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LA MANO DEL D10S MARADONA: UN FILM PER CELEBRARNE IL MITO SENZA DIMENTICARNE LE DEBOLEZZE

Marco Risi presenta il suo Maradona - La mano de Dios, da venerdì 30 marzo nelle sale

LA MANO DEL D10S MARADONA: UN FILM PER CELEBRARNE IL MITO SENZA DIMENTICARNE LE DEBOLEZZE

Chissà che penserebbe Sandro Ciotti del "pibe de oro" di Marco Risi. Maradona - La mano de Dios (in centocinquanta sale dal 30 marzo, distribuito da 01) condivide la prospettiva del suo Il profeta del gol. Ieri Johann (Cruyff), oggi Diego Armando. E pure se non è un documentario (lo sta girando Emir Kusturica), spegne le luci a San Siro e accende i riflettori sull'uomo che sta dietro al mito: al culto, sarebbe meglio dire, ricordando la devozione partenopea. E l'anteprima del film non poteva che essere a Napoli: ad ingresso libero, ché non si è mai sentito di una processione a pagamento, o di un'incoronazione ad inviti.
A dare il volto a ‘O Re - da adulto - è Marco Leonardi: Risi voleva un argentino, ma "Marco ha la faccia tosta di dire ‘Maradona sono io'. E poi è alto quanto lui, parla spagnolo, e ha pure giocato a calcio, naturalmente col piede sinistro". E il vero Maradona, che ruolo ha avuto nella realizzazione del film? "L'ho incontrato soltanto una volta: nemmeno una parola sul progetto. Mi sarebbe piaciuto averlo sul set, avevamo anche pensato ad una scena da girare, ma poi non se n'è fatto nulla. È una persona intelligente, curiosa: credo si senta molto solo, nonostante tutte le persone che gli stanno intorno". Decisivo invece l'intervento di Claudia, l'ex moglie che dopo il divorzio continua a curare gli interessi di Maradona: "Aveva molte riserve, poi ha capito che non volevo fare un film scandalistico, pettegolo, ma indagare sul contrasto tra la fragilità nella vita quotidiana e la grandezza in campo". Ma non si sarà edulcorato troppo, tacendo d'alcuni snodi scabrosi della parentesi italiana? "Molte voci sui presunti legami con la camorra le ho sentite anche io, ma non ci sono riscontri ufficiali e quindi non mi sembrava corretto inserirle".
Resta il ritratto di un uomo "che ha sempre avuto il coraggio di parlare chiaro. Che si drogava, ma non per giocare meglio. E che se ha fatto del male, l'ha fatto solo a se stesso". Per questo ha scelto di girare il film? "Sì, e perché spero faccia un po' di soldi... i miei film precedenti non sono andati molto bene". È soltanto una battuta, ma a sei anni da Tre mogli e a nove da L'ultimo capodanno, Marco Risi ci spera davvero.

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