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U.S.A. CONTRO JOHN LENNON

di David Leaf e John Scheinfeld

Soggetto: David Leaf, John Scheinfeld
Sceneggiatura: David Leaf, John Scheinfeld
Fotografia: James Mathers
Montaggio: Peter S. Lynch
Suono: Noah Mathers
Interpreti: John Lennon, Yoko Ono, Walter Cronkite, Mario Cuomo, Angela Davis, G. Gordon Liddy, George McGovern, Richard Nixon, Geraldo Rivera
Produzione: Authorized Pictures, LSL Productions Inc., Lions Gate Films, VH1 Rock Docs
Distribuzione: 01 distribution
Nazionalità ed anno: USA, 2006
Titolo originale: U.S. vs. John Lennon
Durata: 99'
Data  di uscita: 1 giugno 2007
Sito ufficiale
Sito italiano
Note: Presentato nella sezione Orizzonti alla 63ma Edizione della Mostra di Venezia
U.S.A. CONTRO JOHN LENNON
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“All we are saying is Give Peace a Chance!”. Sarebbe oltremodo banale ridurre solamente a questo - “slogan” che ben presto divenne il più alto e sentito inno del movimento pacifista mondiale della prima metà degli anni '70 - il tutto sommato buon documentario già presentato allo scorso Festival di Venezia, nella sezione Orizzonti.
U.S.A. contro John Lennon, infatti, prova a mettere in luce (non che in passato la cosa non fosse già avvenuta) la controversa relazione che si instaurò, dalla fine degli anni '60 fino al 1976 (con una sorta di pausa fino al 1980, anno in cui Lennon venne assassinato - sempre secondo la versione ufficiale - da un fan squilibrato), tra gli Stati Uniti d'America e uno dei massimi esponenti dello show business planetario, il leader dei Beatles, John Lennon.
Da una parte il marciume di istituzioni malate - dalla presidenza Nixon fino ai quanto mai discutibili sistemi adottati da CIA e FBI - dall'altra quel fiume in piena di giovani (e non solo) che, dopo troppi anni d'apatia, iniziò a far sentire la propria voce su argomenti fino a quel momento off limit: l'assurdità della guerra del Vietnam, le folli repressioni durante comizi e manifestazioni, l'accorgersi - finalmente - che il concetto di democrazia aveva bisogno di una “rivoluzione” per esser preservato e mantenuto in vita. In tutto questo, la figura di John Lennon si eresse non solo quale "artista impegnato alla causa" (scrivendo e cantando canzoni che, di lì a poco, sarebbero diventate memorabili: Imagine, Give Peace a Chance, appunto, o War is Over), ma quale potentissimo grimaldello per scardinare l'opinione pubblica, promuovendo azioni considerate dai conservatori dell'epoca semplicemente come pagliacciate: i Bed-in con l'amata Yoko Ono, le continue dichiarazioni a favore del pacifismo rivoluzionario, la completa adesione a movimenti e personaggi che proprio l'FBI teneva da tempo sotto controllo: il leader delle Pantere Nere, Bobby Seale, o gli attivisti come Abbie e Anita Hoffman, Jerry Rubin e quel John Sinclair a favore del quale venne organizzato un megaconcerto nel 1971 per richiederne l'immediata scarcerazione (condannato a dieci anni per aver offerto due spinelli a una poliziotta). E la cinghia dell'intera amministrazione Nixon, alla fine, si strinse anche su di lui. Il lavoro di David Leaf e John Scheinfeld è dunque necessario per avvicinarsi - una volta di più - ad un periodo che non dovrà essere ricordato semplicemente per l'evoluzione e la genialità di alcuni artisti, ma per conoscere meglio cosa spingeva alcuni di essi a diventare mito, leggenda. Non lo decise John Lennon, ma quella moltitudine di persone che, dopo la sua morte, si strinse in un cordone infinito di abbracci, e lacrime.
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