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IL PIACERE E L’AMORE
di Nuri Bilge Ceylan
Sceneggiatura: Nuri Bilge Ceylan
Fotografia: Gökhan Tiryaki
Montaggio: Ayhan Ergürsel, Nuri Bilge Ceylan
Interpreti: Nuri Bilge Ceylan, Ebru Ceylan, Nazan Kesal, Nazan Kirilmis, Arif Asçi, Ufuk Bayraktar, Emin Ceylan, Fatma Ceylan
Produzione: Pyramide Films, Co Production, Imaj, NBC Film
Distribuzione: Bim
Nazionalità ed anno: Turchia/Francia, 2006
Durata: 97'
Data di uscita: 20 aprile 2007
Titolo originale: Iklimer
Sito ufficiale
Sito italiano
Isa, un professore universitario di Istanbul, scatta fotografie alle colonne di un sito archeologico, e la sua compagna Bahar lo guarda da lontano, annoiata, innamorata, arrabbiata, vicina alla disperazione. Una breve vacanza si risolverà nella fine della loro relazione, e il ritorno a Istanbul li vedrà intraprendere strade del tutto separate. Isa tornerà alle sue lezioni, a una tesi di docenza da completare, a una vecchia amante con cui in passato ha tradito Bahar.
Lei partirà per lavoro, e si trasferirà temporaneamente ad Ağri, nella parte più a est della Turchia. I mesi passano, si susseguono le stagioni e cambia il clima, dall'estate assolata di una costa mediterranea alla neve delle montagne intorno a Erzurum, e un riavvicinamento tra i due sembra al contempo prevedibile e impossibile, facile e del tutto inutile.
In questa bella storia di non amore, premiata a Cannes l'anno passato con il Fipresci Prize, il premio della critica internazionale, contano tanto i luoghi quanto i diversi climi del titolo originale, che al contrario di quello italiano poco ha a che fare con Roger Vadim. A farsi luogo della storia è una Turchia rappresentata nei suoi molteplici volti geografici, quello urbano di una Istanbul quanto mai vicina all'Europa, quello del turismo di diporto di Kaš, e infine quello aspro delle montagne dell'Est, quasi al confine con l'Iran. Una bella carrellata su un paese che sembra distendersi pigro e infinito, e scandisce le modulazioni di una vicenda intima di solitudine, una parabola sull'incomunicabilità raccontata con poche parole, impeccabile rigore stilistico, e un certo umorismo nichilista che riduce i personaggi alla desolazione dello sguardo che esprimono e di quello che viene loro indirizzato da parte del pubblico. Non c'è maturazione ma ciclicità, come appunto quella delle stagioni, e la freddezza del sentimento nel suo non riuscire ad esistere fa il paio con l'esteriorità di manifestazioni amorose che, come l'unico rapporto sessuale illustrato nel film, sono solo l'esplicitazione di un antagonismo irriducibile. Quattro anni dopo la rivelazione di Uzak, Nuri Bilge Ceylan si conferma ottimo regista e questa volta anche ottimo attore, affiancato dalla moglie Ebru a cui affida naturalmente il ruolo di Bahar. Ancora un'indagine sul tema inesauribile dell'incapacità di amare, ma svolta da una mano in grado di caricare le immagini di tutto quello che manca sulle labbra dei protagonisti.


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