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QUANTE (QUATTRO) VOLTE… QUELLA NOTTE
di Mario Bava
Cast: Brett Halsey, Daniela Giordano, Pascale Petit, Brigitte Skay, Nino Korda, Michael Hinz, Ini Assman, Dick Randall, Valeria Sabel, Rainer Basedow, Calisto Calisti
Nazionalità e anno: Italia, 1969
Distribuzione: Sony Pictures Home Entertainment - RaroVideo
Edizione: italiano
Sottotitoli: inglese
Audio: mono dual
Schermo: widescreen anamorfico 1.85:1
Durata: 83'
Extra: Biografia e filmografia del regista.
Note: Prodotto di appena sufficiente. Audio abbastanza pulito e nitido anche se ha qualche fruscio di troppo e rimane un po' cupo...
Qualità video mediocre, dai colori spenti e troppo impastati. Colori alterati dal tempo. L'unica nota positiva è un buon contrasto.
Extra ridotti all'osso... Ma su questo si sorvola facilmente perché è dura trovare materiali di film di nicchia come questo.
Il titolo del film innesca, invece, una controversia. Da Morandini (oltre che sulla cover) è "Quante volte quella notte" ma sulla pellicola è scritto "Quattro volte quella notte". Anche qui chi dice la verità? Ma poi esiste una verità?
Regione: 2
Sito ufficiale: http://www.sonypictures.it/
Sito ufficiale:
Titolo originale: Four Times That Night
Qualità artistica: Cult
Qualità immagine: Mediocre
Qualità audio: Sufficiente
Qualità extra: Discreta
Tina e Gianni (il classico pappagallo che da la caccia alle belle figliole) si conoscono al parco. La stessa sera escono per andare in discoteca. Dopo una serata piacevole Gianni, condotta la ragazza in un luogo appartato, cerca di violentarla. Tina fugge e racconta tutto alla madre. Almeno racconta la sua versione dei fatti, Nel frattempo Gianni invece torna dagli amici e con essi si vanta di aver conquistato la preda (un'altra versione), anzi che è stata la preda a prendere l'iniziativa, una preda disinibita e "predatrice". Il portiere dello stabile dove abita Gianni, che ha assistito all'incontro, racconta al lattaio i fatti in un'altra versione, dove Gianni è un gay e Nina viene "violentata" da Esmeralda (dopo che questa l'ha drogata) un'amica lesbica di Gianni...
A questo punto appare uno psicanalista che da ancora un'altra versione dei fatti, diversa dalle precedenti, che cerca di far luce sulle tre diverse versioni, dando una spiegazione psicanalitica...
Quattro versioni, ma quale è quella giusta? Ma la verità quale è? Tra santi e santine, tra diavoli e diavolacci e voi la scelta...
Tra educazione da "Orsoline", l'uomo visto come "il diavolo", il sesso come una cosa "superpeccaminosa", gay e lesbiche, fantasie erotiche, atteggiamenti da reprimenda, madri rincoglionite, sadomaso... il tutto condito in puro stile anni '70. Strepitose le ambientazioni e i costumi che rendono il film un documento di inestimabile valore Storico... Anni '70 che escono in tutto il oro splendore: case arredate con specchi immensi, pied-a-terre da veri mascoli italiani, docce rotonde nel centro della camera da bagno, discoteche da urlo, etc... Il grande Mario Bava condisce il tutto con un pizzico di psicanalisi da bar (!), una spruzzatina di gallismo, femminismo lesbico, miscelato con un finto thriller che è l'asse portante del film. Un film che un piccolo culto del suo genere, del genere ormai ribattezzato weird, ma che pone delle basi sociali e di costume molto interessanti, ponendo al centro dell'attenzione una serie di luoghi e personaggi comuni che nel caso diventano eccezioni... come l'uomo che è come un "satanasso" e lei, la povera ragazza, che "non sa nulla del sesso", invoca di continuo l'arcangelo Gabriele... Un arcangelo che non arriva mai, anche perché nessuno lo vuole. Un gioco di finzioni e di specchi (che abbomndavano negli anni '70) che si riflette di continuo in un gioco speculare di contorsioni di ruoli.
Strepitosa la battuta "Sono un uomo selvaggio con ghiandole supersprint" in risposta a quella di Tina "Io mi devo conservare pura...". Oppure ancora "vergine chiusa a chiave diavolo con le bave...". Strepitosi. Dei cult da non perdere...


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