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LE FERIE DI LICU

di Vittorio Moroni

Sceneggiatura: Vittorio Moroni, Marco Piccarreda
Montaggio: Marco Piccarreda
Musiche: Mario Mariani
Interpreti: Giulia Di Quilio, Md Moazzem Hossain, Fancy Khanam
Produzione: 50N, in collaborazione con Rai Cinema
Distribuzione: Myself Cinema
Nazionalità ed anno: Italia, 2006
Durata: 93'
Data di uscita:
4 maggio 2007
Sito ufficiale

LE FERIE DI LICU
2 e mezzo

Protagonista di questo documentario "contaminato" dalla finzione è il ventisettenne Licu (Md Moazzem Hossain), nato in Bangladesh ma residente da otto anni a Roma, dove fa due lavori per mantenersi e ha molti amici - italiani e non. L'attaccamento alla religione (musulmana) e alle tradizioni del paese d'origine fanno parte della vita quotidiana di Licu. Un giorno riceve una lettera da sua madre, dentro c'è la foto di una ragazza: è Fancy (Fancy Khanam), la sposa che la sua famiglia ha scelto per lui.
Doveva essere un film - da un soggetto del regista stesso, segnalato al Premio Solinas -, poi la realtà ha preso prepotentemente il sopravvento, e ne è nato un documentario. Dal quartiere Prenestino al Bangladesh, seguendo questo ragazzo con un curioso ciuffo alla Elvis - e camicie sempre alla moda - che riesce nella difficile impresa di vivere in bilico tra due culture molto diverse tra loro.
Vittorio Moroni è alla seconda opera, e pare aver capito molto bene come (non) funziona il sistema distributivo in Italia, tanto da averne creato uno alternativo: è l'associazione Myself, che si basa prevalentemente sull'azionariato e la prevendita dei biglietti, e che  ha già funzionato con successo per il precedente film Tu devi essere il lupo.
Il suo lavoro appare genuino e sincero, e propone uno spaccato dell'Italia forse inedito ai più ma molto aderente alla realtà, in cui sempre più spesso culture lontanissime vivono gomito a gomito, senza eccessivi attriti. Licu tifa Roma, ha amici romani con cui esce e si diverte - ma non beve alcool per motivi religiosi - e quando per strada incontra una ragazza non incrocia il suo guardo per più di una volta (per le ragioni di cui sopra).
Moroni è attento - forse troppo - a non prendere l'ovvia posizione partecipativa/interventista, neanche di fronte ad evidenti situazioni di disagio: Licu sostanzialmente fa vivere reclusa nella sua stanza la giovane moglie, e lei non è remissiva al punto di accettare debolmente la situazione. Ma in due anni e mezzo di "osservazione" (tanto sono durate le riprese) la situazione di Fancy non è affatto cambiata.
In questi frangenti la regia "distanziata", comunque valida per gli altri momenti del film, si percepisce fredda e asettica, sottendendo nello stesso tempo una tacita connivenza di idee con lo spettatore.
Simpatico - ma più folkloristico che folklorico - l'estratto video originale del matrimonio, una vera esplosione di colori ed "effetti speciali" a palate.
Speriamo di tornare presto a parlare di questo piccolo cinema (piccolo riferito alla distribuzione: ad oggi si parla di sette copie); intanto apprendiamo con piacere dal consigliere Masini che Le ferie di Licu ha destato l'interesse del comune di Roma e del presidente della Festa del Cinema Goffredo Bettini, tanto che si parla, per la prossima edizione, di un nuovo "spazio" dedicato ad opere di questo genere.

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