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IN MEMORIA DI ME
di Saverio Costanzo
Sceneggiatura: Saverio Costanzo
Fotografia: Mario Amura
Montaggio: Francesca Calvelli
Musiche: Alter Ego
Scenografia: Maurizio Leonardi
Costumi: Antonella Cannarozzi
Interpreti: Christo Jivkov, Filippo Trini, Marco Baliani, Fausto Russo Alesi, Alessandro Quattro
Produzione: Medusa Film - Offside
Distribuzione: Medusa Film
Nazionalità ed anno: Italia, 2006
Durata: 113'
Data di uscita: 9 marzo 2007
Sito ufficiale
Dopo qualche tempo dall'esclusione di Private dalla corsa agli Oscar per motivi legati alla lingua in cui era stato girato, nuove polemiche investono Saverio Costanzo e la sua opera seconda, In memoria di me. Questa volta, però, le discussioni travalicano il mondo del cinema, andando a cavalcare la sottile linea del confine tra laici e cattolici, tra fideismo e ateismo, tra spiritualità e carnalità.
Costanzo costruisce il suo nuovo lavoro interamente all'interno di un seminario, raccontando di vocazioni, di turbamenti, del mondo rigido e severo dei gesuiti, che pur non vengono mai direttamente nominati. Ne esce fuori una pellicola sofferta, non definita né definitiva, alla quale, per stessa ammissione del regista, chiunque può attribuire il senso che gli è più consono, più corrispondente alle proprie corde.
Costanzo si muove morbidamente tra i corridoi di S. Giorgio Maggiore a Venezia, seguendo le sorde e chiuse peregrinazioni di un giovane novizio dell'ordine da poco arrivato, muovendo con garbo e grazia la macchina da presa con lunghe carrellate o dolly accennati, giocando sui raccordi di montaggio, e su una fotografia che mettesse in risalto il chiaroscuro.
Tecnicamente, dunque, un notevole passo avanti rispetto a Private, per un film che spara molto in alto, pur non avendo la pretesa di avere la soluzione in tasca, ma che mette sul piatto temi scomodi e controversi.
Il seminario in cui entra Andrea (l'attore bulgaro Christo Jivkov, già visto ne La Passione gibsoniana) è regolato da norme così rigide da portare a molti tra i novizi allo stesso dubbio sulla propria vocazione. Ogni rapporto con la carnalità, con il rapporto umano in quanto tale, viene filtrato, deformato, distorto. "Un buon prete è colui che non desidera nulla, dobbiamo annullare ogni nostro piccolo desiderio" ammonisce il padre superiore.
In questo ambiente rarefatto, asfissiante, Andrea si avvicina in un lungo e travagliato rincorrersi, al suo confratello, Zanna. Simili sono le profonde problematiche relazionali, simile la crisi di vocazione, il sentimento di non essere al proprio posto.
Costanzo si muove ambiziosamente tra Dreyer e Bresson, conservandone quel toccante, lucido sentimento di ambiguità, ma perdendo in rigore morale, non avendo la barra del timone dritta su una rotta. Per sua stessa ammissione tante direzioni, tante sfumature che prende il film sono emerse quasi inconsapevolmente in sede di lavorazione. E se questo aiuta e rende consapevole il finale, durante il film fa sbandare, annaspare in una marea di input non risolti, che rischiano di far perdere la rotta in un mare di per se scuro e burrascoso.
Così l'immagine che del cristianesimo cattolico emerge è fuorviante. Non bastano le affermazioni del regista che sostiene di aver raccontato una semplice storia, senza voler in nessun modo descrivere la regola monastica. Quel che viene fuori dalla visione è un cattolicesimo inesistente, strano incrocio tra l'ascetismo orientale e tratti teologico-culturali tipicamente luterani. E seppur complessivamente il film evidenzi con coraggio i propri chiaroscuri, la cornice nel quale si inserisce è fuorviante (in questo non aiuta che il personaggio del padre superiore, incredibilmente tracotante ed arido, sia, malauguratamente, un tedesco).
In memoria di me rappresenta comunque un tentativo coraggioso di parlare di un argomento a prima vista così poco cinematografico, raccontandone con passione e senza cedere a tentativi di spettacolarizzazione un mondo troppo spesso in balia di stereotipi e di vulgate con poco fondamento, fallendo complessivamente l'obiettivo, ma segnando una strada che ci auguriamo venga sempre più spesso percorsa.



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