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BORDERTOWN

di Gregory Nava

Sceneggiatura: Gregory Nava
Fotografia: Reynaldo Villalobos
Montaggio: Padraic McKinley
Scenografia: Miguel Angel Alvarez
Costumi: Elisabetta Berardo
Musiche:
Graeme Revell
Interpreti: Jennifer Lopez, Martin Sheen, Maya Zapata, Juan Diego Botto, Sonia Braga, Antonio Banderas
Produzione: Mobius Entertainment, El Norte Productions
Distribuzione: Medusa
Nazionalità ed anno: USA, 2006
Durata: 112'
Data di uscita: 23 marzo 2007
Titolo originale: id.
Sito ufficiale
Sito italiano

BORDERTOWN
mezzo

Mega produzione americana. Star di lunga data come Jennifer Lopez e Antonio Banderas. Patrocinio di Amnesty International. Minacce e rischi assurdi per la troupe durante le riprese in Messico. Dichiarato intento di denuncia sociale sul tema della violenza sulle donne. Filmone tratto da una storia vera. Tutti elementi molto seri e importanti; ma hanno a che fare con il cinema? Di certo non sono una garanzia per la riuscita di un film, anzi forse aumentano solo i rischio di un fallimento totale, come in questo caso.
Ma partiamo dai fatti, come sempre e come è giusto. I fatti però, è bene precisare subito, sono i "fatti" che vediamo nel film cioè sono finzione, non documentario, e in quanto tali dovrebbero raccontare qualcosa di più dei semplici gesti e azioni che si leggono tutti i giorni sulle cronache. Già, le cronache delle frequenti scomparse di donne a Juarez, una cittadina al confine tra Messico e Usa è alla base di questa storia, in cui una giornalista rampante è mandata dal suo capo a sfruculiare nel vaso di Pandora di questo mondo parallelo, in cui migliaia di giovane donne lavorano come schiave (per lo più indiane) per 5 dollari al giorno in enormi fabbriche e, quando escono per tornare alle loro baracche, quasi ogni giorno vedono sparire una delle loro compagne che viene puntualmente violentata e uccisa. Loro, poverine, sono pure superstiziose, all'antica, e pensano sia il diavolo invece sono sempre gli stessi assassini, degli sportivi niente male che mantengono pure un buon ritmo. Sarà la nostra eroina, ovviamente, con l'aiuto dello sfigato ma altrettanto eroico Diaz (Banderas) a trovare e a convincere una sopravvissuta a testimoniare al processo contro il suo carnefice. Ma tanto poi tutto torna come prima, lei prende le redini del giornale messicano che prima dirigeva il suo amico e continua a combattere, immarcescibile... Ma le morti continuano, tutto uguale a prima. Questa sì che è una denuncia. Violenza inaudita e gratuita. Sempre e soltanto fisica, eccessivamente manifesta e quindi pornografica perchè documenta un fatto come se non fosse umano. Come se quei corpi terribilmente segnati fossero di pietra. Disperazione, morte, falso sentimentalismo, falsa partecipazione, falso coinvolgimento, denuncia minata alla base e quindi inutile. Dato che va al cinema e quindi volente o nolente di film si tratta, allora bisogna dire di un film che tenta fallendo completamente di parlare di un vissuto interno sotteso ai fatti; il vissuto della protagonista che rivive attraverso l'esperienza della ragazzetta indiana i suoi traumi infantili. Ma allora volevano girare una fiction. E non è né cinema né documentario, non fa sognare né riflettere, è solo cattiveria e violenza del regista contro le donne, l'esatto opposto delle intenzioni tanto osannate da Amnesty.

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