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EDITORIALE MAGGIO 2007

60 anni per Cannes, senza italiani. 70 per Cinecittà, che festeggia in grande stile

EDITORIALE MAGGIO 2007

Non accadeva dal 2000. Al Festival di Cannes, per questa imminente 60° Edizione (16-27 maggio), nessun film italiano è stato selezionato per il Concorso ufficiale. Fa quasi sorridere, e al tempo stesso impallidire, quello che è stato detto in una nota trasmissione televisiva (in onda la domenica notte su Rai 1...) dedicata al "Cinematografo" e popolata da importanti addetti al mestiere: "Il festival di Cannes, come da noi quello di Venezia, proibisce ai registi che hanno vinto la Palma e il Leone d'oro di partecipare di nuovo al concorso. Per questo il grande Ermanno Olmi (Palma d'Oro nel 1978 con L'albero degli zoccoli, ndr) sarà festeggiato ma non può essere in gara".
Ora, a prescindere dal fatto che il bellissimo Centochiodi meritava forse una considerazione maggiore rispetto al "semplice" omaggio dell'Evento Speciale che la kermesse francese gli riserverà, ci piacerebbe ricordare - all'autore della frase e a tutti gli altri presenti che non l'hanno obiettata (o magari l'hanno fatto, ma il final cut della trasmissione ci ha impedito di accorgercene) - che l'anno scorso, a Venezia, erano in lizza per il Leone d'Oro Gianni Amelio (che lo vinse con Così ridevano), Tsai Ming Liang (che lo vinse con Vive l'amour) e Alain Resnais (che lo vinse con L'anno scorso a Marienbad) e che, fra qualche giorno, in concorso per la Palma d'Oro a Cannes, torneranno i fratelli Coen (che la vinsero nel 1991 con Barton Fink), Quentin Tarantino (che la vinse nel 1994 con Pulp Fiction), Emir Kusturica (che la vinse addirittura due volte - quindi dovrebbe considerarsi fortunato se ancora non l'hanno bandito del tutto dall'avvicinarsi alla croisette - con Papà è in viaggio d'affari nel 1985 e Underground nel 1995) e Gus Van Sant (che la vinse nel 2003 con Elephant).
Prendere le difese del cinema italiano è cosa buona e giusta, lasciar passare un'inesattezza e una scorrettezza simile no, non è possibile ammetterlo: in primo luogo perché non è certo con queste false notizie che il pubblico "deve essere" informato, secondo poi perché non è grazie a queste "giustificazioni" che il cinema italiano ritornerà a farsi apprezzare dai circuiti festivalieri internazionali. E ad esprimere, accanto a quel cinema popolare con cui ci si congratula per le fette di mercato riconquistate, anche personalità d'autore capaci di parlare a un pubblico diverso dai pur rispettabilissimi teenager. Per imparare la lezione basterebbe guardare al passato, ai peplum riciclati girati accanto agli studi di Fellini. Agli artigiani che lavoravano a pochi passi dai Maestri. Ai set di cartapesta che si alternavano con le scenografie delle grandi imprese produttive, tutto nel giro di pochi metri. Non sopra il cielo, ma quadrati. In un luogo mitico che si chiama(va) Cinecittà, e che in questi giorni festeggia il suo settantesimo anno di vita (nella foto il francobollo commemorativo). Cento di questi giorni. Anzi, di migliori!

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