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THE ILLUSIONIST

di Neil Burger

Soggetto: tratto dall'omonimo racconto di Steven Millhauser
Sceneggiatura: Neil Burger
Fotografia: Dick Pope
Montaggio: Naomi Geraghty
Musiche: Philip Glass
Interpreti: Edward Norton, Paul Giamatti, Jessica, Biel, Rufus Sewell
Produzione: Bull's Eye Entertainment, Bob Yari Productions, Contagious Entertainment, Michael London Productions, Stillking Films
Distribuzione: Eagle Pictures
Nazionalità ed anno: Repubblica Ceca/Usa, 2006
Durata: 110'
Data di uscita: 6 aprile 2007
Sito ufficiale
Sito italiano     
Soundtrack

THE ILLUSIONIST
2 e mezzo

Bando ai parallelismi: dire che The illusionist è il film gemello di The Prestige è come dire che quest'ultimo è il film gemello di Harry Potter, dato che comunque di maghi si tratta. Qui siamo in una Vienna un po' operettistica, che potrebbe essere qualsiasi capitale europea di fine Ottocento, se non fosse per la presenza di un granduca il quale, insomma, bisogna proprio che stia a Vienna.
Il granduca in questione si vede contesa la fidanzata da un fascinosissimo illusionista, barbetta satanica e sguardo di brace, idolo dei teatri di fronte ai quali si esibisce nelle sue insuperabili performance, e amore d'infanzia della fidanzata di cui sopra. La quale, va da sé, non lo ha mai dimenticato, e mischia alla gioielleria di cui si adorna il ciondolo di legno che, anni e anni prima, lui le ha fabbricato in segno di amore. Giostrandosi abilmente fra le trame del granduca, che vuole impalmare la fanciulla a soli scopi politici e dell'amore e dei ciondoli se ne infischia, Eisenheim l'illusionista continua, come aveva fatto da ragazzo, a cercare il trucco per sparire, possibilmente in dolce compagnia.
Ben diretto, ben fotografato, e interpretato da un cast di tutto rispetto (ma Jessica Biel deve fare molto di più per farsi perdonare le sei stagioni passate nell'abominevole tele-polpettone Settimo cielo), The Illusionist si vede facilmente e facilmente si dimentica. Sarà per la preponderanza della storia d'amore nell'economia complessiva della trama, o forse per l'articolazione approssimativa di un colpo di scena che è del tutto evidente a più di mezz'ora dalla fine del film: l'impressione è che comunque finiscano in secondo piano gli elementi più attraenti della pellicola di Burger. Il sottotesto politico, in primo luogo, dato che dall'inizio alla fine il rapporto meglio concepito tra quelli messi in scena è l'amicizia improbabile tra un uomo di spettacolo e lo sbirro che gli è stato messo alle calcagna: entrambi privi (apparentemente) di potere, sono l'uno capace di instillare idee di rivolta nella folla che affascina, l'altro del tutto pronto a rivoltarsi contro le proprie ambizioni in nome di un'idea di dignità. E poi la magia, l'ostinazione a volerla conservare tale pur nella totale consapevolezza che il trucco c'è e non si vede affatto, ed è possibile scomparire per "fuggire in un bosco col proprio amore", tanto per parafrasare il Maurice di Forster. Una tensione sottile tra due dimensioni, dunque, una vissuta e l'altra attesa, prima di ogni angolo, nella speranza di non vedersi capitare tra i piedi solo l'ennesimo trucco. Ma c'è bisogno della love story, della realizzazione delle promesse di un sogno a due, e quindi la lieve monomania ossessiva di un uomo perso nella ricerca del grande incantamento finisce per risultare funzionale alla conquista di una crinolinata contessina. Vivranno felici e contenti? Intanto si sorride di fronte a Paul Giamatti, il cui personaggio aveva una gran voglia di essere beffato e che è al centro di una scena di epifania che fa tanto David Kujan alla fine dei Soliti sospetti.

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