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QUELLO CHE GLI UOMINI NON DICONO

di Nicole Garcia

Sceneggiatura: Jaques Fieschi, Nicole Garcia, Frédéric Bélier
Fotografia: Stéphane Fontaine
Montaggio: Emmanuelle Castro
Scenografia: Thierry Flamand
Interpreti: Jean-Pierre Bacri, Vincent Lindon, Benoit Magimel, Benoit Poelvoorde, Patrick Pineau, Arnaud Valois, Ferdinand Martin, Sophie Cattani
Produzione: Les Productions du Trèsor, StudioCanal, France 3 Cinéma, Pauline's angel
Distribuzione: Lucky Red
Nazionalità ed anno: Francia, 2005
Durata: 115'
Data di uscita:  13 aprile 2007
Sito ufficiale

Sito italiano
Note: Festival di Cannes 2006 - in concorso

QUELLO CHE GLI UOMINI NON DICONO
2

Sette storie di altrettanti uomini si incrociano in una soleggiata cittadina di provincia francese sulle sponde dell'Atlantico: tutto sotto lo sguardo di Charlie, ragazzino sensibile e maturo e di Kirk, uomo preistorico a cui è dedicata un'importante conferenza scientifica che si tiene proprio in quei giorni. La traduzione italiana del titolo originale (Selon Charlie), ma anche la campagna di marketing adottata, traggono un po' in inganno, e lasciano presagire che ci si trovi di fronte ad una scanzonata commedia.
Invece il film, opera sesta di una delle più acclamate registe francesi (suo il convincente e duro L'avversario, con Daniel Auteil), è un dramma corale, un affresco che evoca nobili precedenti (uno degli sceneggiatori in un'intervista ha citato di sfuggita Nashville): e come sempre  un autore, quando sceglie di fare un film corale e "a mosaico", punta in alto, ad una storia che vorrebbe ergersi come paradigma universale. Qui tutte le vicende che si intersecano, quella del marito fedifrago che rende complice del suo tradimento il figlioletto (Charlie appunto), del ricercatore geniale e forse omosessuale che ha avuto una forte  depressione e si è rifugiato nell'insegnamento, del sindaco qualunquista e di destra che si innamora perdutamente di una proletaria presumibilmente comunista, del ladro che non riesce a portare a compimento il suo furto, hanno come esplicito e fin troppo dichiarato filo conduttore la solitudine dell'uomo, ben esemplificata dall'uomo preistorico Dirk, che, apparentemente senza motivo, lascia il gruppo per allontanarsi nelle gelate pianure del nord e trovare lì la morte. E' forse colpa delle donne? Purtroppo non ci è dato a saperlo, dal momento che i pochi personaggi femminili, pur dai nomi evocativi (Sèvérine, Nora...) non lasciano tracce rilevanti indelebili nell'economia del film. Ma purtroppo le vicende maschili, pur se supportate da interpretazioni superlative (basti citare la triade haute cinéma Bacri - Lindon - Magimel), non colpiscono al cuore, lasciando la  sensazione di trovarsi davanti ad un freddo trattato, che affronta profondissime tematiche, ma in cui l'emozione viene raggelata ad un livello epidermico.

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