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DA CANNES A TAORMINA. PASSANDO (ANCHE) PER QUALCHE CONTESTAZIONE

Polemiche - ma solo per la scelta del titolo - alla presentazione romana di XXY di Lucía Puenzo, oggi al Taormina Film Fest

DA CANNES A TAORMINA. PASSANDO (ANCHE) PER QUALCHE CONTESTAZIONE

Dopo la vittoria a Cannes alla Settimana della Critica (Gran Premio della Giuria, Miglior Film, Prix de Jeunesse, Rail d'Or) e il successo di pubblico in Francia e Argentina, la giovane regista argentina Lucía Puenzo (nella foto) ha dovuto affrontare ieri, alla presentazione romana del suo primo lungometraggio XXY, le rimostranze dei medici che con l'argomento trattato nel film, ovvero l'ambiguità sessuale, lavorano ogni giorno. "Il titolo scelto è totalmente fuorviante, e ci riporta indietro di vent'anni".
Al centro della storia narrata in XXY, tratto da un racconto (Cinismo) di Sergio Bizzio, c'è Alex, quindicenne sensibile e inquieta alle prese con i primi turbamenti sentimentali e sessuali, come tutti gli adolescenti. Alex è intersessuale: appartiene cioè ad entrambi i sessi, ma, anche, a nessuno dei due.
Pur apprezzando pienamente il modo in cui il film affronta il tema dell'ambiguità sessuale, con tutte le problematiche (e gli stati d'animo) che si trovano a vivere un ermafrodita e la sua famiglia, Paola Grammatico, che dirige il laboratorio di Genetica Medica del San Camillo - Forlanini di Roma, e Antonio Radicioni, consulente endocrinologo e andrologo, nonché membro dell'Unione Italiana Sindrome di Klinefelter, intervenendo alla presentazione hanno espresso le loro perplessità nei confronti del titolo del film. XXY è infatti la definizione medica di un'anomalia cromosomica piuttosto diffusa (detta anche Sindrome di Klinefelter) che colpisce soltanto i maschi ma che non ha nulla a che vedere con l'ambiguità sessuale, né, pertanto, con la storia di Alex. Con il loro intervento, da cui è scaturita un'accesa discussione, i due medici hanno voluto sottolineare l'eventualità di un messaggio destabilizzante che il film potrebbe avere nei portatori di questa sindrome (e nelle loro famiglie). Tuttavia in Francia e in Argentina, dove il film è già nelle sale, molte persone con sindrome XXY (o simili) hanno dimostrato di apprezzarlo, soprattutto per come mette bene in evidenza gli stati d'animo di chi vive questa situazione.
"Ho incontrato periodicamente molti adolescenti con problematiche diverse," dice Lucía Puenzo, anche autrice della sceneggiatura  "ho lavorato a lungo con medici genetisti e intersessuali con diversi tipi di diagnosi, ma il film non parla di una in particolare. Resta comunque un'opera di finzione che affronta il tema dell'intersessualità, non ha pretese documentaristiche. L'importante per me è stato lavorare in modo serio e competente".
La regista spiega poi la scelta del titolo oggetto della contestazione: "Nel mezzo dell'uniformità c'è un corpo che, con un taglio o no, lotta per collocarsi. Con la sua diversità". Si parla di libertà sessuale e tolleranza, traguardi che l'Argentina ha raggiunto da poco tempo: "Ho amici che hanno perso familiari e conoscenti per la mancanza di libertà di parola. Di certe cose non si poteva neanche parlare; la democrazia, ora, ce lo permette".
XXY sarà presentato oggi al Taormina Film Fest, che l'ha fortemente voluto "nonostante" fosse già stato a Cannes, e sarà nelle nostre sale in venti copie, distribuito da Teodora Film, a partire da venerdì 22 giugno.

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