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DE OLIVEIRA, PICCOLI CAPOLAVORI AD ARCIPELAGO
Nel suo splendore originario abbiamo visto Douro, faina fluvial del 1931
Arcipelago è un festival decisamente ricco di proiezioni e cortometraggi, nel quale diventa quasi difficile orientarsi. Un errore sarebbe però perdersi i cortometraggi del maestro Manoel De Oliveira a cui il festival dedica un omaggio. Il primo in assoluto è Douro, faina fluvial, corto documentario iniziato dal regista portoghese nel 1929 e finito ben due anni dopo, poiché il montatore poteva lavorare solo nei fine settimana.
Il film è un omaggio al Douro, il fiume di Porto (la città del regista), e ad i suoi abitanti. Sullo schermo compaiono in rapida successione barche, pesci, gabbiani, ma anche il barrio e le viuzze vicino al fiume, le stradine interne, persone che fanno i lavori più vari (ed oggi scomparsi), animali domestici, uomini d'affari in giacca e cravatta. Il ritmo è frenetico, frammentario, spezzettato, veloce, il montaggio scolastico ed efficace. De Oliveira passa da panoramiche sul fiume a piccoli particolari delle barche che passano sotto il ponte o al viso di un bambino che piange. Plasma le acque a suo piacimento, ci fa specchiare le cose, ed il fiume sembra quasi che parli, che viva: ed è del resto il protagonista del film. I chiaroscuri ed i contrasti rendono benissimo nella copia restaurata proveniente dalla Cinemateca Portuguesa.
Il film ha tinte neorealistiche (prima del neorealismo), ricorda i corti documentari italiani anni '50 o Las Hurdes di Buñuel (di cui è più o meno contemporaneo). Ma laddove nel film del regista spagnolo c'era denuncia, in Douro c'è una leggerezza quasi anacronistica, un divertimento, sprazzi e lazzi, che tuttavia non ci distrae dalla condizioni di estrema povertà e duro lavoro riprese da De Oliveira: è comunque antropologico.
Più di settanta anni fa, un inizio decisamente promettente per uno sportivo prestato al cinema.


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