degli Autori, Gruz 200 è ambientato nel 1984, ovvero nel periodo della cosiddetta "stagnazione" sovietica, alla vigilia della Perestrojka e nasce da una storia vera.
Il registro, fin da subito, è diretto nel mostrare un dialogo tra due personaggi che basterebbe da solo a comprendere il punto di vista del regista sulla situazione - messa in scena. Seguono panoramiche sul vigore ingrigito dell'industria sovietica in una città di provincia ma soprattutto destano attenzione i vecchi aerei sovietici - i Cargo appunto - che reimpatriano le salme dei soldati caduti in Afghanistan. La decadenza sotto ogni punto di vista è evidente. Il dramma privato del film è però quello di una ragazza, vittima di plurimi soprusi fisici e psicologici (rappresentati con rara violenza), che scompare dopo una serata in discoteca. Le indagini sulla sua scomparsa sono seguite da un capitano della polizia, intento nel frattempo a risolvere il caso di un altro reato, un omicidio. Personaggi estremi, alcuni molto grotteschi (fa sorridere il docente universitario di ateismo scientifico o il vietnamita che parla russo e si occupa di versare vodka e innaffiare i giardini) per situazioni estreme, come l'anziana signora che si diverte davanti alla tv in bianco e nero con i primi video di un cantante alla moda mentre, nella stanza accanto, si sta consumando una delle peggiori nefandezze dell'immaginazione umana: la ragazza viene stuprata legata in un letto accanto al cadavere del fidanzato, mentre un uomo le legge l'ultima lettera del defunto. La colonna sonora volutamente stonata alle immagini rinvigorisce la marca critica del regista che talvolta ricorda sequenze alla Kusturica e in ogni caso lascia un profondo amaro in bocca per un'esagerazione davvero inutile.

URSS. 1984. La fine dell'era sovietica. Una città di provincia. Dopo essere stata in discoteca, la figlia del segretario distrettuale del partito comunista sparisce. Non ci sono testimoni. Nessun sospetto viene fermato. In quella stessa sera, in una casa nei dintorni della città, viene commesso un brutale assassinio. Sospettato è il proprietario della casa. Entrambe le indagini vengono affidate al capitano di polizia Zhurov...

Regista, produttore e sceneggiatore, Alexey Balabanov è nato a Sverdlovsk nel 1959. Si è laureato in Lingue Straniere a Gorky e in Regia cinematografica a Mosca. Dopo aver realizzato due documentari, si trasferisce a San Pietroburgo dove realizza il primo titolo della sua filmografia. Tra le sue opere ricordiamo: Happy Days del 1991, selezione ufficiale al Festival di Cannes; The Castle del 1994, coproduzione russo-franco-tedesca, selezionato a Montreal e a Rotterdam; Brother, selezione ufficiale a Cannes e, tra i numerosi premi vinti in diversi festival, premio speciale della giuria al Festival di Torino; Brother 2 del 2000; The War, del 2002, selezionato in oltre 30 festival; It Does Not Hurt del 2006.

Filmografia:

1991  Happy Days
1994  The Castle
1995  Trofim
1996  Brother
1998  Of freaks and men
2000  Brother 2
2002 The War 
         River
2005 Dead Man's Bluff
2006 It Does Not Hurt
2007 Cargo-200

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