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EQUILIBRIO2007. FESTIVAL DELLA NUOVA DANZA
Dal 3 al 28 febbraio, all'Auditorium Parco della Musica, si è svolta la Terza edizione di "Equilibrio, festival della nuova danza", ormai puntuale e atteso appuntamento annuale che va a movimentare la programmazione, e la frequentazione, della struttura progettata da Renzo Piano. Anche quest'anno la rassegna è stata caratterizzata da un'esplorazione dell'universo ricchissimo e multiforme della coreografia contemporanea, ospitando grandi maestri di fama internazionale e artisti più giovani e relativamente poco conosciuti.
Sotto l'ormai consueta direzione artistica del regista Giorgio Barberio Corsetti, divenuto anche consulente dell'Auditorium per il teatro e la danza, realizzata dalla Fondazione Musica per Roma con il sostegno del Ministero dei Beni Culturali, accanto agli spettacoli di danza pura sono stati presentati alcuni progetti di confine, nati dall'incontro della danza con le arti visive, la letteratura, il video, la musica, il teatro. Ad impreziosire ulteriormente i numerosi spettacoli presentati in cartellone, infatti è stato dedicato uno spazio particolare alla video-danza con una rassegna realizzata in collaborazione con il Centre George Pompidou di Parigi. Sullo schermo si sono alternate le immagini di spettacoli, e artisti, che sono entrati a far parte dell'immaginario comune di tutti gli estimatori - e risultano ispiratori degli addetti ai lavori - della danza, in ogni sua derivazione: Caffè Muller di Pina Bausch, Roseland e Blush di Wim Vandekeybus, Solo di William Forsythe, Enter Achilles di DV8, e tanti altri. Ma anche film realizzati a partire dagli spettacoli, cortometraggi, clip, documentari su backstage. Ulteriore elemento di novità ha riguardato la formazione. Nel corso del mese di febbraio alcuni dei coreografi invitati hanno diretto delle masterclass per danzatori professionisti: artisti quali Inaki Azpillaga, assistente del coreografo Wim Vandekeybus, Tino Fernandez, Abou Lagraa, il tutto in collaborazione con lo IALS (Istituto Addestramento Lavoratori dello Spettacolo). Nel cartellone della rassegna 28 spettacoli con artisti provenienti da diversi paesi: Russia, Pakistan, Germania, Stati Uniti, Belgio, Brasile, Giordania, Francia, Giappone, Colombia, Gran Bretagna, Corea del Sud, Svizzera, Italia. Un melting pot di stili, una babele di linguaggi, dentro cui ci si è potuti immergere già nella full immersion che è stata la giornata inaugurale del Festival, una grande festa caratterizzata da una maratona di performance che hanno invaso la cavea, le sale e i foyer, insieme agli ingressi, con una parata di grandi protagonisti della scena internazionale. Sei ore di spettacoli (dalle 18 alle 24) in cui "scoprire insieme al pubblico", come ha dichiarato lo stesso Corsetti, "mondi ancora sconosciuti". Ed infatti si sono avvicendati la più grande danzatrice kathak pakistana Nahid Siddiqui, e il pioniere dell'hip hop, il coreografo tedesco Storm, con danzatori brasiliani a raccontare sulla scena piccole favole contemporanee; la coreografa russa Tatiana Baganova, di nuovo all'Auditorium, con uno spettacolo sul ghiaccio nella cavea; l'acrobata e danzatore francese Julien Lambert, la danzatrice Chiara Bagni, e i giovani diplomati alla scuola di arti performative di Bruxelles. All'insegna delle tre parole chiave del Festival: ricerca, rinnovamento e nuovi linguaggi. "Filo conduttore tra i tanti spettacoli", spiega ancora Barberio Corsetti, "è il sentimento del corpo come possibilità estrema, con un saluto, un segnale da lontano, un appello. Questi danzatori danzano il loro tempo, il mondo, con stili, tensioni, energie diverse, ma tutti con un fondo di necessità e potenza. Forse è proprio la potenza il comune denominatore degli spettacoli di quest'anno, un atteggiamento di affermazione del corpo e delle sue capacità, di fiducia nella possibilità di articolare un linguaggio evoluto e forte". All'insegna di questi intenti è proseguita la programmazione di Equilibrio con la prima replica nazionale di Spiegel (trad. specchio), la creazione antologica di Wim Vandekeybus, coreografo belga che ha fatto scuola, e compiuta con la compagnia Ultima Vez per festeggiare i vent'anni della sua nascita,che è proprio specchio del suo modo di intendere la danza come lavoro sul corpo e la sua capacità acrobatica: componendo brani di spettacoli storici quali What the body does not remember (1987), Immer das selbe gelogen (1991), Bereft of a blissful union (1996), 7 for a secret never to be told (1997), In spite of wishing and wanting (1999), Inasmuch as life is borrowed... (2000) il risultato finale è stata l'opera più coinvolgente ed importante della kermesse. Se Vandekeybus è un nome molto noto, più estraneo alle scene italiane Thierry Baë, dalla Francia, che ha impreziosito la programmazione: rivelazione dell'ultimo festival di Avignone, ha presentato il bellissimo Journal d'inquiétude, interpretato dallo stesso Baë, un assolo tra danza e atto performativo, intriso di quella poesia che i tentativi di parlare di se stessi sono capaci di compiere. Coreografo sensibile, poliedrico e già consacrato dal successo, co-direttore artistico dell'ultima edizione del festival di Avignone, Josef Nadj ha presentato invece un lavoro in cui l´aspetto musicale e allo stesso tempo la tradizione delle sue radici ungheresi (anche se lavora da sempre in Francia) l'hanno fatta da padroni. Grande sorpresa è stata La Kitchen della compagnia svizzera Linga: lavoro firmato dall'italiano Marco Cantalupo ha messo in scena (una vera e propria cucina) la frenesia della vita e lo scontro tra i sessi, non dimenticando di avere in questo profondità di sguardo. Dal Giappone sul palco hanno donato emozione e armonia il coreografo e videoartista giapponese Saburo Teshigawara, con Black Water, e il maestro di danza buto Ko Murobushi, capace di utilizzare il corpo come una scultura vivente, con Quick Silver. Dalla compagnia colombiana L'Explose, fondata e diretta dal coreografo Tino Fernandez, e una delle realtà più interessanti nel panorama delle arti performative in America del Sud, è arrivata Frenesì, creazione fortemente teatrale dove il movimento diventa materia espressiva per mettere a nudo le pulsioni e i conflitti dell'esistenza. Importante anche la presenza di Nigel Charnock, fondatore della compagnia DV8, con il travolgente Frank, assolo pieno di follia che reinventa ogni sera sul palco. A chiudere il Festival l'ultima creazione del francese Abou Laggraa di origini magrebine, Matri(k)is, dittico in omaggio alla figura della donna, e alle tante anime e sfaccettature che le appartengono. Come appartengono alla danza, quando è ancora capace di stupire. Ancora una volta Equilibrio è stato capace di farlo.


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