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NON SI UCCIDONO COSÌ ANCHE I CAVALLI
di Sidney Pollack
Cast: Jane Fonda, Michael Sarrazin, Gig Young, Bonnie Bedelia, Susannah York, Red Buttons
Nazionalità e anno: USA, 1969
Distribuzione: 01 distribution
Edizione: italiano, inglese
Sottotitoli: inglese, italiano per non udenti
Audio: dolby-digital 2.0 (dual mono), dolby ditagital 2.0 (stereo) in inglese
Schermo: widescreen anamorfico 2.35:1 - 4:3
Durata: 120’
Extra: Assenti
Note: Grande film trattato abbastanza male… L’audio non è assolutamente dei migliori, con leggeri echi ed un suono di fondo sordo e privo di profondità. Le immagini risultano scure e alterate dal tempo, con qualche graffio e qualche saltino dovuto ad una pellicola in non perfetto stato. Ma la cosa peggiore perpetrata ai danni della pellicola (e qui deriva dal master) è di vedere un film in widescreen “superpanoramico” con il mascherino del letterbox televisivo con due enormi fascioni neri in alto e in basso, che se visto su un televisore 16:9 toglie spazio ancora di più, veramente pessima trovata. Gli extra non ci sono ma a questo punto non è importante.
Regione: 2
Sito italiano: www.01distribution.it
Qualità artistica: Ottima
Qualità immagine: Mediocre
Qualità audio: Mediocre
Qualità extra: N.G.
4
Uomini e bestie, quali sono chi e cosa? Di certo nel periodo della grande depressione americana, dopo il crollo di Wall Street del ’29, valeva di più la vita di un animale che quella di un essere umano. Persone trattate come carne da macello (senza voler urtare la suscettibilità degli animalisti, tra i quali mi ci metto anch’io) per guadagnare qualche soldo, le illusioni di povera, e non solo, gente che era disposta a tutto pur di “mangiare”… si mangiare. Di calpestare anche la propria dignità e quella altrui.
Durissimo film di Sidney Pollack (quando aveva ancora molto da dire) di denuncia sociale su un periodo mai troppo raccontato e che in qualche modo è una delle vergogne del “civilissimo” popolo americano. Un periodo ove l’uomo si mangiava con l’uomo per la sopravvivenza, dove il rispetto era solo una parola vacua e vuota senza alcun significato, solo la parola “dollari” aveva il potere di ridestare i sogni “perduti” di “persone perdute” nella fine del grande sogno americano.
Qui, pur di guadagnare 1.500 dollari si sfidano in non so quanti in una “drammatica” maratona di ballo, soldi che andranno solo all’unica coppia che alla fine “resterà in piedi”, ballo o non ballo, basta che stiano in piedi, se si trascinano, se si contorcono dalla stanchezza e dal dolore non importa l’importante è la show, e come si sa “Lo spettacolo va avanti. Coppie ognuna con i propri drammi e le loro “vite perdute” di cui agli spettatori che vedono i concorrenti non importa nulla, importa solo vederli “soffrire” in una sorta di mutuo sadomasochismo che non finisce mai.
Un film che rimane impresso nella memoria, non ero ancora decenne quando lo vidi per la prima volta, ma che ha lasciato tracce indelebili. Un film che ha vinto un oscar come miglior attore non protagonista con il grande Gig Young (nella parte del marinaio che muore in pista con un infarto sfinito dalla drammatica kermesse che ormai durava da oltre 1000 ore), ed aveva avuto ben 6 nomitation (tra cui oltre a quella vinta anche quelle di: miglior regia, miglior sceneggiatura, miglior attrice, miglior attrice non protagonista, miglior musica) ma come tutti i film scomodi aveva seminato bene ma raccolto poco con un attore comunque di seconda fascia (l’America puritana non poteva permettere di premiare un film troppo scomodo in un periodo di forte contestazione giovanile e dare il premio ad una “comunista come Jane Fonda).
Un grande film, che il danno arrecato nella finta visione in 16:9, non rovina il gusto ed il piacere di vedere un film di culto che mai avrei pensato che fosse stato editato, un prodotto di nicchia che erano anni che non vedevo, se non in una versione inglese uscita qualche anno fa in DVD, di buona qualità: Nonostante ciò aspettavo con ansia (ora finalmente esaudita) un’uscita italiana per gustare bene i bellissimi e dissacranti dialoghi, intensi e mai banali, che in lingua originale, giocoforza, ne perdevo alcuni passaggi. Per un serata all’insegna del dramma allo stato puro.
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oshima ha scritto:
Sono d'accordo con il Conciatori, grande film di un grande Pollack come da tempo non si vede. Peccato per la pessima qualità dell'edizione... ma siamo di bocca buona anche perché il film lo merita
Lun, 19/12/2005 - 01:26

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