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SPIDER-MAN 3 - MUSIC FROM AND INSPIRED BY THE FILM
di Artisti Vari
Track listing:
1. Signal Fire - Snow Patrol 4:26
2. Move Away - The Killers 3:52
3. Sealings - Yeah Yeah Yeahs 4:32
4. Pleased to Meet you - Wolfmother 4:44
5. Red River - The Walkmen 2:52
6. Stay Free - Black Mountain 4:27
7. The Supreme Being Teaches Spider-Man How to Be in Love - The Flaming Lips 3:25
8. Scared of Myself - Simon Dawes 4:54
9. The Twist - Chubby Checker 2:35
10. Sightlines - Rogue Wave 3:39
11. Summer Day - Coconut Records 2:05
12. Falling Star - Jet 3:35
13. Portrait of a Summer Thief - Sounds Under Radio 4:15
14. A Letter from St. Jude - The Wasted Youth Orchestra 4:11
15. Small Parts - The Oohlas 3:38
Bonus cd: Cut Off The Top (Timo Maas Dirty Rocker Remix) 3:03
Durata totale: 60:12
Etichetta: Record Collection
Anno: 2007
Spider-Man 3 non è solo un film. Spider-Man 3 è una gigantesca operazione di marketing che va a coprire ogni settore del mercato dell'intrattenimento, rilanciando la sua immagine in un gioco di specchi negli specchi. Ogni comparto coinvolto fornisce del prodotto una propria versione, accomunata dall'unico denominatore del marchio e del target a cui fa riferimento. Non sfugge da questa logica la soundtrack, in cui vengono proposte canzoni ispirate dal film.
Una logica che, in questo caso, risulta vincente, anche perché i nomi coinvolti nell'operazione sono tutti di gran calibro, selezionati con cura dal gran calderone dell'indie-pop-rock oriented. La scelta non deve stupire più di tanto, in primis perché già gli Hives furono coinvolti nel primo episodio, poi perché è proprio l'indie che, paradossalmente, grazie ai nuovi mezzi di comunicazione e promozione, sta dominando inesorabilmente il panorama musicale d'inizio secolo. Gli artisti coinvolti non rinunciano al loro stile e la contaminazione con la major si riduce semmai ad un surplus produttivo che non nuoce ma impreziosisce. L'esordio spetta agli Snow Patrol, interessantissima band inglese nata su etichetta Jeepster e autori dell'ottimo e recente Eyes Open, alle prese con quella che inizialmente sembra una ballata malinconica in stile Travis e che sfocia in modo compatto verso sonorità rumorose e gradevolmente melodiche; tocca poi ad uno dei gruppi più interessanti degli ultimi anni, The Killers, che con Move Away seguono la scia del recente Sam's Town, conciliando sporcature rock da ‘70, invenzioni vocali e propensione per ritmi ballabili con una produzione più accurata e innegabilmente american-oriented.
Le (o gli, come preferite) Yeah Yeah Yeahs accantonano invece il pop-punk delle precedenti produzioni a favore di un brano che vira verso un rock tutt'altro che inedito; va decisamente molto meglio con i Wolfmother, gruppo hard australiano alle prese con riff micidiali e scatenati, supportati dalla voce rock di Andrew Stockdale. I The Walkmen con il loro inconfondibile stile combinano strumentazione vintage accompagnata da una voce disperata che tende al grido piuttosto che al canto (Red River); segue la ballata nostalgica e hippe dei canadesi Black Mountain, chitarre folk e voci in falsetto, mentre i Flaming Lips ripropongono sonorità psichedeliche e dilatate nei loro inconfondibili lenti segnati dalla voce di Wayne Coyne. La tendenza sembra comunque quella della lentezza e dell'introspezione: Simon Dawes con Scared of Myself, il bel pop post-british dei Rogue Wave (Sightlines) direttamente da etichetta Sub Pop, la delicata Summer Day dei Coconut Records, brano firmato da Kirsten Dunst e da Jason Schwartzman ex batterista dei Phantom Placet; perfino i Jet non rinunciano a buttarsi su una ballata rock dal sapore molto classico (Falling Star). Sorprende la scelta di inserire un classicone tutt'altro che inedito come The Twist dell'icona del genere Chubby Checker mentre si segnala l'ottima chiusura delle Oohlas, che segue le orme di gruppi al femminile come le Long Blondes in un'ottima miscela di pop-rock retro squisitamente indie e affascinantissimo. La traccia più deludente risulta essere la bonus della special edition: i Beatesteaks in un remix che tradisce del tutto il punk made in Epitaph delle origini. Una macchia che comunque non danneggia il risultato complessivo, quello di un'ottima raccolta delle migliori e inedite tendenze dell'attuale panorama dell'indie. Da avere.


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