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ANDARILHO

di Cao Guimarães

Sceneggiatura, fotografia, montaggio: Cao Guimarães
Musiche: O Grivo
Interpreti: Gaúcho, Nercino, Paulão
Produzione: Cinco em Ponto
Distribuzione internazionale: Cinco em Ponto
Nazionalità ed anno: Brasile, 2007
Durata: 80'
Formato: 35mm, colore
Lingua: Portoghese

ANDARILHO
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La resistenza dello spettatore è messa a dura prova da Andarilho, documentario presentato nella sezione Orizzonti della 64. Mostra veneziana. Il più grande colpo di scena, in quest'opera di Cao Guimarães, è probabilmente il passaggio arzillo di una cavalletta davanti alla camera, fissa come sempre. Il regista prosegue così il suo lavoro attorno ad una trilogia della solitudine iniziata qualche anno fa con A Alma do osso, definendo il film presentato oggi come "un flusso che cola lentamente sullo schermo". Lentamente? Eufemismo.
La trama è tanto sottile da apparire, almeno per i primi tre quarti della pellicola, praticamente invisibile. Tre vagabondi percorrono strade separate nel cuore di Minas Gerais, Brasile. Asfalto, fango, nuvole restano padroni pressoché indiscussi dell'obiettivo quando non vengono scalzati di forza dal delirio pseudo religioso del primo andarino, dalle soste "idrauliche" del secondo, dal pasto di fortuna del terzo. Quello che stupisce, nel lavoro del brasiliano, è la pressoché totale assenza di dinamismo in un film che del viaggio fa il suo tema portante. Inquadrature statiche e scene immobili ipnotizzano la platea narcotizzata dall'ultimo paesaggio-quadro, dall'ultimo vaniloquio, dall'ultimo faro d'auto che spicca nel rettangolo buio di un cielo notturno vuoto di suggestione. Lo schermo rimane nero per interminabili minuti, la mente vaga e forse allora il montato ha raggiunto il suo scopo: l'autore stesso ha specificato di voler comprendere "la vera dimensione del delirio quando una grande quantità di ossigeno affluisce al cervello". Ah, ecco. Ora è tutto chiaro.

Andarilho racconta la storia di tre girovaghi solitari che percorrono altrettante traiettorie distinte lungo le strade a nord-est di Minas Gerais. Per la durata di 80 minuti, e il commento musicale di "O Grivo", il film vuole instaurare una relazione tra il camminare e il pensare, mostrando la vita come una fase di mero passaggio.

Cineasta e artista figurativo, Cao Guimarães (nella foto, insieme a una scena del film) nasce a Belo Horizonte nel 1965, dove tuttora vive e lavora. Ha studiato filosofia e arti fotografiche a Londra. I suoi lavori fotografici sono stati esposti nei  musei più famosi, dal Tate Modern al Guggenheim. Dalla fine degli anni ‘90 ha intensificato la propria produzione cinematografica, prevalentemente documentaristica, che lo ha visto in rassegna nei festival più prestigiosi, da Cannes a Rotterdam al Sundance.

Filmografia:

1998 OTTO, Eu Sou um Outro (cortometraggio)
1999 Between - Inventário de Pequenas Mortes (cortometraggio)
1999 The Eye Land (cortometraggio)
2000 Sopro (cortometraggio)
2001 O Fim do Sem Fim
2001 Word/World (cortometraggio)
2001 Hypnosis (videoinstallazione)
2
002 Volta ao Mundo em Algumas Páginas (cortometraggio)
2003 Nanofania (cortometraggio)
2004 Da Janela do Meu Quarto (cortometraggio)
2004 Rua de Mão Dupla
2004 A alma do Osso
2004 Concerto para Clorofila (cortometraggio)
2005 Acidente
2007 Andarilho

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Mi dispiace davvero che tu non abbia compreso Andarilho..che non abbia voluto abbandonarti alle sue sospensioni immaginifiche. Peccato. Mi permetto di rimandare alla schedina che verrà pubblicate tra due numeri sulla rivista Cineforum. Farò un tentativo per convincerti del contrario.

 

Gio, 04/10/2007 - 13:25