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GUIDA PER RICONOSCERE I TUOI SANTI
di Dito Montiel
Soggetto: tratto dall'omonimo romanzo di Dito Montiel
Sceneggiatura: Dito Montiel
Fotografia: Eric Gautier
Musiche: Jonathan Elias
Montaggio: Christopher Tellefsen, Jake Pushinsky
Interpreti: Robert Downey jr., Shia LaBeouf, Chazz Palminteri, Dianne Wiest, Channing Tatum, Melonie Diaz, Rosario Dawson, Martin Compston, Eric Roberts, Julia Garro, Peter Tambakis, Eleonore Hendricks
Produzione: Xingu Films, Belladonna Productions, Original Media
Distribuzione: Mikado
Nazionalità ed anno: Usa, 2006
Durata: 98'
Data di uscita: 9 marzo 2007
Titolo originale: A Guide to Recognizing Your Saints
Sito ufficiale
Sito italiano
Il ritorno a casa è un viaggio nella memoria, alla ricerca di tutti quelli che abbiamo lasciato e che non hanno fatto altrettanto: è il caso di Dito, scrittore affermato, risoltosi a tornare nel quartiere dove è cresciuto e dal quale era scappato ancora adolescente. Il padre sta male e non c'è modo di convincerlo a ricoverarsi in ospedale, i vecchi amici sono morti, o sono in prigione, o sono ancora lì, ad Astoria, Queens, tutto quello che rimane di una torrida estate del 1986 che Dito è costretto a continuare a ricordare.
Dito Montiel dice di non aver mai pensato di fare il regista, ma che dopo questo Guida per riconoscere i tuoi santi è possibile che gli venga voglia di trarre un altro film dal suo secondo romanzo. Quello che è certo è che il suo esordio dietro la macchina da presa è di quelli che si ricordano, e che trae alimento da una materia narrativa che suscita emozione profonda. "Robert Downey jr. pensava di dover interpretare un uomo affermato che torna nel quartiere dove è cresciuto e scopre che tutti i suoi vecchi amici sono dei perdenti, ma non è affatto così", spiega Montiel. E infatti la sua rievocazione di un'adolescenza turbolenta trascorsa in un quartiere degradato della periferia newyorkese è la descrizione di un luogo che è insieme inferno e paradiso. L'inferno è una violenza animalesca e senza ragione, che accompagna le vite dei protagonisti con una normalità che la rende agghiacciante, ma è anche l'amore di un padre, che rifiuta, pena l'ostracismo totale, di essere lasciato. Il paradiso è una stagione intensa e straniante come la prima giovinezza, popolata di sentimenti destinati ad essere capiti sempre e soltanto in un secondo momento, seguiti da un allontanamento necessario che sembra condannare Dito ad estraniarsi, una volta e per sempre, da se stesso. In questo sta la debolezza del bel film di Montiel: che il montaggio in parallelo di una storia conclusa e delle immagini del presente non rende abbastanza ragione del fatto che non esiste un movimento, che il protagonista non si allontana dal passato per poi riconciliarsi con esso. Il ricordo non è ritorno, ma permanenza, e lo stesso Robert Downey jr., che interpreta Dito adulto, è una figura quasi muta, che tenta di esprimersi solo quando, sotto la finestra della sua vecchia fidanzata, mima gli stessi movimenti, le stesse esitazioni del ragazzo che era una volta. A parte Downey jr., che ci mette il suo sguardo, torbido, ironico sperduto, un cast di grandissimi giovani attori, che non sfigurano accanto a mostri sacri quali Dianne Wiest e Chazz Palminteri, e una scena (quella girata sulla metropolitana) in cui il montaggio delle voci rende quasi palpabile la differenza tra le parole pronunciate da svegli e la voce del sonno.


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