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“PER IL MIO FILM HO PENSATO AL SEGUITO DI GHOST”
A più di dieci anni dall'ultimo lavoro, torna sugli schermi cinematografici Lamberto Bava, con Ghost Son, un mix tra "film di suspense e storia d'amore, con dei piccoli inserti horror", come ama definirlo il regista stesso. Curiosa la genesi del soggetto: "Come voi saprete a me piacciono le storie al limite, le storie che facciano viaggiare la fantasia. Anni fa vidi Ghost, il celebre film, e mi ha sempre ronzato per la testa l'idea di cosa potrebbe essere successo dopo.
Rielaborata a dovere, quell'idea si è oggi trasformata in Ghost Son". Progetto "che ha riscontrato una certa facilità di reperimento di finanziamenti - come informa Guidone, uno dei produttori - nel momento in cui Laura Harring, star di livello internazionale, ha aderito al progetto.
"Ho letto la sceneggiatura a Cannes la prima volta, e, come raramente capita, mi ha spaventato molto. Il fatto che solo il testo mi avesse così impressionato è stato un ottimo elemento per dedurne che il film poteva solo essere buono. Poi c'erano altri fattori, come il fascino che ha il continente africano, o la direzione artistica di un grande maestro come Bava, che mi hanno spinto subito ad accettare". Prima volta che lavorava in una produzione italiana, la Harring ha riscontrato non poche differenze con il sistema made in Usa: "Il metodo italiano è molto più divertente. Basti pensare alle fantastiche pause pranzo, dominate tutte da un'irresistibile allegria e da ottimi piatti di pasta. Le troupe italiane ti fanno sentire come fossi in una famiglia".
La scelta della Harring è anche figlia del fatto che l'attrice è disposta a lavorare con il proprio corpo, anche esibendolo ove necessario. "La componente sessuale, però, - commenta il regista - non mi pare essenziale in questo film. Il mio è fondamentalmente un thriller che si snoda lungo una storia d'amore, una qualche componente amorosa era nelle cose, inevitabile".
Anche l'attrice sostiene la tesi di Bava e si dice per nulla spaventata né respinta dal genere horror: "Ho interpretato film di quasi tutti i generi, fra cui anche horror. È un genere che ha molto seguito e trovo molto piacevole, molto intrigante immergersi in una storia che ti prende al punto che ti fa saltare sulla sedia scaricandoti tutta l'adrenalina".
Fondamentale in un horror (seppure, come abbiamo visto, non proprio inquadrabile negli schemi) è la componente musicale. "Nei miei film la musica ha un ruolo importantissimo - sostiene orgoglioso il regista - Demoni, per esempio è stato forse il primo film riprodotto in dolby stereo. Ho cercato, con il mio compositore, di unire i tipici rumori ritmati propri di alcuni riti degli stregoni africani, con il tema di un film degli anni '60, The Innocents, che richiamava proprio una specie di nenia cantata da alcuni bambini".


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