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ALBERTO GRIFI È MORTO

Se n'è andato il padre del cinema sperimentale italiano. Suoi La verifica incerta e Anna

ALBERTO GRIFI È MORTO

Il primo incontro fu in televisione: Fuori Orario trasmetteva Anna, e chi scrive (allora tredicenne o poco più) decise di registrarlo, invaghito dalla fama di capolavoro maledetto che circondava quel nome di donna. Ma la cassetta non bastò. Anna è più grande di una TDK da 180 minuti. Anna non ci sta, non si lascia ingabbiare in tre ore di nastro; e neppure in una sceneggiatura. Non è la Anna di Lattuada, Silvana Mangano che balla il negro zumbòn.
Non è la vitalità: ma la vita, e nient'altro. Che corre, disorienta, costringe a improvvisare. E coglie impreparati, anche quando preparati lo siamo, e al peggio: sapevamo della malattia di Alberto Grifi, e del ricovero d'urgenza nel pomeriggio di venerdì, e delle condizioni disperate. Ma nonostante tutto, il dolore per la sua morte è proprio come Anna... non ci sta, dentro le poche righe di questo ultimo saluto.

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