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SALVADOR – 26 ANNI CONTRO

di  Manuel Huerga

Soggetto: Basato sul libro "Compte Enrere. La Historia di Salvador Puig Antich" di Francesc Escribano
Sceneggiatura: Lluìs Arcarazo
Fotografia: David Omedes, AEC
Montaggio: Aixalà/Santy Borricòn
Musiche: Lluìs Llach
Scenografia: Antxòn Gòmez
Costumi: Marìa Gil
Interpreti: Daniel Brühl, Tristan Ulloa, Leonardo Sbaraglia, Leonor Watling
Produzione: Mediapro
Distribuzione: Istituto Luce/Delta Pictures
Nazionalità ed anno: Spagna, 2006
Durata: 138'
Data di uscita:
27 aprile 2007
Titolo originale: Salvador Puig Antich
Sito ufficiale    
Sito italiano  
Soundtrack

SALVADOR – 26 ANNI CONTRO
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Nella Spagna dei primi anni Settanta, verso la fine del regime franchista,  un gruppo  di giovanissimi (in gran parte studenti) militanti nel partito di estrema sinistra dà vita al Movimento Ibèrico de Liberaciòn (MIL), che attraverso una lunga serie di rapine - definite "espropri" - e azioni provocatorie, finanzia l'ala più militare del movimento. Tra loro, Salvador Puig Antich, la cui morte crudele e tragica è ancora oggi un simbolo di una generazione.
Dittatura, repressione, ingiustizie, violenze: è contro questo che Salvador (Daniel Brühl), studente catalano, decide consapevolmente di combattere. In nome della libertà sacrificherà molte cose: la possibilità di  veder crescere le sue quattro sorelle, stare accanto alla propria famiglia, continuare a vivere in patria. Infine, si vedrà togliere la libertà e la stessa vita. Arrestato per la sua militanza nel MIL, colpevole di rapine e accusato anche di omicidio, dopo un processo-farsa presso il tribunale marziale, Salvador Puig Antich è condannato alla pena di morte e giustiziato il 2 marzo del 1974, all'età di 26 anni.
Huerga, classe 1957, ha al suo attivo una carriera trentennale variegatissima, che spazia dal cinema alla televisione, passando per documentari, spot pubblicitari e video musicali. Portare sul grande schermo la vita del "ribelle con una causa" Salvador è stata senz'altro, per il regista, una sfida affascinante, oltreché un buon modo di risvegliare la memoria storica - forse un po' assopita - di un periodo così buio. Deciso nel mostrare ogni aspetto della vita di Salvador (irriverente, carismatico e scanzonato agli inizi della militanza, tragico nella reclusione), Huerga ottiene un film spaccato esattamente in due.
A una prima parte più evocativa, a tratti spettacolare, nel complesso ben riuscita nella descrizione di un mondo, di una società, di un paese che pare lontano anni luce dal nostro presente - e invece siamo nella vicinissima Spagna, appena poco più di trent'anni fa - se ne contrappone una seconda, quella maggiormente indirizzata all'odierno pubblico (in patria il film ha avuto grande successo, e ha dato il via a dibattiti, da noi è stato "adottato" dall'associazione Nessuno tocchi Caino) più meccanica, livida anche nella fotografia, in cui tutti i personaggi sembrano perdere profondità, schiacciati dagli avvenimenti che si susseguono senza controllo.
Se spogliata dagli altissimi ideali di cui l'intero film si fa portabandiera - un no deciso alla pena di morte, alle dittature, alle sopraffazioni fisiche e psicologiche - la seconda metà risulta essere troppo distante da quanto visto in precedenza, in cui lo spettatore quasi toccava con mano la concretezza del sogno di poter davvero cambiare il mondo.
Huerga infatti, nei momenti più crudi, si rifugia in un rigido - e durissimo - documentarismo, che non si tira indietro neanche davanti alla garrota, terribile strumento di morte di matrice inquisitoria; ricordiamo che Salvador è stato l'ultimo detenuto politico spagnolo condannato alla pena di morte, mentre la garrota fu abolita soltanto nel 1978. Inquietante poi il risvolto "amicale" di Salvador con la propria guardia carceraria, che da cattivissimo si trasforma nel giro di poche scene in un docile agnellino, tutto premure e richieste di consigli, non lontano dal collega visto nel recente Goodbye Bafana.
Bella la colonna sonora, che alterna grandi successi a brani meno conosciuti, affiancandoli ai pezzi originali composti da Lluìs Llach.

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