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LA VIE EN ROSE

di Olivier Dahan

Sceneggiatura: Olivier Dahan, Isabelle Sobelman
Fotografia: Tetsuo Nagata, A.F.C.
Montaggio: Richard Marizy
Musiche: Christopher Gunning
Scenografia: Olivier Raoux
Costumi: Marit Allen
Interpreti: Marion Cotillard, Sylvie Testud, Pascal Greggory, Emmanuelle Seigner, Jean-Paul Rouve, Gerard Depardieu, Clotilde Courau, Jean-Pierre Martins, Catherine Allegret, Marc Barbe
Produzione: Alain Goldman
Distribuzione: Mikado
Nazionalità ed anno: Francia, 2006
Durata: 140'
Data di uscita:
4 maggio 2007
Titolo originale: La Môme
Sito ufficiale  
Sito italiano  
Soundtrack
Note: In concorso al 57mo Festival di Berlino; vincitore di 2 Oscar (Miglior interprete femminile protagonista, miglior trucco)

LA VIE EN ROSE
3 e mezzo

Film fluviale, travolgente e appassionato sulla vita tragica eppure meravigliosa di Edith Piaf (Marion Cotillard, molto brava e davvero credibile), la più grande e famosa cantante di Francia del secolo scorso, morta nel 1963 poco prima di compiere quarantotto anni - dimostrandone per lo meno il doppio. Il successo arriva piuttosto presto, dopo un'infanzia per niente fortunata: abbandonata dalla madre, cresce nel bordello della nonna paterna prima, e in giro con il circo e il padre saltimbanco poi. La maggior parte dei brani del film sono incisioni originali della Piaf.
Fragile come un passerotto (piaf) fin da piccina, esile, delicata e minata nel fisico da varie malattie, ma dotata di una voce sublime, capace di interpretare (e suscitare in chi ascolta) ogni variazione dei sentimenti. Portare la vita di Edith Piaf sul grande schermo non era sicuramente esente da variegati "rischi": la sua cattiva sorte avrebbe potuto spalancare le porte a suggestioni pietistiche - se non in odor di agiografia - e la sua effettiva grandezza avrebbe potuto oscurare ogni altro personaggio, o addirittura il film stesso. Fulminato dall'idea di scrivere e dirigere la storia della grande cantante mentre si trovava in una libreria, sfogliando un libro su di lei, il giovane regista Olivier Dahan è riuscito a realizzare un film visivamente molto appagante e sentimentalmente coinvolgente, abbracciando per intero la vita - non lunga, ma intensissima - del passerotto nato nei sobborghi parigini.
"Non volevo fare un film biografico, ma volevo che tutto nel film fosse reale". Sono le parole del regista/sceneggiatore, che rivelano il suo approccio - per nulla intimorito, né reverenziale - a Edith Piaf. Che, giura, non ha voluto idealizzare: perché lei non l'ha mai fatto con se stessa. Il ritratto che ne viene fuori è quello di una donna vitale, schietta e incredibilmente rapida e onesta nel formulare giudizi su persone e situazioni. Ma anche - soprattutto - fragile e insicura, capace di rinchiudersi nel camerino per paura di esibirsi - "mi sento morire", gridava tra le lacrime - perfino nei momenti di massima fama. E poi ancora eccessiva - negli amori, nei dolori, negli abusi di alcool, droghe e medicine -, fino ad essere autodistruttiva. E felice, di quella felicità che sapeva illuminare chi le stava accanto.
Il tutto è abilmente sfalsato da Dahan su più piani temporali, che alternano l'infanzia all'ultimo periodo, il percorso verso la fama e il successo internazionale. Suggestivo il peregrinare della piccola Edith bendata - rischiò anche di restare cieca - tra le stanze - in fervente attività - del bordello, un po' meno la rappresentazione del trascendente - la "visione" di Santa Teresa, cui la Piaf era devotissima.
In generale, qualche timore registico in meno avrebbe giovato non poco al - comunque ottimo - film: la scena in cui la cantante riceve una terribile notizia, e vagando disperata per casa finisce sul palcoscenico ad esibirsi, in una riuscita soluzione di continuità tra realtà e irrealtà, è semplicemente eccezionale. Peccato che sia un unicum.
All'altezza dell'interpretazione della Cotillard - credibile sempre, anche sotto vari strati di trucco - il resto del cast. La Seigner è la prostituta che l'ama come una figlia, la Courau è la vera madre, cantante fallita, la Testud, già vista nell'Héritage dei Babluani, è l'amica più cara di Edith. E Depardieu, il primo impresario a credere in lei, non "deborda" con un'interpretazione sopra le righe come in molti altri film.
Assolutamente strepitosa la colonna sonora, che alterna ai brani della cantante composizioni originali di Christopher Gunning.

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