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STILL LIFE
di Jia Zhang-Ke
Sceneggiatura: Jia Zhang-Ke
Fotografia: Yu Likwai
Montaggio: Khung Jinlei
Musiche: Lim Gioing
Scenografia: Liang Jingdong, Liu Qiang
Interpreti: Han Sanming, Zhao Tao
Produzione: Xu Penale, Wang Tianyun, Zhu Jiong
Distribuzione: Lucky Red
Nazionalità ed anno: Hong Kong - Cina, 2006
Durata: 108'
Data di uscita: 23 marzo 2007
Titolo originale: Sanxia Haoren
Sito italiano
Trailer
Note: Leone d'Oro alla 63° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, Miglior Regia agli Asian Film Awards
Han Sanming (Han Sanming), minatore, torna a Fengjie per ritrovare moglie e figlia, che non vede da sedici anni. Shen Hong (Zhao Tao), infermiera, è negli stessi luoghi, alla ricerca del marito che manca da casa da due anni. La vecchia città di Fengjie, in realtà, non esiste più: è stata per sempre sommersa dall'acqua, come previsto dall'imponente progetto idrico denominato Three Gorges - da cui il titolo italiano L'anima buona delle Tre Gole. Seppur natura morta - still life - la città e i suoi abitanti possiedono ancora, anche se entrambi condannati, il segreto della vita vera.
Il Leone d'Oro che ha colto parecchi di sorpresa all'ultimo Festival di Venezia viene dato infine in pasto al pubblico dei cinema italiani: quale (e quanta) sarà la sua risposta? Il film possiede un'andatura lenta e meditativa, associata a una notevole diluizione del tessuto narrativo. Eppure non è incompatibile con il grande pubblico, se ci si accosta alla visione senza pregiudizi e senza la pretesa di voler assegnare chissà quali significati complessi ad ogni evento rappresentato. In realtà ciò che ha da dire il film è di una semplicità disarmante, e non va molto al di là di ciò che viene mostrato.
I due protagonisti (da notare che Han Sanming, nella vita precedente all'incontro con Jia Zhang-Ke, nel 2000, era realmente un minatore) ci introducono in questa regione stravolta dai cambiamenti umani, in cui tradizione e modernità si fondono in strane combinazioni, abilmente sintetizzate dal regista in immagini fulminanti. Gli uomini per lo più lavorano in ditte di demolizioni o costruzioni, guadagnano poco e sono abbrutiti dalla fatica, ma nessuno sembra capace di rinunciare al telefonino, simbolo e identità per ognuno di loro da trasformarsi persino in strumento di ricerca per dispersi. Indossare sgargianti costumi tradizionali non può essere un deterrente da un'avvincente partita con il gameboy, ma c'è poco da stupirsi: i modelli di riferimento non sono - non più - nei secoli passati, ma vengono distribuiti dalla televisione, che trasmette A Better Tomorrow. Con scanzonata imitazione di Chow-Yun Fat come gradito - e godibilissimo - omaggio. C'è da stupirsi ancora meno, a questo punto, che un orribile palazzone - disegnato probabilmente da un architetto ubriaco - si auto-lanci verso il cielo come un razzo...
Regista prolifico (e censurato, almeno in patria), Jia Zhang-Ke ha dalla sua uno sguardo puro e tagliente, che ben si combina alla capacità di armonizzare le immagini della realtà (spesso dura e "al limite") con visioni surreali improvvise quanto assolutamente imprevedibili - ma incredibilmente pertinenti.
La città di Fengjie (ciò che ne resta) si presta a tante riflessioni care al regista: un luogo che può vantare ben duemila anni di storia, celebrato da poeti e tutt'ora visitato da tanti turisti, ma soprattutto - ciò che interessa di più - abitato da centinaia di migliaia di persone, viene annientato da un'enorme quantità d'acqua, per controllare le inondazioni del fiume Yangtze (il più lungo dell'Asia), poter costruire una diga e anche una centrale elettrica. Difficile immaginare un governo più distante di così dal proprio popolo, che non si fa scrupoli a separare nuclei familiari (come accade ai due protagonisti) e a trasferire oltre un milione di abitanti nei posti più disparati.
Still life è un progetto parzialmente parallelo al documentario Dong, anch'esso a Venezia l'anno passato, nella sezione Orizzonti.


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