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L’UOMO DEL TRENO
di Patrice Leconte
Cast: Jean Rochefort, Johnny Hallyday, Jeam-Francois Stevenin, Charlie Nelson, Pascal Parmentier, Isabelle Petit-Jacques, Edith Scob
Nazionalità e anno: Francia, 2002
Distribuzione: Cecchi Gori Home Video
Edizione: italiano
Sottotitoli: italiano per non udenti
Audio: Italiano Dolby Digital 5.1; DTS 5.1; Francese Dolby Digital 2.0
Schermo: 2.35:1 anamorfico
Durata: 87'
Extra: Biografia e filmografia del regista e degli interpreti principali; Intervista esclusiva a Patrice Leconte di Luca Giannelli; Interviste agli attori principali
Note: Quasi ottima la qualità dell'immagine, ben tarata e omogenea nelle varie situazioni di luce gestite da Jean-Marie Dreujou. Audio nella norma, ben equilibrato e limpidissimo quando ad emergere è il sound di Pascal Estève. Extra non memorabili, comunque interessanti le due interviste agli attori principali e a Patrice Leconte.
Regione: 2
Sito ufficiale: http://www.cghv.it/
Qualità artistica: Ottima
Qualità immagine: Buona/Ottima
Qualità audio: Buona
Qualità extra: Discreta
Basterebbero il pianosequenza iniziale (con l'arrivo alla stazione di Johnny Hallyday) e il montaggio parallelo del finale per non dimenticarsi mai più di questo gioiello firmato Patrice Leconte. È un enorme lezione di cinema L'uomo del treno, uno di quei film che andrebbe rivisto a scadenze regolari per tenersi "allenati". Per mantenere sempre in vita quel sottile, felicissimo equilibrio che Jean Rochefort e Johnny Hallyday hanno saputo creare, amalgamando perfettamente l'essenza di due personaggi da cui sarà difficile allontanarsi.
Professore di francese in pensione il primo, annoiato rapinatore il secondo, impareranno a conoscersi in tre giorni - alla fine dei quali il professore dovrà sottoporsi ad un delicato intervento e l'altro svaligiare una banca - e brameranno vicendevolmente gli aspetti mai vissuti uno della vita dell'altro: indossare un paio di pantofole per assaporare la comodità di una serata domestica, impugnare una pistola per sentirsi, almeno per una volta, sceriffo in un film nel vecchio West. Leconte è sublime nel saper raccontare questa storia apparentemente immobile, dove ogni silenzio gareggia alla pari con dialoghi ugualmente ficcanti e naturali, dove ogni azione - all'interno della casa del professore ospitante o per le stradine della cittadina di provincia - conduce all'emozione. Perché al giorno d'oggi, a dispetto di ogni diversità e intolleranza, è ancora possibile costruire un gran film dove due perfetti sconosciuti riusciranno a condividere un'esistenza in soli 3 giorni.



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