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UN PONTE PER TERABITHIA
di Gabor Csupo
Soggetto: tratto dal romanzo omonimo di Katherine Paterson
Sceneggiatura: Jeff Sockwell, David Paterson
Fotografia: Michael Chapman
Montaggio: John Gilbert
Musiche: Aaron Zigman
Interpreti: Josh Hutcherson, Annasophia Robb, Robert Patrick, Zooey Deschanel
Produzione: Hal Lieberman Company, Lauren Levine Productions Inc., Walden Media, Walt Disney Pictures
Distribuzione: Moviemax
Nazionalità ed anno: Usa, 2006
Durata: 94'
Data di uscita: 30 marzo 2007
Titolo originale: Bridge to Terabithia
Sito ufficiale
Sito italiano
Soundtrack
Leslie piomba nella vita di Jess di corsa, battendolo in una gara di velocità per la quale si era allenato per tutte le vacanze estive. È l'unica ragazza a competere coi maschi, ma la rivalità con Jess dura lo spazio di un istante, perché sono entrambi degli outsider nella scuola di paese che frequentano, lui il ragazzino timido con la testa sempre piena di disegni, e lei una bionda Pippi Calzelunghe appena trasferitasi da Washington.
Per dimenticare compagni prepotenti, insegnanti arcigne e familiari del tutto presi da se stessi, Leslie e Jess scappano oltre il ruscello e fino a una casa sull'albero diroccata, nel bel mezzo del bosco che costeggia le loro case. Lì si inventano Terabithia, un reame incantato di cui sono incontrastati monarchi, e a crederci davvero la magia si palesa.
Bambini e amicizia; bambini e alberi, funi, boschi; bambini e case sugli alberi, ergo: attenzione che ci scappa il bambino morto. Le amicizie infantili a rischio di tragedia hanno già mietuto vittime con Macaulay Caulkin e Anna Chlumsky, ma qui ci rifiutiamo di anticipare chi è sacrificato o sacrificabile. Certo è che in questa smania di accoppare pargoli ci si potrebbe vedere un masochismo tipicamente adulto, oppure un certo senso di disagio di fronte all'amore prepuberale, o ancora la pessimistica convinzione che crescere sia un po' morire, e quindi tagliamo la testa al toro. Riguardo poi all'ipotesi che l'esperienza della morte sia un rito di passaggio dall'infanzia all'età adulta (memento Stand by me), consumato col definitivo sacrificio della magia, questo Ponte per Terabithia ne dà una parziale conferma, con la consolazione che la magia non svanisce del tutto, ma il testimone passa alle generazioni più giovani. Ma, a proposito di magia, ci preme sottolineare che l'avvertenza "dai creatori delle Cronache di Narnia" non deve far sospettare l'ennesimo caravanserraglio di effetti speciali da Oscar: Un ponte per Terabithia mette in scena l'oggettivazione discreta delle fantasticherie di due ragazzi, a metà strada tra la recita di un copione affascinante e la forza che dà all'immaginazione un sentimento profondamente condiviso. Intorno, un mondo del tutto reale e piuttosto prosaico, dentro il bosco due ragazzini soli che, solo perché sono insieme, riescono a vedere iperscoiattoli, zanzare in assetto di combattimento e un gigante che, caso strano, è preciso spiccicato a Anthony di Anthony and the Johnsons. A parte gli scherzi, è grande lo stupore di fronte a questa storia ben scritta e commovente, che prometteva poco (ma il libro da cui è tratta è ormai un classico della narrativa anglosassone per ragazzi) e mantiene molto, che dosa attentamente umorismo e sentimenti senza scadere nel sentimentalismo, e che ha al suo attivo due interpreti molto convincenti: Josh Hutcherson, che sembra Harry Potter simpatico, e Annasophia Robb (l'odiosa Violetta Beauregarde de La fabbrica di cioccolato), che è così bella che irradia luce. A ogni generazione il suo ruolo: e se i genitori si perdono nella prosaicità del quotidiano e i ragazzi recitano un copione magico per non seguirli, la corona spunterà in testa per davvero solo a chi potrà protestare totale innocenza.


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