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PER NON DIMENTICARE. AMNESTY E FANDANGO CONTRO L’INCUBO DEL REGIME

In uscita questo venerdì Cronaca di una fuga - Buenos Aires 1977, basato sulla storia vera del calciatore Claudio Tamburrini, imprigionato e torturato  nell'Argentina della dittatura militare

PER NON DIMENTICARE. AMNESTY E FANDANGO CONTRO L’INCUBO DEL REGIME

Sopravvissuto all'incubo. Claudio Tamburrini, ex portiere, oggi pacato professore di filosofia residente a Stoccolma (ma svedese solo d'adozione), incontra la stampa durante la conferenza di presentazione di Cronaca di una fuga - Buenos Aires '77. Il protagonista del film, che uscirà nelle sale italiane il 4 maggio in sole 20 copie, porta il suo stesso nome e vive la fuga più intensa che uomo possa mai intraprendere: quella per riconquistare la propria libertà.
Tamburrini è infatti uno dei quattro giovani fuggiti dall'inferno della Mansion Seré, casa degli orrori allestita da un manipolo di militari del governo fascista argentino dopo il 1976 per torchiare i presunti dissidenti al regime.
 "Assieme alla nascita dei miei due figli, questa fuga è il successo più grande della mia vita", dichiara Tamburrini senza esitazione; "sono molto legato a questa storia, devo ad essa tutto ciò che sono oggi, e il film la rispecchia in modo veritiero. Ricrea in modo magistrale quello che è accaduto" nei quattro mesi di prigionia subita, raccontati da Tamburrini stesso nel libro Pase Libre - La fuga de la Mansion Seré, che ha ispirato l'adattamento cinematografico. Specifica però: "La realtà non è mai bianca o nera, ma sempre grigia, perciò ci pone dei limiti: sarebbe necessario accordare pene più lievi ai colpevoli di queste atrocità in cambio di informazioni vitali sui cadaveri delle vittime, sulle migliaia di bambini scomparsi. Oggi in Argentina la volontà punitiva a oltranza conta molto più della ricerca della verità".
Interviene però Jorge Ithurburu, del comitato promotore per il processo ESMA (processi in Italia riguardanti la dittatura militare argentina): "Come si può rinunciare a punire chi ha ucciso i tuoi figli, nella speranza spesso vana di riabbracciare un nipote perduto?". Aggiunge: "Il film mi tocca a livello personale: nel 1977 ero soldato di leva in Argentina, e come tale ho partecipato alla mobilitazione generale che è seguita alla fuga di Claudio e dei suoi compagni. Così ho conosciuto da vicino la banalità del male... I componenti di queste task-force agivano solo per soldi, non si soffermavano mai sulle ragioni dei soprusi che commettevano". Tuttavia, sottolinea, "proprio questa è la ragione per cui nulla impedisce, purtroppo, che accada di nuovo in altri Paesi ciò che è avvenuto allora in Argentina. Si trattava di un meccanismo burocratico letale, che stritolava chiunque vi venisse a contatto".
Patrizia Sacco testimonia l'appoggio di Amnesty International a tutte quelle organizzazioni che cercano di abrogare le "leggi del perdono", a causa delle quali finora non è stato possibile, in Argentina, processare i responsabili. "Il cinema può fare molto per i diritti umani, veicolando storie come questa Cronaca e scongiurando quello che oggi è il rischio più grande: l'oblio". Perciò, che finalmente qualche coscienza si smuova e che il silenzio non protegga ancora la crudeltà di quegli anni: nunca mas, mai più.

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