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ERMANNO OLMI: "LA VERA RIVOLUZIONE RELIGIOSA È IL PERDONO DI CRISTO"

Centochiodi per dire basta con il cinema. Presentato l'ultimo film di Ermanno Olmi con protagonista Raz Degan

ERMANNO OLMI: "LA VERA RIVOLUZIONE RELIGIOSA È IL PERDONO DI CRISTO"

Ermanno Olmi si porta dietro tutto il peso di un'età che ormai anche per lui si fa sentire, ma mantiene d'altra parte una grinta e un piglio da vero combattente, al pari dei suoi tranquilli ma combattivi personaggi della bassa. E discetta per un'ora buona con gusto e passione sul significato della religione oggi, tema centrale del suo ultimo (in tutti i sensi) film, Centochiodi, in uscita il prossimo 30 marzo per Mikado (con un centinaio di copie).
"Per me è fondamentale distinguere fra disciplina ed educazione. La disciplina è un rispetto rigido delle regole, un seguirla a prescindere. L'educazione è il rispetto degli uomini". Seguendo questa regola di massima, Olmi si lascia andare ad alcune considerazioni: "Qualsiasi forma di Chiesa purtroppo considera più importante un dogma dell'uomo. Io sono per l'uomo, non per il dogma. Anche se dobbiamo considerare che quando aderiamo ad una proposta di vita che ha come modello quello di Cristo, cioè il rifiuto dell'occhio per occhio, dente per dente, ma che ha al centro il perdono, noi siamo la continuazione di Cristo sulla terra. Per questo la religione può essere in tutti noi".
Il maestro Olmi riafferma con forza questo sentimento delle cose, esasperando il concetto fino ad arrivare a sostenere che per riscoprire questo modus vivendi occorre un gesto di apparentemente insensata follia, come, per l'appunto, i cento libri inchiodati da altrettanti chiodi sul pavimento della biblioteca dell'Università. "Per scatenare le coscienze, in un mondo dominato dalle merendine, dove la gente ha la faccia da merendina, forse serve un gesto di follia apparentemente incomprensibile. Non era forse percepito come una folle idea l'abbandono e il rifiuto di S. Francesco di tutte le sue ricchezze?".
E l'uso che il mondo fa della religione ha anzi spesso significati orribili: "Il Dio che abbiamo usato per compiere i delitti nel suo nome, lui dovrebbe chiedere veramente perdono, quell'immagine distorta e sbagliata che è nell'uomo dovrebbe supplicare noi, non viceversa". Anche se poi mitiga le sue dure affermazioni: "Sono convinto, in fondo, che tutti una volta nella loro vita hanno rivolto lo sguardo verso Dio, forse magari anche avendolo negato, ma tutti, in modo giusto o sbagliato, l'hanno fatto".
Il regista richiama fortemente anche un ritorno a una certa semplicità: "Una dignitosa povertà è una grande scuola di vita. Bisogna sempre distinguere l'essenziale dal superfluo. La semplicità è l'unica cosa che favorisce i momenti di lieta cordialità".
Sulla scelta di chiudere con Centochiodi come ultimo film di fiction risponde con un paragone: "Anche Tolstoj a un certo punto ha deciso di non scrivere più narrativa. Sono troppi e troppo complicati i motivi che mi hanno portato a questa scelta. Sto lavorando ora su due documentari. Uno, Terra madre, sul mondo dei contadini, l'altro su un progetto di riconversione urbana dell'area di Sesto San Giovanni progettata da Renzo Piano. Voglio andare da uomo semplice tra uomini semplici".

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