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EDMOND

di Stuart Gordon

Sceneggiatura: David Mamet, dalla sua omonima pièce teatrale
Fotografia: Denis Maloney
Montaggio: Andy Horvitch
Musiche: Bobby Johnston
Interpreti: William H. Macy, Julia Stiles, Joe Mantegna, Rebecca Pidgeon, Mena Suvari, Denise Richards, Bai Ling
Produzione: First Indipendent Pictures
Distribuzione: Fandango
Nazionalità ed anno: Usa, 2005
Durata: 90'
Data di uscita: 13 aprile 2007
Titolo originale: Id.
Sito ufficiale
Sito italiano

EDMOND
3

"Lei vive una vita che non le appartiene", dichiara la cartomante che sta leggendo i tarocchi a Edmond, forse indotta a tale affermazione più dal suo sguardo assolutamente perso che dalla successione di torri e spade che fanno la loro comparsa sulle carte. Per Edmond è una rivelazione, o piuttosto una profezia che si auto-avvera, di conseguenza torna a casa, lascia la moglie e si avventura nei bassifondi alla prosaica ricerca di una scopata. In realtà è un animale in colletto bianco che cerca il sangue per sentirsi nuovamente uomo.
A tenere conto del fatto che l'atto unico di David Mamet da cui è tratto Edmond risale al 1982, si può sgombrare il campo dal sospetto che l'odissea di ordinaria follia del suo protagonista faccia troppo il verso all'episodio psicotico di un Michael Douglas in cravatta nera e capelli a spazzola. È anche vero che, per quanto riguarda la distribuzione, siamo in territorio Fandango, e risale a meno di un anno fa l'uscita nelle sale di Tom White, parimenti distribuito (e anche prodotto) dalla Fandango, che trattava di un'altra discesa agli inferi di un perfetto borghese, ancora un'anima in pena in doppio petto che se ne parte alla ricerca del senso della vita in luoghi poco ortodossi. Come chiosa saggiamente Joe Mantegna, in un rimarchevole cammeo da grillo parlante, "quello che rimane ad un uomo per evadere è la fica, l'autodistruzione o la religione", e Edmond non lascia niente di intentato in questo apologo a tema che rovescia programmaticamente le tappe del tradizionale viaggio di formazione, scegliendosi topoi opposti e speculari. Il limite e il valore di Edmond sta proprio in questo, nella furbizia della sua scrittura, fin troppo scopertamente simbolica, e nel suo ritmo evidentemente teatrale, complesso e spezzato, tanto stilisticamente raffinato da conferire interesse anche alle banalità. Degno erede di una tradizione drammaturgica americana di ottimi artigiani, tra cui è da annoverare Arthur Miller, David Mamet fortunatamente qui non fa il regista, ma riveste comunque, come sceneggiatore, un ruolo centrale. Buona la messa in scena di Stuart Gordon, stimatissimo regista horror di marca lovecraftiana, che sceglie un registro espressivo discreto, delirante e del tutto funzionale, e che gira la scena madre del film sulla soglia di una stanza buia, in tutto e per tutto simile a una bocca spalancata sul niente. Prevedibilmente ottima l'interpretazione di William H. Macy, che si incarica (riuscendovi molto spesso) di animare un copione che inizia con richiami all'occultismo e termina citando l'Amleto, e che baratta l'istrionismo con la sottigliezza. Il risultato è un'architettura intelligente e degna di interesse, messa al servizio di due o tre dilemmi esistenziali che purtroppo hanno il sapore, stantio e rassicurante, del già visto.

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