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SLEUTH
di Kenneth Branagh
Sceneggiatura: Harold Pinter
Fotografia: Haris Zambarloukos
Montaggio: Neil Farrell
Musiche: Patrick Doyle
Scenografia: Tim Harvey
Costumi: Alexandra Byrne
Interpreti: Jude Law, Michael Caine
Produzione: Riff Raff, Timnick Films
Distribuzione internazionale: Sony Pictures
Distribuzione italiana: Sony Pictures
Nazionalità ed anno: GB, 2007
Durata: 86'
Formato: 35mm, colore
Lingua: inglese
Sito ufficiale
Un sospiro di sollievo: il presunto remake di Sleuth di Joseph L. Mankiewicz (in Italia Gli insospettabili) non lo è veramente. Kenneth Branagh ha dissolto i dubbi che persistevano fino alla visione del film, al di là del fatto che lo avesse già ripetuto da tempo, in coro con i suoi unici e straordinari protagonisti Michael Caine e Jude Law. Di fatto, la sceneggiatura è stata scritta appositamente per lui dal Nobel Harold Pinter, adattandola sul testo teatrale di Anthony Shaffer da cui Mankiewicz generò la sua pellicola.
Onore al merito del regista irlandese, noto lettore e revisionista della "mise en film" di opere teatrali di ogni epoca e lingua, con predilezione shakesperiana. Il suo Sleuth è un lavoro geometrico a tutti i livelli, dall'iniziale parcheggio a "v" delle due auto di fronte alla villa del miliardario scrittore Andrew Wyke. Il presuntuoso (e molto pinteriano) design di cui è arredata l'abitazione trova corrispondenza negli sguardi altezzosi che si scambiano i due antagonisti dando vita al loro gioco. "This is a real game" mette in guardia Wyke-Caine a Milo Tindle-Jude Law, che del film è anche produttore. Tripudio scenografico, registico e interpretativo, Sleuth non perde un colpo nel battere i ritmi della sfida dialettica tra due uomini che si sfidano sul piano dell'ego, col pretesto di contendersi la stessa donna.
Del film di Mankiewicz, curiosamente, il tratto comune più forte è la presenza di Michael Caine, allora nei panni di Milo Tindle e oggi passato in quelli del più anziano Wyke, eredità di Sir Lawrence Olivier. E Jude Law - da parte sua - si ritrova ancora erede di Caine, dopo la prova in Alfie. Protagonista, con loro, è una scenografia di acciaio e legno, tecnologicamente stupefacente, irrimediabilmente "non luogo" perfetto per questi duellanti.
Remake di un classico del 1972, tratto da un dramma di Anthony Shaffer per la regia di Leo Mankiewicz, ove un riccone (Laurence Olivier) invitava ad un gioco pericoloso un parrucchiere (Michael Caine) che gli aveva rubato la moglie. Prezzo del divorzio una finta rapina di gioielli che avrebbe arricchito tutti... Ma non solo...
Questa versione firmata da Pinter è molto più claustrofobica ed intensa con Michael Caine nelle parte del riccone (ormai il Lord inglese si sta specializzando in remake che lo vedevano protagonista!!!) che qui diventa uno scrittore di successo abbandonato dalla moglie che attira il suo rivale attore (Jude Law) nella sua tenuta con uno scopo ben preciso...
Il baronetto inglese nasce a Londra nel 1960 e già nel 1989 è l'enfant prodige del cinema e del teatro inglese, anno del suo esordio dietro la MDP con Enrico V. Con i successivi film miete allori e successi ovunque ma si carica anche di una fama di personaggio scorbutico e sopra le righe (il suo matrimonio burrascoso con Emma Thompson ci dice qualcosa)... In ogni caso dopo l'Amleto del 1996 è ancora alla ricerca del miglior Branagh...
Filmografia:
1989 Henry V
1991 Dead Again
1992 Swan Song
1992 Peter's Friends
1993 Much Ado About Nothing
1994 Frankenstein
1995 In the Bleak Midwinter
1996 Hamlet
2000 Love's Labour's Lost
2003 Listening
2006 As You Like It
2006 The Magic Flute
2007 Sleuth
Lorenzo Conte ha scritto:
Che Branagh sia un regista squisitamente teatrale lo dimostrano i tre quarti della sua produzioni cinematografica, perlopiù trasposizioni cinematografiche di spettacoli teatrali. Sleuth non sfugge a questa abitudine. Remake dell’omonimo film di Mankiewicz, a sua volta ispirato dalla piéce di Shaffer, Sleuth riporta sullo schermo Caine, già protagonista nell’originale, nei panni che furono di Olivier. In questo senso, complice anche la riscrittura della sceneggiatura da parte di Pinter, il film è più un seguito che un remake. Nel senso non narrativo, ma squisitamente cinematografico: non è forse per memoria cinematografica che il personaggio di Caine non fa che confondere il lavoro del suo antagonista, l’attore, con quello che fu il suo anni addietro (ovvero un parrucchiere)? A questo gioco ironicamente metacinematografico si aggiunga il tentativo da parte di Branagh di coinvolgere in prima persona l’ambiente, facendone il vero mattatore/testimone della vicenda, un terzo protagonista in virtù del quale tutto può accadere e non in altro modo. E forse solo in questa cifra si può cogliere un tentativo di tradurre in linguaggio squisitamente filmico Sleuth: affidando alla scenografia il compito di muovere l’azione (attraverso, si colga la sottile ironia, un semplice tocco di Ipod), un’azione altrimenti bloccata su un botta e risposta conivolgente ma immobile; o, e qui si gioca il vero valore del film, affidando alle telecamere di sicurezza e ai computer gran parte di ciò che avviene fuori e dentro la villa in un gioco intermediale che avrebbe meritato più attenzione. E invece, nonostante le premesse e gli sforzi di riportare tutto su un piano filmico, tutto rimane ancorato a quello teatrale. Rimane una grandissima performance d’attore di Caine e di Law sostenuta dalla cinica e graffiante sceneggiatura di Pinter. Per il resto la macchina, a parte qualche spruzzo di cinema, si muove in automatico, lungo lo spazio chiuso di un palco teatrale.
VOTO IN DECIMI: 7-/10
VOTO IN STELLETTE: ***/*****
Kinoglaz
"la camera non mente mai! La camera mente sempre"
Da Redacted, di Brian De Palma


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