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IL FLAUTO MAGICO

di Kenneth Branagh

Soggetto: ispirato al libretto "Il flauto magico" di Emanuel Schikaneder
Sceneggiatura: Stephen Fry, Kenneth Branagh
Montaggio: Michael Parker
Musiche: Wolfgang Amadeus Mozart
Scenografia: Tim Harvey, Celia Bobak
Costumi: Christopher Oram
Interpreti: Joseph Kaiser, Amy Carson, Benjamin Jay Davis, Lyubov Petrova, René Pape
Produzione: Peter Moores Foundation, Idéale Audience
Distribuzione : 01 distribution
Nazionalità ed anno: Gran Bretagna, 2006
Durata: 135’
Titolo originale: The Magic Flute
Data di uscita: 29 giugno 2007   
IL FLAUTO MAGICO
3 e mezzo
Per i 250 anni dalla nascita di Mozart anche un’operazione complessa e ardita come quella di Kenneth Branagh sul "Flauto magico" può rendere onore al suo genio. Similmente a quanto fatto per la Carmen di Bizet in U-Carmen (tradotta in lingua zulu e ambientata nel Sudafrica dei nostri giorni, Orso d’oro lo scorso anno a Berlino), la più celebre opera lirica di Wolfgang Amadeus è stata rivisitata per il cinema attraverso una doppia traduzione: linguistica, dal tedesco all’inglese ad opera del bravissimo Stephen Fry, e storica, portando l’ambientazione dall’originaria mozartiana al periodo della Prima Guerra Mondiale.
La storia racconta di Tamino, un soldato in trincea ferito e soccorso da tre infermiere di campo, che si innamora vedendo una fotografia di Pamina, la figlia della Regina della Notte, presa prigioniera da Sarastro. Insieme a Papageno, che Tamino incontra in trincea, il soldato viene incaricato di salvare Pamina dalla prigionia, che si rivelerà però una situazione molto diversa di quanto non apparisse all’inizio. Tamino, inoltre, viene in possesso di un flauto dai poteri magici che gli permetterà di affrontare ogni ostacolo fino al trionfo del bene sul male.
Integralmente riportata sul grande schermo, l’opera lirica  messa in scena da Branagh appare magnifica nella forma sin dalle prime scene, che aprono su paesaggi naturali di grande respiro visivo in cui si intravedono le trincee con i soldati. Negli oltre 130 minuti di rappresentazione si assiste a virtuosismi scenografici (con qualche effetto speciale magari esibito di troppo) di ogni genere, concorrendo alla grandiosità aspirata dall’autore. Ma è la combinazione e la fusione di immagini e musica a risultare, alla fine, il vero punto di forza di tutta l’operazione, giacché il tutto sortisce un’armonia probabilmente insperata, specie se si pensa alla traduzione del libretto in lingua inglese.
In quanto ai contenuti il lavoro di Branagh manifesta due obiettivi molto precisi ed encomiabili: da una parte la democratizzazione dell’opera lirica (“traducendo il libretto della più famosa opera di Mozart nella lingua più conosciuta al mondo e portando l’opera fuori dai teatri dove non tutti la possono apprezzare”, dice il regista) e dall’altra insistendo sul messaggio di pace e riconciliazione. Kenneth Branagh, insieme ad un cast giovane e di altissimo livello che ha cantato e recitato integralmente, si è mostrato ancora una volta un attento “archeologo e valorizzatore di cultura”, in qualunque forma essa si presenti. 
Presentato Fuori Concorso e con una proiezione speciale al Teatro La Fenice allo scorso Festival di Venezia.
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